Un autore di culto: Artavazd Pelechian

  • Il festival raccontato

Come parlare dei suoi film?
Dell’immagine che pulsa come un elettrocardiogramma mai piatto?
E del suono, vera risonanza dello spazio? Come dimenticare
Le stagioni?
I pastori armeni e i loro animali travolti da un torrente, forse annegati, capovolti, trascinati dalla corrente?
I contadini in fuga davanti a balle di fieno incatenate o che rotolano giù per pendii – qui di neve, là di pietraia?

cinema di avanguardia

Eventi speciali | Al Festival omaggeremo quest’anno uno dei grandi indipendenti della storia del cinema, Artavazd Pelechian, autore di un’opera immensa, quanto breve nel minutaggio, che è stata finalmente restaurata e sarà presto disponibile per la distribuzione internazionale grazie al lavoro di Coproduction Office.

Armeno, classe 1938, con alle spalle uno studio approfondito dei classici di scuola sovietica ed europea, Pelechian ha sempre rigettato l’etichetta di “cinema documentario” quando attribuita alla sua opera.
Un autore realmente straordinario con una vita artistica lunga ma sublimata in neanche tre ore di montato: dal 1963 al 1994, Pelechian realizza “soltanto” nove film (tra cui due veri capolavori: Le stagioni e Noi), che rappresentano la totalità della sua opera.
Un cinema senza dialoghi il suo (cinema come “langage d’avant Babel“), una poetica costruita con materiali d’archivio, un montaggio anti-naturalistico e una relazione profondamente organica tra immagine e dimensione sonora. “Al centro della sua ricerca si colloca ciò che egli stesso definisce ‘montaggio a distanza’: in alternativa tanto al montaggio lineare e metaforico di Eisenstein quanto al cine-occhio di Vertov – maestri e punti di partenza della sua formazione – Pelechian sviluppa un linguaggio fondato su una concezione fluida e vorticosa del tempo e dello spazio cinematografico, che non si fonda semplicemente sulla successione delle immagini, ma su richiami, contrappunti e risonanze che attraversano l’intero film, in cui suono e musica assumono un ruolo strutturale”.

Il vero anello mancante della storia del cinema”. Fu il critico francese Serge Daney negli anni ’80 – dedicandogli un lungo articolo su “Libération” – a riconoscere l’eccezionale caratura del cinema di Pelechian, “ritrovando” un cineasta da quel momento celebrato internazionalmente dai festival di cinema, dalla stampa (in particolare da quella francese) e da registi del calibro di Jean-Luc Godard.

pillole di cinema puro

nella selezione

Mountain Patrol (Pattuglia di montagna, 1964) • The Land of the People (La terra degli uomini, 1965) • The Beginning (Il principio, 1967) • We (Noi, 1969) • The Inhabitants (Gli abitanti, 1970) • The Seasons (Le stagioni, 1975)

Il Progetto Pelechian è curato da Coproduction Office in collaborazione con la Cineteca di Bologna, sotto la diretta supervisione del regista. Salvo diversa indicazione, i materiali originali sono stati scansionati in 4K a Yerevan, presso il laboratorio della Public Television Company of Armenia, mentre il restauro e il grading sono stati realizzati da L’Immagine Ritrovata.