Tre sguardi su “Cinemalibero”

  • Il festival raccontato

3 prospettive sul programma

Storica sezione del programma del festival, curata da Cecilia Cenciarelli, “Cinemalibero” ci invita ogni anno ad ampliare i nostri orizzonti cinematografici e a riscoprire autori, opere e traiettorie spesso rimaste ai margini dei racconti più consueti della storia del cinema.
Per attraversare il programma di quest’anno possiamo seguire tre nuclei, tre rotte che collegano film diversi per geografia, epoca e linguaggio, ma accomunati da una stessa urgenza: interrogare il rapporto tra cinema, storia, potere e visibilità.

fil rouge 1

POSTCOLONIALISMO E AUTORAPPRESENTAZIONE

Il primo nucleo raccoglie film che rivendicano la possibilità di raccontare la storia da altri punti di vista: quelli di chi è stato escluso, marginalizzato o troppo a lungo rappresentato da altri. Et vint la liberté di Sékoumar Barry intreccia lotta di liberazione guineana e orizzonte panafricano; Sarah Maldoror usa invece i toni della commedia per raccontare con ironia razzismo e immigrazione nera in Francia. Nella stessa prospettiva si colloca la trilogia del Collectif Mohamed, esperienza di cinéma-vérité nata nelle banlieue francesi, dove la macchina da presa diventa strumento di autorappresentazione contro invisibilità sociale e violenza mediatica. Completano il percorso The Sad Song of Touha di Atteyat Al Abnoudy e The Dislocation of Amber di Hussein Shariffe, presentati in prima mondiale dopo il ritiro dalla Berlinale 2026 come gesto di solidarietà verso la Palestina.

fil rouge 2

MODERNITÀ IN CONTROLUCE

Un secondo nucleo attraversa opere che adottano forme narrative apparentemente più classiche, ma le attraversano con tensioni moderne, fratture sociali e paesaggi carichi di inquietudine. Eva della prima regista greca Maria Plyta, Mudar de Vida di Paulo Rocha e Time to Love di Metin Erksan raccontano, tra Grecia, Portogallo e Turchia, la trasformazione del cinema del dopoguerra. Sono film che dialogano con il realismo e con l’eredità del neorealismo italiano, ma li spingono verso territori più ambigui e modernisti: il paesaggio, l’alienazione, il desiderio, la dimensione simbolica diventano strumenti per raccontare società in cambiamento.

fil rouge 3

maestri ai margini

Questo terzo nucleo raccoglie opere in cui il potere, la violenza politica e le strutture economiche deformano corpi, relazioni e vita quotidiana, facendo emergere conflitti sociali e morali. Due dei tre titoli sono presentati in restauro in prima mondiale. Weighed But Found Wanting segna un momento decisivo nel percorso di Lino Brocka, anticipando la forza politica che il suo cinema svilupperà negli anni della dittatura di Marcos: uno spazio di confronto e di silenziosa sovversione dell’ordine autoritario. The Cycle di Dariush Mehrjui, figura centrale della Nouvelle Vague iraniana, affronta con crudo realismo il commercio clandestino di sangue, trasformando il corpo in un terreno di conflitto sociale. Con il suo ultimo lavoro cinematografico, Secrets of the Jinn Valley Treasure, Ebrahim Golestan sceglie invece la satira e l’allegoria per mettere in scena le deformazioni prodotte dalla modernizzazione e dal potere. A cavallo tra la prima e l’ultima sezione Amma Ariyan di John Abraham ripensa la memoria delle lotte rivoluzionarie del Kerala come una ferita ancora aperta, dove il trauma politico continua a riverberarsi nel presente.