‘Peking Opera Blues’: il restauro è una questione di precisione nel dettaglio e sguardo d’insieme

  • Il festival raccontato

lo splendore ritrovato

Tra i capolavori della sezione “Ritrovati e Restaurati” della quarantesima edizione del festival, Do Ma Daan (Peking Opera Blues) di Tsui Hark (Hong Kong/1986), in programma il 23 giugno al Cinema Europa (in replica il 26 giugno e, in Piazza Maggiore, il 2 luglio), restaurato in 4K nel 2026 da Shanghai International Film Festival presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata Asia, a partire dal negativo originale camera 35mm e dal mix 5.1 conservati presso Fortune Star, con il sostegno di BVLGARI.

La clip, realizzata durante il lavoro sul film nei laboratori dell’Immagine Ritrovata, ci restituisce l’essenza del restauro cinematografico contemporaneo: un lavoro alacre, meticoloso, quasi trascendente, a cavallo tra la materia della pellicola e la tecnologia del digitale. Con un unico obiettivo: riportare l’opera all’originario splendore.

Do Ma Daan si impone come uno dei risultati più brillanti del cinema di Hong Kong, restituendo la sensibilità di Tsui Hark nel suo momento più gioioso e inventivo. Il titolo cinese del film rimanda ai tre elementi fondamentali dell’Opera di Pechino – le spade (Do), i cavalli (Ma) e le attrici d’opera (Daan), che designano i ruoli femminili tradizionalmente interpretati da attori maschili. Uscito nel 1986, il film si inserisce tra le tante produzioni hongkonghesi dell’epoca attraversate dall’inquietudine per l’incerto futuro politico della città. Ambientato sullo sfondo turbolento della Cina repubblicana degli anni Dieci del Novecento, intreccia storia e politica di genere in uno spettacolo fastoso che parodia sottilmente il presente. Al centro del film vi sono tre donne provenienti da tre mondi diversi: Tsao Wan (Brigitte Lin), figlia ribelle di un signore della guerra, impegnata a trafficare documenti per i rivoluzionari; Sheung Hung (Cherie Chung), intraprendente cortigiana alla ricerca della propria parte di un tesoro rubato; e Bai Niu (Sally Yeh), aspirante interprete in una compagnia dell’Opera di Pechino. Un baule di tesori nascosto fa convergere i loro destini all’interno di un teatro che diventa al tempo stesso palcoscenico, rifugio e trappola. Figura centrale della New Wave di Hong Kong, Tsui Hark non si è mai accontentato di lavorare entro un solo genere, e Do Ma Daan è forse il suo esercizio più esuberante di ibridazione. Il film è al tempo stesso una commedia in costume, un thriller politico, uno spettacolo di arti marziali e una riflessione su identità, genere e sorellanza. Le tre protagoniste, che incarnano altrettante mentalità, sono interpretate da tre delle attrici più popolari dell’epoca. In particolare, Brigitte Lin conferisce al suo primo ruolo en travesti un’intensità magnetica. La sua bellezza androgina e la sua interpretazione libera e intensa troveranno ulteriore sviluppo, fino a farne una figura emblematica in Swordsman II di Ching Siu-tung (prodotto e co-sceneggiato da Tsui Hark) e in Ashes of Time di Wong Kar-wai” (Geoffrey Wong).