Il regista brasiliano, apprezzatissimo per l’ultimo L’agente segreto, sarà al festival della Cineteca di Bologna con il suo film del 2008 Crítico.
Appuntamento mercoledì 24 giugno, alle ore 18.45 al Cinema Modernissimo. Tra gli ospiti di mercoledì 24 giugno, anche il direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux.
Apprezzatissimo con l’ultimo L’agente segreto, il regista brasiliano Kleber Mendonça Filho sarà domani a Bologna al festival Il Cinema Ritrovato per incontrare il pubblico prima della proiezione del suo film del 2008 Crítico: appuntamento mercoledì 24 giugno, alle ore 18.45 al Cinema Modernissimo.
Kleber Mendonça Filho sarà anche alla nuova Arena Puccini (ora nella location all’Ippodromo) giovedì 25 giugno, alle ore 21.45, per presentare L’agente segreto.
Inoltre, lunedì 29 giugno, alle ore 21.45 in Piazza Maggiore, sempre nell’ambito del festival della Cineteca di Bologna, è in programma Bacurau, opera del 2019 di Kleber Mendonça Filho, che introdurrà la proiezione con un video-messaggio.
Tra gli ospiti di domani, mercoledì 24 giugno, al Cinema Ritrovato, anche il direttore del Festival di Cannes Thierry Frémaux, che discuterà, alle ore 12 all’Auditorium DAMSLab, assieme al direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli del Ritorno dell’ottimismo.
Crítico raccoglie 8 anni di conversazioni di Kleber Mendonça Filho con critici e registi: “103 interviste, di cui 79 sono confluite nel film. Nella mia vita le due attività di cineasta e di critico si sono sovrapposte; ho fatto entrambe le cose per molti anni. Quando ho iniziato la pre-produzione di Il suono intorno, non mi è più stato possibile conciliare il lavoro di critico con quello di regista. Ero estremamente felice di poter realizzare quel film. Questo mi ha dato l’energia necessaria per dire no alla critica. All’inizio non ne ho sentito la mancanza. Ma nel settembre 2010, a film concluso, quel vuoto si è fatto sentire. Per tredici anni avevo guardato film e ne avevo scritto ogni giorno… Per me era un sogno che si realizzava. A dodici anni volevo già diventare critico cinematografico. Quegli anni sono stati attraversati da conflitti terribili, ed è proprio questo che ho cercato di documentare nel film. Si tende a pensare che il mestiere del critico non abbia nulla di drammatico; ma ogni film appartiene a qualcuno, a un gruppo, e dunque porta con sé un dramma”.