Scheda Film
Nel 1998 sono andato al Festival del cinema brasiliano, dove ho incontrato Emilie Lesclaux, mia compagna e produttrice. Mi ha convinto a documentare le mie conversazioni con registi e critici cinematografici. L’ho fatto per otto anni: 103 interviste, di cui 79 sono confluite nel film. Michel Ciment compare più volte; è stato testimone di un momento importante della storia del cinema brasiliano, quando Glauber Rocha, alla Mostra del cinema di Venezia del 1980, si infuriò perché il suo L’età della Terra non aveva ricevuto alcun premio… Difendevo il cinema in cui credevo, ma senza la volontà di cambiarlo. Volevo proteggere un cinema politicamente ed esteticamente molto distante dal mainstream. Sentirsi vicini a un film è una cosa molto bella. E quando si cerca di trasmettere questa esperienza (non solo di descrivere un film) la discussione critica diventa un atto politico: ciascuno si impegna in prima persona. In ogni caso, nella mia vita le due attività di cineasta e di critico si sono sovrapposte; ho fatto entrambe le cose per molti anni. Quando ho iniziato la pre-produzione di Il suono intorno (O Som ao Redor), non mi è più stato possibile conciliare il lavoro di critico con quello di regista. Ero estremamente felice di poter realizzare quel film. Questo mi ha dato l’energia necessaria per dire no alla critica. All’inizio non ne ho sentito la mancanza. Ma nel settembre 2010, a film concluso, quel vuoto si è fatto sentire. Per tredici anni avevo guardato film e ne avevo scritto ogni giorno… Per me era un sogno che si realizzava. A dodici anni volevo già diventare critico cinematografico. Quegli anni sono stati attraversati da conflitti terribili, ed è proprio questo che ho cercato di documentare nel film. Si tende a pensare che il mestiere del critico non abbia nulla di drammatico; ma ogni film appartiene a qualcuno, a un gruppo, e dunque porta con sé un dramma.
Kleber Mendonça Filho, intervistato da Élise Domenach, “Positif ”, n. 668, ottobre 2016