XVIII EDIZIONE
Xviii EDIZIONE
Come sempre, l’essenza del nostro festival percorre le strade del poetico, del bizzarro e dell’incredibile, nel muto come nel sonoro. Ma dove possiamo individuare un filo conduttore? Occorre innanzitutto confrontarsi con un problema psicologico che molti di noi avvertono (e sto parlando anche di me, in quanto fondamentalmente mi sento ancora un tipico affezionato del festival). Qualche anno fa, quando ero un membro anonimo e felice della platea di Bologna, mi opponevo fieramente quando qualcosa, fosse anche un convegno, veniva a interrompere la coesione della comunità raccolta nell’unica sala allora in uso, il vecchio Lumière prima e il Fulgor poi. Oggi, dopo aver vinto una misteriosa lotteria che mi ha permesso di diventare direttore del festival, mi sono “corrotto” come altri, ho affrontato il grande dilemma delle tre sale parallele e ho finito per accettarle. Ma cominciamo a vedere più in dettaglio cosa passa su questi schermi.
Peter Weir, Dusan Makavejev, Mario Monicelli, Enzo Siciliano, Torbjörn Ehrnvall
Il paradiso dei cinefili
La macchina del tempo
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