Il paradiso dei cinefili
[2025]
Anche quest’anno i Cinefili di tutto il mondo potranno divertirsi a scoprire il loro film preferito, navigando tra le certezze del canone cinematografico, l’ebbrezza della scoperta e i guilty pleasures del Pratello POP. Tra i classici molte opere giovanili di Maestri, come The Scarlet Drop, ritrovato in Cile e realizzato da John Ford nel 1918, gli esordi di von Sternberg, Ophüls, Truffaut, Roeg, Tavernier, Burnett, Mann. Ma anche classici della maturità di Lubitsch, Hitchcock, Wilder, Naruse, Kubrick, Cronenberg. Vicino ai grandi autori troverete molte sublimi prove d’attrici e attori, come l’esordio di Jean Seberg in Santa Giovanna di Preminger, l’ineguagliabile Danielle Darrieux di La verità su Bébé Donge, il magistrale Jack Nicholson di Qualcuno volò sul nido del cuculo e Cinque pezzi facili, un’inedita Simone Signoret di Les Mauvais Coups… Ritrovati e restaurati è la sezione che più di ogni altra canta la gloria del lavoro degli archivi e del restauro, che consente di vedere film sconosciuti, come il sovietico Moi syn (My Son) di Evgenii Cherviakov, il delizioso thriller inglese Strongroom di Vernon Sewell o i film di Franciszka e Stefan Themerson, coppia di artisti di visionaria modernità, o i film messicani riportati alla luce dalla Filmoteca Unam. Il colore è una delle chimere che Il Cinema Ritrovato insegue da trentanove anni, e quest’anno non mancheranno le grandi emozioni: da esempi assoluti della sperimentazione in Technicolor come Duello al sole di King Vidor e Artisti e modelle di Frank Tashlin, ai colori di Sholay di Ramesh Sippy, uno dei più grandi successi del cinema indiano, a quell’impossibile viaggio nelle sbiadite tonalità della memoria che è La clessidra di Wojciech Has. I confini del canone scricchiolano, e i guilty pleasures del Pratello POP lo confermeranno, da Arrapaho a Non si sevizia un paperino, forse uno dei migliori film sul meridione italiano, da Café Flesh di Rinse Dream, geniale film di fantascienza post-atomico pornografico, ai cult della Hammer sontuosamente restaurati in digitale. La selezione di quest’edizione conferma che la storia del cinema è materia viva, ma anche che non è la stessa cosa vedere un film sul cellulare o in una sala, proiettato perfettamente sul grande schermo, visto assieme a un vero pubblico. Le proiezioni del festival sono tutte da 5 stelle lusso, ed è facile prevedere che saremo tutti in Piazza Maggiore a godere la proiezione 70mm, offerta da Sony Columbia, della versione restaurata di Incontri ravvicinati del terzo tipo.
A cura di Gian Luca Farinelli
Storico delle edizioni

A cura di Gian Luca Farinelli
È la sezione più antica del nostro festival, quella che un a un tempo rappresenta il lavoro di conservazione e restauro e il desiderio cinefilo di vedere o rivedere i film amati e di scoprirne di nuovi. Presentiamo quindi restauri recenti, ma anche copie preziose, rare, vintage che raramente escono dagli archivi. La selezione di quest’anno è esagerata, quasi un festival nel festival. Le opere selezionate tra mute e sonore, lunghe e corte, sono 122 e coprono un arco temporale che va dal 1905 al 2009, da Albert Samama Chickli ai primi film di Guadagnino, Lanthimos, Del Toro.
Il restauro dell’anno, per ambizione e dimensioni (sette ore, di cui mostriamo a Bologna la prima parte, di ‘sole’ tre ore e quaranta), è IL Napoléon, che anche prima di questa nuova edizione, grazie a Brownlow e Coppola, era già il più famoso, prestigioso, impossibile restauro di sempre. La Cinémathèque française ha lavorato quattordici anni, raccogliendo tutti gli elementi filmici e non filmici per restituire a Gance l’opera che aveva concepito, ovvero una prova delle possibilità del cinema a venire. Ci commuove oggi quanto il suo autore, costantemente proteso a sfidare il futuro, fosse immerso nella cultura del Diciannovesimo secolo, di cui il film è una sintesi prodigiosa.
Grazie alla Film Foundation portiamo a Bologna, sullo schermo di Piazza Maggiore, due capisaldi del cinema classico, mai visti così, nel loro formato originale Vistavision, in pellicola 70mm: The Searchers e North by Northwest. Sarà come entrare per la prima volta all’interno di monumenti che conosciamo intimamente. A proposito di monumenti, segnalo i nuovi restauri digitali di Shichinin no samurai, Amadeus, The Conversation, Paris, Texas, opere che hanno plasmato lo sguardo dei cinefili nel Novecento e si apprestano ad avere una nuova vita nelle sale del presente. Festeggiamo inoltre il centenario di Sony Columbia, che da trent’anni porta a Bologna opere che hanno segnato la storia del restauro cinematografico.
Nella selezione non troverete solo capolavori consacrati, ma anche film d’esordio. Come quello folgorante di Carlos Saura, che in Los golfos, un anno prima di Pasolini, raccontò la gioventù smarrita delle periferie, o quello del grande regista teatrale Peter Zadek, che in Ich bin ein Elefant, Madame ritrasse con geniale ironia il ‘68; o, ancora, quello dalla costumista e sceneggiatrice ungherese Ester Krumbachová, Vražda ing. čerta, così nuovo, bello, sorprendente che per la sua autrice sarà impossibile fare un secondo film. Stesso destino toccato al georgiano Kote Mikaberidze, che a causa della travolgente libertà che scorre nel suo Chemi bebia, non potè più tornare dietro la macchina da presa.
Impossibile citare tutte le opere. Mi limito a segnalare i corti muti, finalmente restaurati, della coppia maschile più amata della storia del cinema (Laurel&Hardy) e quattro film leggendari che, grazie all’archivio dell’Academy, potremo mostrare in copie Technicolor d’epoca.
Gian Luca Farinelli

A cura di Gian Luca Farinelli
La buona notizia è che non si restauravano così tanti film da prima della pandemia; conseguentemente, questa sezione èuna sorta di festival nel festival. Quasi novanta film, più di cento anni tra il più recente, Inland Empire, e il più antico, L’Enfant des mariniers. L’altra buona notizia è che accanto ai film dei maestri, ci sono molte scoperte, come se, dopo la pandemia, fosse cresciuta l’attenzione verso i film e gli autori non già iscritti nel canone della storia del cinema. L’omaggio a Michael Roemer, tra gli autori più coraggiosi e personali della sua epoca, ne è un esempio evidente.
Per schizzare una sintetica mappa della sezione uso la scorciatoia dei decenni. Gli anni Zero e Dieci vedono ancora prevalere la produzione europea su quella statunitense e l’estrema maestria nell’uso degli esterni, che siano il porto di Nizza ripreso da Capellani, la Berlino di Mack o gli esterni marini californiani sapientemente utilizzati da Griffith.
La selezione degli anni Venti presenta opere fondative rispetto a vari generi cinematografici, l’horror (The Hunchback of Notre Dame), il melodramma (The Woman of Paris e Stella Dallas), la commedia brillante (Lady Windermere’s Fan), il cinema sperimentale (i quattro film di Man Ray).
I restauri degli anni Trenta rendono giustizia al lavoro dei DoP e degli Art Director di quell’epoca e ci fanno capire come gli sceneggiatori lavorassero per mescolare i generi: tra i film selezionati, le storie sentimentali hanno il sopravvento sul racconto, sia esso un gangster film (Hijōsen no onna), una commedia sociale a cui Zavattini deve moltissimo (Man’s Castle), una commedia brillante da non perdere (One Way Passage), un dramma coloniale (Amok).
Negli anni Quaranta il filo che unisce i film è l’emigrazione, Hitchcock, Siodmak, Renoir sono, per ragioni diverse, europei che hanno abbandonato il vecchio continente e lavorano a Hollywood. Negli anni Cinquanta convivono autori e idee di cinema tra loro lontane, capolavori della classicità come Rio bravo e, finalmente in versione integrale, Fear and Desire, sofferto esordio di Kubrick. Segnalo tra i tanti capolavori, una rarità, Cry, the Beloved Country di Zoltán Korda, regista nato nell’impero austro ungarico, divenuto suddito dell’impero britannico, di cui ha contribuito a celebrare il mito. Qui svela, senza infingimenti, il dramma del razzismo, la violenza dello sfruttamento in Sud Africa, la mostruosità della società dei coloni bianchi. I Sessanta si aprono con La maschera del demonio e si chiudono con Riten, film per la televisione dove Bergman sperimenta, da maestro, il cinema da camera. Appaiono nuovi autori destinati a lunghe carriere, come Skolimowski o Bogdanovich, nuove cinematografie, nuove tecnologie.
Siamo già alla fine del secolo, il cinema rilegge il suo passato con autori che rinnovano i generi e il cinema e ne celebrano con nostalgia la sua. L’invenzione dei Lumière non è mai stata uguale a sé stessa e i Ritrovati e Restaurati di quest’anno ne sono una concreta dimostrazione. Buone visioni.
Gian Luca Farinelli

A cura di Gian Luca Farinelli
Dalla sua prima edizione Il Cinema Ritrovato è il festival in cui i maggiori centri internazionali del restauro e della conservazione del cinema mostrano il meglio del loro lavoro. Mai come quest’anno abbiamo ricevuto tante proposte interessanti: il risultato è un programma che assomiglia a un giorno di festa e ci accompagna dal 1902 al 1992, attraverso il Novecento, insieme ad alcuni degli artisti più significativi del secolo, da Méliès a Lynch. 73 film, tra lunghi e corti, 32 muti e 41 sonori, un festival nel festival.
Per mostrare tutta questa bellezza, ai nostri schermi abituali, abbiamo aggiunto quello del Cinema Europa, dove Il Cinema Ritrovato è nato trentasei anni fa e che, nelle serate, accoglierà la programmazione di Pratello POP, una sottosezione di Ritrovati e Restaurati che guarda ai nuovi piaceri della cinefilia, con sette film anticlassici, travolgenti, visionari firmati da Cameron Menzies, Russell, Argento, Waters, Damiano, Cronenberg e Lynch.
Per chi ama i classici la proposta è altrettanto succulenta con opere fondamentali e restaurate di Renoir, Buñuel, De Sica, Ophuls, Sirk, Stevens, Visconti, Melville, Rosi, Tarkovskij, Eustache, Bertolucci, Carax, Bogdanovich. Abbandonando i territori del cinema sonoro e andando in quelli del muto, dove tutto è iniziato, ecco Murnau e due opere del più censurato da Hollywood, Erich von Stroheim; una delle prime serie cinematografiche, Les Misérables, adattamento in quattro episodi dell’opera di Victor Hugo, nella quale Capellani sceglie la via del realismo usando le vere strade selciate e i veri sobborghi di Parigi. Il restauro di La Terre di André Antoine ci porterà all’origine del cinema d’autore e dell’uso pienamente consapevole delle riprese dal vero.
Già nel cinema delle origini la spina dorsale della produzione cinematografica era la comicità. Non potevano mancare quindi, tra i recenti restauri, le comiche di Kri Kri e Cunégonde, quelle di Buster Keaton e una deliziosa commedia tratta da un grande successo di Broadway interpretata da una coppia impossibile, Eddie Cantor e Clara Bow. Vero cinema ritrovato è la commedia Crazy to Marry, ultimo film di ‘Fatty’ Arbuckle, mai uscito perché bloccato dallo scandalo che lo travolse, un’accusa di stupro e omicidio dalla quale sarebbe stato scagionato senza però poter più ritornare sullo schermo. Impossibile parlare di tutti i film e allora cito soltanto tre proiezioni non in digitale, due in copie vintage 35mm e un benemerito restauro in pellicola. Smog, 1962, di Franco Rossi, il primo film italiano girato a Los Angeles, riassume la visione che l’Italia aveva dell’America, un paese incomprensibile, e oggi è un documento eccezionale su quella LA. Cheshmeh di Arby Ovanessian, un’opera invisibile della nouvelle vague iraniana degli anni Sessanta e Settanta.. La chiusura a Topkapi che, per leggerezza e fantasia, ha segnato la mia infanzia, e che la Film Foundation ci porta in 35mm in un restauro splendente curato da Christopher Nolan.
Gian Luca Farinelli
PRATELLO POP
Per mostrare tutta la bellezza dei restauri di questa edizione, ai nostri schermi abituali abbiamo aggiunto quello del Cinema Europa, dove Il Cinema Ritrovato è nato trentasei anni fa e che, nelle serate, accoglierà la programmazione di Pratello Pop, una sottosezione di Ritrovati e Restaurati che guarda ai nuovi piaceri della cinefilia, con sette film eccentrici, travolgenti, visionari firmati da William Cameron Menzies (Invaders from Mars), Ken Russell (Tommy), Dario Argento (Tenebre), John Waters (Pink Flamingos), Gerard Damiano (Deep Throat), David Cronenberg (Videodrome) e David Lynch (Twin Peaks: Fire Walk With Me).

A cura di Gian Luca Farinelli con la collaborazione di Janice Simpson
Da Ponte dei sospiri (1904), film sulla star del cinema degli anni zero, la città di Venezia, di cui ignoriamo il regista, a Mulholland Drive (2001), di cui nessuno ignora l’autore, gli oltre settanta film della selezione di quest’anno coprono un arco temporale di novantasette anni. Dentro c’è la storia del cinema, ma anche l’enorme e generoso lavoro, che la pandemia non ha fermato, delle cineteche pubbliche e private di tutto il mondo. Alcuni titoli li inseguivamo da diverse edizioni. Les Bas-fonds, Kuhle Wampe, Bélphegor, The Loves of Carmen non sono mai stati film perduti, ma non li abbiamo mai visti in copie così perfettamente ricostruite. Da oltre due anni attendevamo il risultato del lavoro dei colleghi restauratori della Universal sulle matrici Technicolor di Frenchman’s Creek, di un maestro del colore come Mitchell Leisen, o della Disney su uno dei più begli insuccessi della storia del cinema, Nightmare Alley, o dell’Academy sull’immenso The Best Years of Our Lives. La selezione di quest’anno riserva molti capolavori di maestri riconosciuti, come Preminger, Ford, Wilder, Lynch, Kawashima, Stiller, Buñuel, Truffaut, ma altrettante opere di autori molto meno noti, come Kwan, Humblestone, Frank, Badger, Maurice Ravel, Mai Zetterlig.
Non solo capolavori: ad esempio, ho scelto È arrivato l’accordatore perché è un film brutto, ma la sua bruttezza ci chiarisce quanto dobbiamo essere grati a Fellini, che pochi mesi dopo il film diretto da Coletti riuscì a trasformare completamente Alberto Sordi da attore scialbo e antipatico in uno dei più geniali ed empatici interpreti del cinema italiano.
Particolarmente significativa la selezione degli anni Sessanta, che si apre con il nuovo restauro dei 400 coups (1959), prosegue con il testamento di John Ford (The Man Who Shot Liberty Valance) e con due opere realizzate da Yuzo Kawashima l’anno prima di morire. Poi un blocco di film dove gli autori si misurano con la libertà della sperimentazione (Il servo di Losey, l’esplosivo Nattlek di Mai Zetterling, De man die zijn haar kort liet knippen/L’Homme au crâne rasé, prodigioso esordio di André Delvaux, il sorprendente documento della scena beat newyorchese Me and My Brother. E poi la geniale e ancora troppo poco nota commedia del maestro del cinema afroamericano Melvin van Peebles, Watermelon Man. Concludo con due film che mi hanno profondamente commosso: Il mulino del Po di Alberto Lattuada e Les Oliviers de la justice di James Blue. Entrambi raccontano la fine di un’epoca. Il primo il tramonto della civiltà contadina nella pianura padana alla fine dell’Ottocento, l’altro la campagna algerina nel momento di sospensione tra il colonialismo francese ormai al tramonto e una lotta per l’indipendenza non ancora compiuta. L’uno ricostruisce la campagna di cinquant’anni prima, l’altro fotografa la verità del particolare momento che precede il cambiamento. Due film che sembrano introdurci a due grandi opere successive, Novecento di Bertolucci e La battaglia di Algeri di Pontecorvo. Ecco Il Cinema Ritrovato!
Gian Luca Farinelli
La sezione dedicata ai film ritrovati e restaurati è la più antica del Cinema Ritrovato, nato nel 1986 per creare un luogo d’incontro e di discussione per le cineteche di tutto il mondo. Anno dopo anno la sezione si è ampliata, ospitando un numero sempre maggiore di film e di prestatori. Negli anni Novanta alle cineteche della Fiaf si sono aggiunte quelle degli aventi diritto, la Cinémathèque Gaumont, il lavoro della Film Foundation, della Murnau Stiftung, delle major americane, di StudioCanal, di Pathé. L’invenzione di Cannes Classics, Venezia Classici e di Berlinale Classics è stata il volano per ampliare l’attenzione verso il restauro e per dare nuovo impulso al patrimonio cinematografico internazionale.
Anche la selezione di quest’anno si avvale della collaborazione di Cannes Classics e voglio ringraziare Thierry Frémaux che, in un anno così drammatico, non ha perso l’attenzione e il gusto di lavorare sulla storia del cinema. Non era scontato.
Molti film che avremmo voluto presentare non sono pronti, molti restauri sono stati rinviati al 2021, ma è stato meglio così, perché la sezione Ritrovati e Restaurati non è mai stata così ricca. 67 titoli, provenienti da 19 prestatori, di 11 paesi diversi, i film più antichi sono del 1897, il più recente è Gomorra del 2008, uno degli ultimi grandi film italiani totalmente realizzato in pellicola, di cui Matteo Garrone ha voluto curare il passaggio in digitale e una nuova edizione. Chi seguirà tutta la sezione godrà di un doppio corso immersivo di storia dei linguaggi e delle tecniche del cinema. Dal 68mm di fine Ottocento, a quello che probabilmente è il più ‘poetico’ sistema per riprodurre i colori della realtà, il Chronochrome Gaumont (1912), da Tap Roots, sontuoso Technicolor del dopoguerra, all’invenzione di un nuovo colore con Strategia del ragno, primo incontro di Bertolucci e Storaro, dai colori dipinti a mano de La Fée carabosse di Méliès, ai capolavori del bianco e nero, Ekstase, L’étrange Monsieur Victor, La Traversée de Paris, High Noon, À bout de souffle, Accattone, The Misfits… Nonostante il Covid19, ancora una volta le più grandi istituzioni dedite alla conservazione del patrimonio cinematografico saranno presenti con i loro più recenti restauri, realizzati nei migliori laboratori, con tecnologie digitali avanzatissime o avendo riattivato antichi metodi artigianali; perché questa sezione cerca di rappresentare la complessità e la ricchezza degli approcci, così come abbiamo sempre cercato di mostrare tutto il cinema, dai capolavori consacrati a quelli che speriamo che, dopo la presentazione bolognese, possano avere una nuova vita. Buone visioni!
Gian Luca Farinelli
Il meglio dei recenti restauri (sia digitali che analogici) e delle riscoperte da tutto il mondo. In quella che è una delle sezioni centrali del festival vedrete il risultato di anni di duro lavoro compiuto da archivi e istituzioni per far rivivere i capolavori del cinema. Il festival offre ai suoi ospiti le condizioni ideali per scoprire o riscoprire grandi film presentati nelle migliori copie disponibili, delle quali sono stati privati per decenni. Se già conoscete Toni di Jean Renoir o Partita d’azzardo di George Marshall vi sembrerà di vederli per la prima volta. E se non li conoscete vi invidiamo, perché questa prima visione promette di essere indimenticabile.
A cura di Gian Luca Farinelli
I migliori restauri eseguiti in tutto il mondo, in 35mm e in digitale. Da Nerone (1909) a Central do Brasil (1998), ottantasette anni di cinema tra film da scoprire (De Toth, Clair, Joseph Kane) e film che non ci si stanca mai di vedere, soprattutto in versioni come queste (Mizoguchi, Aldrich, Nicholas Ray). Con tre film di produzione Republic scelti personalmente da Martin Scorsese, omaggio all’inesauribile ricchezza della serie B del cinema classico: That Brennan Girl, woman’s drama anni Quaranta di Alfred Santell, The Plunderers di Joseph Kane, western con delitto, e il mélo esotico Laughing Anne di Herbert Wilcox.
La più classica sezione del Cinema Ritrovato porta a Bologna i migliori restauri eseguiti in tutto il mondo, in 35mm e in digitale. Dal 1917 di Caligula al 1977 di Io e Annie, la selezione di quest’anno percorre sessant’anni di cinema tra film-sirena cui sarà impossibile resistere (Lubitsch e Truffaut, Ray e Laurel&Hardy…) e rarità che sarà impossibile perdere (uno per tutti Secrets, di Frank Borzage).
Foto: Johnny Guitar di Nicholas Ray (1954)

Una selezione dei migliori restauri eseguiti in tutto il mondo, in 35mm e in digitale. La più classica sezione del Cinema Ritrovato continua a offrire un punto di vista privilegiato su entrambe le modalità di restauro e visione. Fritz Lang e Borzage, Carné e Huston, Resnais e Bellocchio, Pietro Germi e Robert Altman, Paul Meyer e Thomas White: più che mai, i Ritrovati e Restaurati 2016 compongono un mosaico di classico e moderno, fuori e dentro il ‘canone’ della storia del cinema, tra capolavori acclamati e scoperte.
In quest’epoca delicata e cruciale per la storia del cinema, che vede il passaggio dalla pellicola ai supporti digitali, la più classica sezione del Cinema Ritrovato riflette e lavora su entrambe le modalità di restauro e di visione. Una selezione dei migliori restauri, realizzati nel corso dell’ultimo anno (molti negli ultimi mesi), da istituzioni pubbliche e private, verranno mostrati sia in formato 35mm che in formato digitale. Questa sezione offre uno straordinario punto d’osservazione sugli sviluppi tecnologici e un viaggio mozzafiato nella storia del cinema.
Nell’epoca di un passaggio delicato e cruciale per la storia del cinema, che vede il progressivo tramonto della pellicola e l’affermarsi dei supporti digitali, la più classica sezione del Cinema Ritrovato riflette e lavora su entrambe le modalità di restauro e di visione. I migliori restauri digitali e in pellicola realizzati nel corso dell’ultimo anno (molti negli ultimissimi mesi) da istituzioni pubbliche e private verranno mostrati nelle serate di Piazza Maggiore o sul grande schermo del Cinema Arlecchino. Restauri che restituiscono significati perduti ai film: uno straordinario punto d’osservazione tecnologico che è anche un percorso mozzafiato nella storia del cinema.
Programma a cura di Peter von Bagh, Gian Luca Farinelli e Guy Borlée
Come ogni anno, torna l’appuntamento con i capolavori della storia del cinema, i migliori restauri internazionali e film ritrovati ai quattro angoli del pianeta. Tra gli eventi più attesi, la ‘extended version’ di C’era una volta in America di Sergio Leone, restaurata dalla Cineteca di Bologna e presentata in anteprima al Festival di Cannes. La nuova versione è arricchita di venticinque minuti inediti, tagliati in fase di montaggio all’epoca della produzione, nel 1984. Torna così sullo schermo il maestoso affresco di Leone, epica celebrazione dell’America e del suo cinema e ultima fatica della sua carriera. E ancora: La grande illusione di Jean Renoir, il capolavoro pacifista interpretato da Jean Gabin; uno dei film più belli e oggi più rari della Nouvelle Vague francese, Lola di Jacques Demy, con la più struggente, seducente Anouk Aimée; Les Misérables, seriale versione anni Trenta di uno dei romanzi con cui ogni età del cinema si è confrontata; nell’ambito del Progetto Rossellini verrà presentato il restauro di Viaggio in Italia, uno dei capolavori della coppia Rossellini/Bergman e uno dei film-apripista del cinema moderno. Anche quest’anno il festival accoglierà la World Cinema Foundation, creata nel 2007 da Martin Scorsese e altri cineasti contemporanei per restaurare i tesori del cinema mondiale. Quest’anno sarà la volta di due splendide, necessarie riscoperte: l’indiano Kalpana (1948) di Uday Shankar e l’indonesiano After the Curfew (1954) di Usmar Ismail. Per festeggiare i dieci anni del progetto di restauro Avant-Garde Masters della Film Foundation, saranno presentati due programmi di film sperimentali: da Andy Warhol al mitico Film con Buster Keaton, prima e unica incursione cinematografica di Samuel Beckett.
Programma a cura di Peter von Bagh, Gian Luca Farinelli e Guy Borlée
Lo choc estetico che si ripete da molti anni, i capolavori del cinema muto accompagnati da nuove partiture suonate dall’Orchestra del Teatro Comunale, proiettati sul grande schermo di Piazza Maggiore:Voyage dans la Lune di Méliès, Nosferatu di Murnau, Il Fantasma dell’Opera di Rupert Julian con l’interpretazione di Lon Chaney. Sul più magico dei nostri schermi scorreranno le mille e una fantasie di Il Ladro di Bagdad di Michael Powell con Conrad Veidt, il feroce capolavoro della giovinezza di Martin Scorsese, Taxi Driver e America America di Elia Kazan. Poi “il più grande film francese di sempre”: Les Enfants du Paradis di Marcel Carné, ma anche il primo film della coppia Carné Prevert, Il porto delle nebbie. Il più raro dei film di Rossellini, La macchina ammazzacattivi, il primo film di Elio Petri, L’Assassino, Il Conformista di Bertolucci, La dolce vita e il film che ha anticipato tutte le inquietudini e le novità del ’68, Chronique d’une été di Jean Rouch e Edgar Morin. Tra i muti Upstream di John Ford eGransfolken di Mauritz Stiller, due film protofemministi, Shoes di Loie Weber et Real Adventure di King Vidor.
Sezione a cura di Peter von Bagh, Gian Luca Farinelli e Guy Borlée
LUMIÈRE!
Lumière! è una selezione tematica di film girati da Louis Lu- mière e dai suoi operatori a partire dal 1895 in Francia e in tutto il mondo, scelti tra i 1425 film del catalogo Lumière.
Questo montaggio permette di (ri)scoprire le primissime immagini in movimento proiettate su uno schermo fin dal 22 marzo 1895, i film degli operatori Lumière che a partire dal 1896 furono mostrati in tutto il mondo ma anche le pellicole a colori ottenute con l’autocromia e i film in rilievo realizzati da Louis Lumière a metà degli anni Trenta.
Nella selezione saranno presenti i film della prima proiezione pubblica a pagamento del Cinématographe, che si svolse il 28 dicembre 1895 al Grand Café di Parigi. Quel giorno trentatré spettatori scoprirono i primi attori: gli operai delle officine Lumière (Sortie d’usine), un monello che innaffia un giardiniere, oggi il più celebre del mondo (L’Arroseur arrosé), Auguste Lumière in persona, con la moglie e la figlia Andrée (Repas de bébé). E poi Lione nel 1895, città natale del Cinématographe, i suoi luoghi più famosi (Bellecour o Cordeliers), le strade animate (Concours de boules), e la ferrovia (La gare de Perrache); i figli di Louis e Auguste Lumière filmati dal padre (o dallo zio!), attento a ogni minimo movimento, sguardo, gesto (La petite fille et son chat, Enfants jouant aux billes); la Francia che si diverte o che lavora, alla riscoperta delle tradizioni passate o dei vecchi mestieri (Saut à la couverture, Défournage du coke). E i paesi stranieri: da Mosca a Washington, dal Messico a Londra, da Roma a Tokyo, questi film fecero scoprire per la prima volta nella storia dell’umanità “il mondo al mondo”. Nel 1897 la società Lumière aveva già organizzato ottocentomila spettacoli.
I film Lumière contengono già le gag e le situazioni comiche che presto ritroveremo in Georges Méliès e Max Linder. E questo è ciò che resterà della primissima estetica cinematografica, le immagini indimenticabili e gli sguardi dei primi operatori sul mondo del XIX secolo: una traccia lasciata da Lumière per tutti i loro figli, i milioni di registi dilettanti o professionisti che hanno fatto la storia del cinema (Vue prise d’une baleinière en marche, Panorama pris d’une chaise à porteur).
Questo montaggio è stato realizzato dall’Institut Lumière. I film sono stati restaurati dagli Archives Françaises du Film e dalla Cineteca di Bologna.
(Institut Lumière, Lione)
Un importante e appassionante progetto di restauro digitale promosso dall’Institut Lumière di Lione e realizzato presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna.
Novantatré film del catalogo Lumière sono stati scansionati a partire dai materiali originali esistenti. Nella maggior parte dei casi si è partiti dai negativi originali con perforazioni Lumière che sono stati digitalizzati con un sistema di scansione appositamente creato per materiali d’archivio che consente di lavorare pellicole ristrette o con sistemi di perforazione fuori standard.
I successivi interventi di pulizia digitale, stabilizzazione e correzione colore hanno permesso a questi film di rivivere sul grande schermo con una bellezza e brillantezza che si credevano perdute.
L’operazione si è rivelata particolarmente riuscita non solo per i piccoli gioielli dimenticati ma anche per i film più noti che, scansionati direttamente da negativo, hanno rivelato una ricchezza di dettagli e particolari che si credevano perduti.
I film restaurati sono stati montati dall’Institut Lumière in modo da costituire un programma della serata diviso in 10 capitoli in un crescendo di spettacolarità che mostra anche i primi film a colori con il sistema authocrome e gli esperimenti del sistema anaglifo che i fratelli Lumière sperimentarono negli anni ‘30.
(Elena Tammaccaro)
Quando si guarda un film di Lumière lo si trova subito molto spontaneo. Ci si dice: “è frutto del caso”. Inizia con un tram che entra nell’immagine a destra, finisce con un tram che entra nell’immagine a sinistra. Credete che sia un caso? Niente affatto. L’operatore ha fatto una selezione; ha guardato per un certo tempo come andavano le cose; ha scelto il punto di vista migliore ed è riuscito a fare la cosa più straordinaria e di cui ci si dimentica: è riuscito a mettere nell’immagine, in pochi secondi, senza cambiare posto alla macchina, un massimo di piani: ci sono primi piani, piani ravvicinati, piani americani, piani d’insieme. Non è un caso: è scienza. (…)
La cosa più grande dei film Lumière sta nel fatto che essi non hanno fatto vedere la storia, ma la vita. E la vita non significa quello che si pensa così sulle prime, e cioè che ci si sia messi in un punto qualunque e si siano fatte vedere delle persone che passavano per la strada… la vita è qualcosa di più profondo, ed è per questo che i film Lumière hanno tanta importanza. La vita non è solo l’oggetto esterno, è l’aspetto, è la filosofia dell’epoca, è l’arte dell’epoca, il pensiero dell’epoca, il modo di vita dell’epoca. (…)
La cosa essenziale delle riprese di Louis Lumière è proprio quella che indica il suo nome, la luce, la leggerezza della luce, la profondità, il rilievo. C’è qualcosa di stereoscopico che viene dalla luce, per questo la stampa dei film Lumière è estremamente importante. Ho fatto stampare i film Lumière con procedimenti dell’epoca, con bagni dell’epoca, quindi con la loro lentezza. E quando li abbiamo proiettati a Venezia, era come vedere il sole. Erano raffinati quanto i più raffinati film della nostra epoca.
(Henri Langlois, dal film Les Frères Lumière (1966) di Eric Rohmer)
Sezione a cura di Peter von Bagh, Gian Luca Farinelli e Guy Borlée
La sezione «Ritrovati & Restaurati» include alcuni momenti forti sia del cinema italiano che di quello tedesco: autori del livello di Pastrone ed Ermanno Olmi, ma anche cineasti poco conosciuti come Leo Lasko, regista di Die Lou von Montmartre, e il grande Lupu Pick, la cui opera è nota soltanto per la straordinaria forza di pochi film, mentre le altre sue realizzazioni rimangono pressoché dimenticate. Una cosa è importante: ci troviamo di fronte a filmografie conosciute solo in parte, dal contenuto quasi del tutto ignoto. Ci muoviamo attraverso una sorta di storia nell’ombra, nel territorio inesplorato del possibile e del potenziale. Una sfida importante, dunque, che ha a che fare non solo con i film, ma anche con il paziente lavoro di studio delle filmografie, che fornisce nuovi contorni alla geologia del cinema.
Ancora una volta cineasti importantissimi come Josef von Sternberg (che creò un cabaret tedesco e un’isola giapponese, con tutte le implicazioni che l’autentica finzione comporta) e cineasti marginali, come quelli del nuovo programma di film di serie B della Cinémathèque Royale de Belgique, sono sullo stesso piano. Questo ci permette di guardare Racing Luck di Monty Banks con la stessa curiosità che ci anima ammirando i nuovi restauri di Der blaue Engel e The Saga of Anatahan – di una qualità e completezza mai viste prima.
Orson Welles, un presenza ormai fissa al Cinema Ritrovato (grazie alla cineteca di Monaco), è un caso a parte, visto che in realtà non ci sarà nessun nuovo film, ma altro materiale personale e affascinanti frammenti, interessanti quasi quanto i suoi capolavori. Il caso di Lola Montès è destinato a essere trattato a parte. Con il restauro della sua versione tedesca (Lola Montez) ci avviciniamo di un altro passo verso la conoscenza di uno dei grandi enigmi del cinema moderno – all’epoca un fallimento, da sempre un avvenimento straordinario per tutti i cinefili.
Peter von Bagh