Il paradiso dei cinefili

[2015]

Progetto Chaplin

Programma a cura di Cecilia Cenciarelli

 

Per sedici anni consecutivi Il Cinema Ritrovato ha tenuto a battesimo il restauro di uno o più film di Charlie Chaplin che, proiettati in Piazza Maggiore, sono riusciti con la stessa potenza a trascinare migliaia di anime dentro un’unica, oceanica, risata. Ogni anno abbiamo tentato di condividere le scoperte (più o meno rilevanti) emerse dall’esplorazione dell’archivio Chaplin e di offrire momenti di incontro per discutere le complessità estetiche, metodologiche e tecniche inerenti ai singoli restauri.
Così, anche se Chaplin non calcherà lo schermo di questa edizione, o forse proprio in virtù di questa assenza, crediamo che il Progetto Chaplin goda ormai di vita propria e sia per questo destinato a sopravviverci. Pensiamo cioè di aver lanciato in orbita una serie sufficiente di riflessioni, quesiti e ipotesi ragionate da attrarre ormai, quasi spontaneamente, nuovi ritrovamenti. È il caso di questo fondo inedito ancora avvolto in un ‘mystère Léger’, che si aggiunge all’insieme di opere – collage, dipinti, poemi e animazioni – con cui gli artisti delle avanguardie europee degli anni Venti e Trenta celebrarono la modernità di Charlot. Stilisticamente distanti dalle illustrazioni di Léger per il cinepoema di Yvan Goll Die Chapliniade, e alle tavole che ritraggono lo ‘Charlot scomposto’ pensate per l’animazione Charlot Cubiste (e confluite in Ballet mécanique), questi disegni sono probabilmente riconducibili al gruppo di allievi di Léger, come indicato sul retro di una delle tavole: “3me étude par l’Atelier de Fernand Léger Paris 1935” e a un progetto editoriale del 1917 intitolato Les 24 heures de Charlot.
Se di ritrovamento vero e proprio non si può parlare rispetto al fondo Jerry Epstein, preservato negli anni dai suoi eredi, stupisce comunque per ricchezza il lotto di foto e documenti legati alla sua collaborazione con Chaplin e recentemente acquisito dall’Association Chaplin. In particolare il materiale inerente a The Freak, complementare rispetto a quello già presente all’interno dell’archivio Chaplin, rivela come la produzione di questo film sia andata più avanti di quanto si sapesse.
L’omaggio a Jerry Epstein è stato messo in cantiere la scorsa estate insieme a Peter [von Bagh] durante l’ultima delle molte colazioni afose rubate all’entropia del festival. L’idea delle ‘filiazioni’ era stata sua e si ironizzava spesso sul fatto che Chaplin non avrebbe sicuramente gradito un programma interamente dedicato ai meriti altrui. Peter era particolarmente incuriosito dalla figura di Jerry Epstein da quando aveva saputo che era stato l’uomo decisivo per la realizzazione della Contessa di Hong Kong che, come ripeteva provocatoriamente da anni, era di gran lunga il suo Chaplin preferito.
Un sincero ringraziamento a Kate Guyonvarch e all’Association Chaplin, a Susan Brand e Brenda Watkinson.

Cecilia Cenciarelli

Storico delle edizioni

Racconta Andre Malraux di aver visto in Persia un film che non esiste dal titolo Vita di Charlot: “I cinema persiani sono all’aperto, sui muri che circondavano gli spettatori, dei gatti neri, acciambellati, guardavano lo schermo. Gli esercenti armeni avevano, con grande astuzia, realizzato un montaggio di tanti piccoli Charlot, e il risultato, un ‘lunghissimo-metraggio’, era sorprendente: il mito allo stato puro”.
Con ottantuno titoli al suo attivo, di cui sessantadue comiche (includendo cioe anche Her Friend The Bandit e Triple Trouble), Chaplin e forse l’autore piu ‘tagliato e rimontato’ della storia del cinema, fenomeno che prende le mosse proprio dal Mito di cui riferisce Malraux (nonche dal grande mito chapliniano di cui nessuno, meglio di Bazin, ha tracciato il DNA), e che sembra raccontare perfettamente la modernità.
All’inizio degli anni Ottanta, quando Kevin Brownlow e David Gill illuminarono l’opera di Chaplin con lo straordinario Unknown Chaplin, era pressoche impossibile vedere le comiche di Chaplin in una versione accurata, ad una velocità giusta e con una musica adeguata: il Mito assumeva molteplici sembianze, ma le intenzioni artistiche di Chaplin sembravano essere state smarrite nella notte dei tempi, così come il suo pubblico, il pubblico delle risate collettive e contagiose, il pubblico da grande sala e non da televisione (e non da YouTube).
In questi trent’anni, i film di Chaplin sono tornati sul grande schermo, restaurati. Prima è toccato ai grandi classici, medi e lungometraggi, poi è stata la volta dei primi trentaquattro titoli della Keystone (ovvero la Genesi, l’archeologia del mito). Le dodici comiche girate e interpretate da Chaplin per la Mutual Film Corporation tracciano una traiettoria artistica riconoscibile ma sono, a tutti gli effetti, dodici film distinti, memorabili nella loro unicità e lucentezza.
Nell’anno in cui si assiste alla fine della pellicola e ci si esorta a continuare a conservarla, maneggiarla, rispettarla e tramandare i saperi legati al supporto che ha dato i natali al cinema e grazie a cui il cinema ha illuminato un secolo intero, il restauro delle comiche Mutual appare significativo quanto paradigmatico della possibile convivenza tra rivoluzione digitale e tradizione. Un vero progetto di restauro, frutto di ore di riparazione e comparazione di elementi di diverse generazioni, provenienti da oltre trenta archivi internazionali che hanno generosamente condiviso le loro conoscenze e ci hanno consentito l’accesso ai loro materiali.
Infine, ci preme una volta ancora dichiarare il nostro debito nei confronti di un’altra opera che negli anni Ottanta rivoluzionò le nostre conoscenze. Chaplin, la vita e l’arte di David Robinson, una potente biografia tracciata attraverso la scoperta di un monumentale, inesauribile archivio.
Oltre ad averci insegnato tanto su Chaplin, questi lavori hanno indicato un metodo, un approccio, che in questi anni abbiamo cercato di fare nostro. Ci piace pensare che il nostro lavoro sulle carte e sulle fotografie dell’archivio Chaplin, una volta concluso, riparta e prosegua seguendo quella stessa traiettoria.

(Cecilia Cenciarelli)

Programma a cura di Cecilia Cenciarelli

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Programma a cura di Cecilia Cenciarelli

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“Il cinema non è il mio mestiere – scriveva Rossellini – il mio mestiere è che bisogna apprendere quotidianamente e che non si finisce mai di descrivere: è il mestiere di uomo. E che cos’è un uomo? È un essere eretto che si alza sulla punta dei piedi per guardare l’universo”. Come noto Chaplin non parlò mai molto, e comunque per noi mai abbastanza, del suo mestiere di cineasta. Alcuni attribuirono questa sua ritrosia ad addentrarsi nei meandri della creazione a una sorta di scaramanzia, altri al suo essere prima di tutto un regista istintivo che strutturava i suoi film attorno a un’idea di ritmo e di coerenza quasi ‘organiche’ e che dirigeva i suoi attori come fossero un’estensione del suo corpo. Il suo archivio ci rivela anche tutto il resto: l’insorgere di un’idea, la libertà e l’ostinazione della scrittura, il rigore delle scelte. La sua portata è tale, in termini di consistenza e di rilevanza, che sembra arricchirsi all’infinito, tanto che ci consente ancora di scoprire nuove carte, come quelle straordinare e dense di consigli a Paulette Goddard (stenografati e poi trascritti) per l’interpretazione della scena finale di The Great Dictator. I nostri tre appuntamenti di quest’anno seguono idealmente altrettante tracce indicate da questo meraviglioso e generosissimo archivio.

CHARLIE’S FIRST SCRIPT

L’11 novembre del 1938 la prima pagina del The Times di Londra denunciava i fatti della ‘Notte dei Cristalli’: “Nessuna propaganda straniera rivolta a diffamare la Germania davanti al mondo intero potrà cancellare i racconti degli incendi e delle percosse, delle vergognose violenze subite da uomini e donne innocenti e indifesi, che ieri hanno disonorato il paese”.
In quello stesso giorno, Chaplin abbozzava una stesura di due pagine del discorso finale di The Great Dictator, destinato a diventare uno dei più controversi della storia del cinema.
The Great Dictator segna un’inevitabile rivoluzione nel metodo di lavoro di Chaplin. Fino a quel momento aveva evitato con successo le costrizioni di una sceneggiatura, affidandosi al suo istinto per la struttura e a un processo creativo spontaneo. Rendendosi conto che un film parlato richiedeva una sceneggiatura, si gettò nella scrittura con grande energia e originalità realizzando un’opera monumentale.
Il rapporto tra le pagine non utilizzate e la sceneggiatura finale è simile a quello tra la quantità di pellicola utilizzata (477.440 piedi) e il film finito (11.625 piedi). Oltre tremila pagine di materiale confluirono in una sceneggiatura di 200 pagine, di per sé già eccezionalmente lunga per gli standard di Hollywood.
La straordinaria quantità di appunti, trattamenti, bozze di sceneggiature prodotte tra il settembre 1938 e l’inizio delle riprese il 9 novembre 1939, ci offre una prospettiva unica sul metodo creativo di Chaplin.

(David Robinson, Cecilia Cenciarelli)

DOSSIER: EDDIE SUTHERLAND

Il nome di Eddie Sutherland è legato ai film con W.C. Fields e Mae West da lui diretti negli anni Trenta. Eppure anche nel suo caso fu Chaplin a tenerlo a battesimo. Fu assistente alla regia in due produzioni di rilievo come A Woman of Paris e The Gold Rush e testimone delle riprese dell’enigmatico The Professor. La documentazione presente nell’archivio Chaplin conferma che Sutherland fu l’uomo che orchestrò le spettacolari inquadrature iniziali di The Gold Rush e suggerì a Chaplin l’idea della capanna in bilico sul precipizio. Nonostante Sutherland abbia sempre riconosciuto il suo debito nei confronti di Chaplin, non vi sono molte tracce del maestro nelle sue commedie. Questo dossier esaminerà i suoi lavori – che sorprendentemente goderono di ottimi incassi nonostante una certa mancanza di ispirazione – attraverso interviste audio, documenti d’archivio, foto di set ed estratti di film. La proiezione di due lungometraggi, uno muto, It’s the Old Army Game, e uno sonoro, Diamond Jim, completeranno il programma.

(Kevin Brownlow, Cecilia Cenciarelli)

SYD CHAPLIN, A BIOGRAPHY

Sydney John Chaplin (cognome legale Hill) nacque a Londra il 16 marzo 1885 da una soubrette nubile, Hannah Harriet Pedlingham Hill, che solo quattro anni dopo diede alla luce colui che era destinato a diventare forse il più famoso e affermato comico cinematografico del mondo, Charlie. Sono state fatte molte congetture sul rapporto tra i due fratelli, ma sembra che almeno inizialmente Sydney si sia amorevolmente occupato del giovane Charlie, sostenendolo. Con la fama di Charlie, però, arrivarono per Sydney le complicazioni. Mise a tacere il proprio ego e le proprie necessità per lavorare al successo senza eguali del fratello? La risposta breve a questa domanda è “sì”, ma il lato competitivo di Sydney non poteva accontentarsi a lungo del profondo affetto per Charlie. Intraprese così a sua volta una carriera cinematografica che lo portò a fare 37 film tra il 1914 e il 1929. Nonostante il successo di pellicole come Charley’s Aunt (1924) e The Better ‘Ole (1926), la sua carriera subì anche gravi rovesci, prima nel 1922 quando uscì l’atteso King, Queen, Joker – un clamoroso fiasco – e successivamente nel 1929, quando cadde in disgrazia dopo uno scandalo che vide il coinvolgimento di un’attrice e della British International Pictures. Questa enigmatica vita è il soggetto di Syd Chaplin: A Biography.

(Lisa Stein Haven)

Sezione a cura di Cecilia Cenciarelli

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DOSSIER NAPOLEON

“All’epoca conoscevo piuttosto vagamente Napoleone. Era stato un grande soldato e aveva conosciuto molte avversità. Avevo trovato un almanacco che lo ritraeva mentre si accomiatava dalle sue truppe a Fontainebleau e mi aveva colpito, così come altre stampe in cui guardava il mare, con sguardo meditabondo. La sua posa, la mano nella giacca, quegli occhi tristi e penetranti, mi affascinavano persino di più della figura di Cristo. Forse perché l’espressione di Napoleone incarnava il dolore umano e vivente di un’anima torturata che sentivo più vicino alla mia comprensione, mentre davanti al patimento divino e innocente dipinto sul volto di Cristo, con gli occhi devotamente rivolti verso l’alto, ho sempre avuto uno sguardo oggettivo, non ho mai sentito un coinvolgimento umano”. 

Esistono, all’interno della geografia sconfinata dell’archivio Chaplin, dei momenti nodali, quasi dei ‘tempi geologici’, in cui l’evoluzione del pensiero e della vita artistica del suo autore trapelano chiaramente dalle carte rivelandone nuovi aspetti o completandone l’immagine. Tra questi il ‘tempo politico’ è indubbiamente uno dei più forti. Nella sua edizione commentata di A Comedian Sees The World, Lisa Stein rintraccia una diretta relazione tra l’esperienza del viaggio compiuto da Chaplin attraverso un’Europa avviata verso il secondo conflitto mondiale, la sua presa di coscienza politica e sociale e la scoperta della scrittura, che rimarrà negli anni a venire esercizio costante. Prima ancora di confluire nelle sue due opere paradigmatiche – Modern Times e The Great Dictator – questi motivi sono rintracciabili in un pro- getto incompiuto (e un’ossessione): un film su Napoleone Bonaparte. 

Centinaia di pagine, dieci diverse stesure della sceneggiatura, contratti, lettere e cablogrammi: le varie versioni del trattamento, le ricerche storiche, la corrispondenza attorno a Napoleone richiamano alla memoria le parole di Pierre Sorlin a proposito dei grandi archivi del cinema francese “fonti extra-filmiche più cinematografiche del cinema stesso”. La fascinazione di Chaplin per Napoleone è legata alle prime associazioni dell’infanzia: alla madre, che dotata di una naturale disposizione per il teatro, imitava personaggi storici in chiave comica per divertire i figli, e al padre, il cui aspetto ricordava quello dell’imperatore Bonaparte: “sapevo a malapena di avere un padre e non ricordo che abbia mai vissuto con noi. Anche lui era un artista di varietà, un uomo di poche parole dall’aria pensosa. Aveva gli occhi scuri. Mia madre diceva che somigliava a Napoleone”.

Negli anni Venti Chaplin considera l’idea di un film per Edna Purviance sulla vita di Joséphine de Beauharnais. La lettura dei memoriali di De Bourrienne e di Costant lo colpisce profondamente e decide di interpretare lui stesso Napoleone e di immortalare le sue gesta eroiche durante la campagna d’Italia. Ma è proprio agli inizi degli anni Trenta che il progetto sembra prendere forma in maniera più concreta quando Chaplin commissiona a Jean de Limur un adattamento del romanzo di Jean Weber La vie secrète de Napoléon Ier e poi chiede ad Alistar Cooke di aiutarlo nelle ricerche storiche a partire dai testi di Sir Walter Scott e Dmitri Merezkhovski. Contemporaneamente Chaplin inizia a lavorare a una sua stesura della sceneg- giatura su Napoleon insieme all’intellettuale di sinistra inglese John Strachey.

Nella stagione più politica di Chaplin, il Napoleone-eroe degli anni Venti lascia il posto al Napoleone-uomo nel suo primo film apertamente pacifista, in cui gli episodi del discorso alla folla e i motivi dello scambio d’identità e dell’esilio anticipano le sue opere della maturità e la progressiva frattura con l’America adottiva.

(Cecilia Cenciarelli)

Programma a cura di Cecilia Cenciarelli

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I restauri

La Cineteca di Bologna intrattiene ormai da oltre cinque anni un rapporto importante con Charlie Chaplin e i suoi eredi. Per volontà della famiglia Chaplin, prosegue infatti la delicata e complessa opera di restauro che la Cineteca e il laboratorio L’Immagine Ritrovata hanno avviato nel 1999 con The Kid. Da allora, grazie a un’attenta analisi filologica, un accurato lavoro comparativo sui materiali esistenti e l’utilizzo delle tecniche più sofisticate per ottenere la migliore qualità possibile di suono e immagine, è stato possibile portare a termine i restauri di Modern Times, Monsieur Verdoux, Limelight, The Chaplin Revue (Shoulder Arms, The Pilgrim e Dog’s Life), The Circus e Pay Day. Al progetto di restauro, che intende completare nei prossimi anni l’intera opera del cineasta, si è aggiunta nel 2003 l’iniziativa, anch’essa voluta dall’Association Chaplin e in collaborazione con il BFI/National Film and Television Archive e Lobster Films, di restaurare le 35 comiche che Chaplin realizzò con la Keystone Company nel 1914.

L’archivio cartaceo

Grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Carisbo, la Cineteca sta portando avanti un ambizioso progetto di catalogazione, digitalizzazione e conservazione della monumentale “eredità cartacea” lasciata da Charlie Chaplin: quasi un secolo di cinema racchiuso in decine di soggetti e sceneggiature, bozzetti e schizzi, racconti, fotografie di set e di vita privata, diari di lavorazione, idee e appunti per progetti mai realizzati, interi volumi di rassegne stampa, lettere, documenti di censura. L’inaugurazione nel 2003 del catalogo on line charliechaplinarchive.org e di un centro di ricerca Charlie Chaplin presso la biblioteca della Cineteca hanno permesso di mostrare i primi risultati di un lavoro che, una vola portato a termine, permetterà a studiosi, ricercatori e cinefili di tutto il mondo di accedere finalmente a questo inesauribile patrimonio. Il progetto, tutt’ora “in progress” è giunto alla realizzazione di oltre 83.000 scansioni digitali e a circa 5.500 schede catalografiche.

Le pubblicazioni

I materiali originali d’archivio, fino a questo momento a disposizione di pochi storici del cinema, saranno pubblicati e riprodotti per la prima volta all’interno di una serie di volumi monografici. Il commento critico delle carte inedite da parte di storici e critici del cinema permette di rintracciare i nodi cruciali attorno alla genesi dei singoli film, la loro ideazione, le varianti non utilizzate, le questioni relative alla censura e alla distribuzione. Dopo le monografie dedicate a Limelight, The Great Dictator, e Modern Times, quest’anno pubblichiamo l’inedito The Search for Charlie Chaplin di Kevin Brownlow a cui è allegato, per la prima volta in dvd, lo storico documentario Unknown Chaplin realizzato dallo stesso autore insieme a David Gill.

Cecilia Cenciarelli – Progetto Chaplin

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I restauri

La Cineteca di Bologna intrattiene ormai da oltre cinque anni un rapporto importante con Charlie Chaplin e i suoi eredi. Per volontà della famiglia Chaplin, prosegue infatti la delicata e complessa opera di restauro che la Cineteca e il laboratorio L’Immagine Ritrovata hanno avviato nel 1999 con The Kid. Da allora, grazie a un’attenta analisi filologica, un accurato lavoro comparativo sui materiali esistenti e l’utilizzo delle tecniche più sofisticate per ottenere la migliore qualità possibile di suono e immagine, è stato possibile portare a termine i restauri di Modern Times, Monsieur Verdoux, Limelight, The Chaplin Revue (Shoulder Arms, The Pilgrim e A Dog’s Life), The Circus e Pay Day. Al progetto di restauro, che intende completare nei prossimi anni l’intera opera del cineasta, si è aggiunta nel 2003 l’iniziativa, anch’essa voluta dall’Association Chaplin e in collaborazione con il BFI/National Film and Television Archive e Lobster Films, di restaurare le 35 comiche che Chaplin realizzò con la Keystone Company nel 1914.

L’archivio cartaceo

Grazie al sostegno della Fondazione Carisbo, la Cineteca sta portando avanti un ambizioso progetto di catalogazione, digitalizzazione e conservazione della monumentale “eredità cartacea” lasciata da Charlie Chaplin: quasi un secolo di cinema racchiuso in decine di soggetti e sceneggiature, bozzetti e schizzi, racconti, fotografie di set e di vita privata, diari di lavorazione, idee e appunti per progetti mai realizzati, interi volumi di rassegne stampa, lettere, documenti di censura. L’inaugurazione nel 2003 del catalogo on line charliechaplinarchive.org e di un centro di ricerca Charlie Chaplin presso la biblioteca della Cineteca hanno permesso di mostrare i primi risultati di un lavoro che, una volta portato a termine, permetterà a studiosi, ricercatori e cinefili di tutto il mondo di accedere finalmente a questo inesauribile patrimonio. Il progetto, tutt’ora “in progress” è giunto alla realizzazione di oltre 55.000 scansioni digitali e quasi 4000 schede catalografiche.

Le pubblicazioni

I materiali originali d’archivio, fino a questo momento a disposizione di pochi storici del cinema, saranno pubblicati e riprodotti per la prima volta all’interno di una serie di volumi monografici. Il commento critico delle carte inedite da parte di storici e critici del cinema permette di rintracciare i nodi cruciali attorno alla genesi dei singoli film, la loro ideazione, le varianti non utilizzate, le questioni relative alla censura e alla distribuzione. Dopo le monografie dedicate a Limelight e The Great Dictator, quest’anno viene pubblicato il volume Modern Times, a cura di Christian Delage.

Cecilia Cenciarelli – Progetto Chaplin

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Fortemente voluto dagli stessi eredi di Charlie Chaplin e reso possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, il Progetto Chaplin continua ad alimentare un’autentica, fertile riscoperta dell’opera del cineasta. Da un lato, grazie al meticoloso e fondamentale lavoro di restauro filmico condotto dal laboratorio “L’Immagine Ritrovata”, dall’altro per mezzo del recupero e dello studio sistematico delle carte e dei documenti degli archivi Chaplin.
 A chiudere la diciassettesima edizione del festival sarà il restauro di The Circus, in collaborazione con Academy Film Archive, che ci restituisce dopo oltre settant’anni le imprese funamboliche del Vagabondo al meglio della loro “muta eloquenza”. A Dog’s Life concluderà invece il lavoro effettuato sulla Chaplin Revue, riedizione curata da Chaplin nel 1959, di cui lo scorso anno abbiamo presentato Shoulder Arms e The Pilgrim. In questa edizione del festival prende invece avvio il restauro della produzione Keystone, frutto della collaborazione tra Cineteca di Bologna, Lobster Films e BFI – National Film and Television Archive.
Se l’imponente impegno sul restauro dei lungo e cortometraggi prosegue già da alcuni anni, l’altrettanto delicato e monumentale progetto di digitalizzazione e conservazione del fondo cartaceo è giunto al suo primo giro di boa: oltre 20.000 scansioni e 2.300 schede catalografiche sono il risultato parziale di questo work in progress, la cui conclusione è prevista tra due anni.
Nel perseguire l’intento, comune a ogni archivio, di salvaguardare la rara bellezza di un fondo così vitale (che ci avvicina quanto mai alla creazione dell’arte chapliniana attraverso centinaia di sceneggiature in fieri, disegni di set e bozzetti originali, interi blocchi di appunti manoscritti, migliaia di fotografie) ci è parso importante poter garantire la diffusione di un patrimonio finora completamente inaccessibile. Il database, messo a punto grazie a un lavoro ad hoc svolto assieme ai partner tecnologici del progetto, ad archiviazione terminata sarà finalmente consultabile on-line (www.charliechaplinarchive.org).
A Bologna si sta dunque costituendo un centro internazionale di ricerca, corredato da un programma di eventi e mostre. Una di queste, in occasione di questa edizione del Cinema Ritrovato, dà un primo assaggio della ricchezza di suggestioni che si celano tra i bozzetti, i manoscritti e le fotografie di Chaplin (“Dall’Archivio Chaplin: Mostra dei documenti originali”).
I documenti inediti costituiscono infine il nucleo di una serie di pubblicazioni monografiche, inaugurata lo scorso anno con Limelight, la cui cura è stata affidata ad alcuni tra i massimi critici nel settore, che contribuiranno, attraverso una lettura autorevole delle carte, alla ricostruzione della storia del film, dalle prime fasi della sua ideazione all’uscita nelle sale.


Cecilia Cenciarelli

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Alla Cineteca di Bologna è stato assegnato il delicato compito di restaurare l’intera opera cinematografica di Charles Chaplin. La complessa operazione, voluta dagli eredi del cineasta, verrà realizzata in tutte le sue fasi a Bologna, sotto il diretto controllo del personale specializzato della Cineteca. Il lavoro di restauro si fonda sulla ricostruzione filologica dei singoli film. Per ogni film, così come avviene da tempo per le opere letterarie, verranno recuperati i migliori elementi esistenti al mondo, ed attraverso un lavoro comparativo si cercherà di stabilire quali materiali si avvicinano maggiormente alla versione originale del film. Oltre ad ottenere la migliore qualità possibile di suono e immagine, lo scopo finale è quello di ricostruire l’opera nella versione effettivamente licenziata da Chaplin, avendo cura di conservare tuttavia anche le «varianti d’autore». Non verrà infatti trascurata l’attività di revisione e perfezionamento intrapresa dal regista: la preziosa documentazione sulle modifiche e i successivi interventi dell’autore sui suoi film risulta di grande importanza per ogni ricerca sulla storia dell’opera nel suo farsi e sul particolare metodo di lavoro del regista. Il caso di The Kid – restaurato dalla Cineteca nel 1999 – è esemplare: del film sono esistiti quattro negativi diversi, dal momento che Chaplin è intervenuto più volte sul montaggio originale – persino cinquant’anni dopo la prima distribuzione – apportando varie modifiche. Per Modern Times, invece, parallelamente al restauro delle immagini, è stato possibile ricostruire, grazie al Maestro Timothy Brock, la partitura orchestrale del 1936, scritta dallo stesso Chaplin per il film. Nel 2001 è stata presentata la versione restaurata di Monsieur Verdoux, firmato nel 1947. Il restauro di Monsieur Verdoux è stato realizzato a partire dal confronto dei diversi materiali esistenti, attraverso cui si è giunti ad identificare le migliori fonti per il restauro dell’immagine e del sonoro, grazie ad una serie di test e di verifiche di laboratorio. Il restauro dell’immagine si è avvalso unicamente di tecniche fotochimiche, mentre per il sonoro si è ricorso anche a tecniche digitali. È ora la volta del restauro di Limelight. A cinquant’anni dalla sua uscita nelle sale, il film viene ripresentato nell’ultima versione licenziata da Chaplin. Circa un mese dopo la prima del film, il regista decise infatti di tagliare una scena di quasi quattro minuti, quella in cui Calvero incontra al bar Claudius, il prodigio senza braccia. In Italia e all’estero, negli ultimi anni è stata spesso distribuita la versione non autorizzata del film, quella che include la scena tagliata. Oltre a Limelight, durante il Cinema Ritrovato verranno presentati i restauri di Shoulder’s Arms e The Pilgrim. Di questi film Chaplin curò nel 1959 una riedizione presentata al pubblico nella forma di una compilation film dal titolo The Chaplin Revue, che includeva anche ADog’s Life (1918). Il restauro, non ancora completato, è stato realizzato a partire dai materiali più prossimi ai negativi originali così come rimontati da Chaplin per la Chaplin Revue. Per portare a termine il restauro dell’intera opera cinematografica (circa 80 film tra corti e lungometraggi) sono previsti circa 10 anni di attività.

Anna Fiaccarini

 

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Progetto Chaplin

La famiglia Chaplin ha assegnato alla Cineteca di Bologna il delicato compito di restaurare l’intera opera cinematografica di Charles Chaplin grazie alla collaborazione con il laboratorio L’Immagine Ritrovata e il contributo degli stessi eredi del cineasta. Il lavoro di restauro si fonda sulla ricostruzione filologica dei singoli film. Per ogni film verranno recuperati i migliori elementi esistenti al mondo, al fine di raggiungere una qualità perfetta della versione definitiva. Un’altra parte essenziale del lavoro avrà cura di conservare anche le “varianti d’autore”: le successive modifiche ed interventi sul film del regista costituiscono infatti una documentazione preziosa sul suo particolare metodo di lavoro. Dopo The Kid nel 1999 e Modern Times nel 2000, ora è la volta di Monsieur Verdoux. Il restauro è stato realizzato a partire dal confronto dei diversi materiali esistenti, attraverso cui si è giunti ad identificare le migliori fonti per il restauro dell’immagine e del sonoro, grazie ad una serie di test di laboratorio. Il restauro dell’immagine si è avvalso unicamente di tecniche fotochimiche, mentre per il sonoro si è ricorso anche a tecniche digitali. Presso gli archivi Chaplin sono conservati, oltre alle pellicole cinematografiche, documenti inediti di grande rilevanza, quali soggetti, sceneggiature, appunti, disegni, fotografie, materiali produttivi e promozionali legati al lancio dei film. Garantire la conservazione di questo patrimonio, renderlo visibile e facilmente consultabile, sarà compito della Cineteca. Un catalogo in formato elettronico sarà inoltre parzialmente disponibile in rete per tutti i ricercatori e gli appassionati. Sarà infine proposto al grande pubblico un programma di eventi e mostre definito da un comitato internazionale di esperti.

MK2

Sono estremamente orgoglioso della fiducia che gli eredi di Charlie Chaplin hanno riposto nel Gruppo MK2 incaricandoci di occuparci dei diritti internazionali di vendita del catalogo Chaplin. Ci auguriamo di intraprendere un lavoro di rilettura dei suoi film attraverso  proiezioni nelle sale, pubblicazioni, edizioni video e dvd, affinché le giovani generazioni possano scoprire o riscoprire la modernità e l’universalità della sua opera.  Arricchito di questo incarico prestigioso, il catalogo MK2 riunisce attualmente più di 250 titoli tra cui compaiono opere di François Truffaut, Krzysztof Kieslowski, Claude Chabrol, Abbas Kiarostami, Alain Resnais, Jacques Doillon, David Lynch, Emir Kusturica. Sono inoltre molto felice della collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna che ci permette quest’anno di presentare a Cannes la copia restaurata  di Monsieur Verdoux.

Marin Karmitz, Contact Presse : MK2 – Monica Donati

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