il regista brasiliano per la prima volta al Cinema Ritrovato
Mercoledì 24 giugno 2026, il regista brasiliano Kleber Mendonça Filho è stato ospite al Modernissimo, dove ha tenuto una lezione di cinema in dialogo con il direttore della Cineteca, Gian Luca Farinelli. La conversazione ha preceduto la proiezione del suo esordio del 2008, Crítico.
“Conosco Il Cinema Ritrovato da diversi anni, ma questa è la mia prima volta qui. Nel tempo sempre più persone che stimo mi hanno consigliato di frequentarlo e ora capisco il perché: sono qui solo da domenica scorsa e ogni volta che esco dalla sala mi sembra di poter fare un nuovo film a partire da quello che ho appena visto. L’ispirazione certo non manca”.
L’incontro è stato l’occasione per Mendonça Filho – fresco del successo internazionale di L’agente segreto – di ripercorrere le tappe della sua cinefilia, che lo travolse in un Brasile ancora sotto dittatura e nel pieno della censura cinematografica. Il regista ha svelato che, sebbene nelle prime fasi abbia subito il fascino del cinema americano (di più facile accesso), non ha mai guardato alle grandi produzioni come il modello a cui rifarsi una volta deciso di diventare regista: “Più che da Star Wars, sono rimasto folgorato da Distretto 13 – Le brigate della morte di John Carpenter”.
Poi sono arrivati il cinema europeo, il trasferimento in Inghilterra negli anni ’80 e i film australiani del decennio precedente, tutti momenti imprescindibili per la sua cinefilia: “La cosa bella dell’educazione cinematografica è che non si sviluppa mai in un ordine prestabilito. Io per esempio mi sono affacciato al cinema brasiliano solo a partire dagli anni ’90”.
Per Mendonça Filho cinefilia e critica sono da sempre inseparabili. Terminati gli studi di giornalismo era quindi inevitabile intraprendere la carriera – mal retribuita – di critico: “Ripensandoci, quella fase della mia vita è stata davvero felice. Non lo facevo certo per il guadagno, ma almeno potevo andare al cinema parecchie volte a settimana e scriverne”.
“Anche fare critica, a mio avviso, è fazer cinema, fare cinema”, risponde il regista brasiliano quando gli viene chiesto cosa significhi per lui la critica cinematografica: “Scrivere di cinema non si limita all’oggettività dello sguardo, ma riguarda piuttosto la capacità di saper accogliere quanto si sta guardando e riuscire a contestualizzarlo nel momento storico di riferimento. […] Io sono stato un critico cinematografico per tredici anni e in questo periodo ho collezionato tanto ammiratori quanto detrattori”.
La ricerca delle parole giuste per decifrare i film è diventata sempre più uno sforzo creativo, fino a tradursi nell’esigenza di dirigere. Crítico, il primo lungometraggio di Mendonça Filho, nasce da qui: è il tentativo di conciliare le due anime del regista, ma rappresenta anche la transizione inevitabile e definitiva dalla penna alla cinepresa.
Sono 103 le interviste a critici e registi, di cui 79 sono confluite nel film, riprese nell’arco di otto anni. Un’impresa documentaristica titanica, che alterna sapientemente porzioni di intervista a sequenze di film di scuola degli anni ’60 e ’70 provenienti da Internet Archive. Come spesso avviene, quest’opera prima già contiene tutti gli elementi del cinema successivo del regista: la memoria sociale e la pluralità di voci necessarie a raccontarla; la complicità con la moglie Emilie – che fu anche la prima a credere nel progetto – e il rapporto simbiotico con l’adorata Recife.
“Trovo magnifico che abbiate deciso di proiettare Crítico per questa edizione del festival. La maggior parte dei film fa gioco forza sulle immagini, questo film no. Mi auguro che in futuro diventi un valido documento d’archivio e acquisisca anch’esso una rilevanza rispetto al momento storico che inquadra. In questo senso, non mi sorprende che il film abbia già trovato casa al Cinema Ritrovato”.
Luca Carani