Il paradiso dei cinefili

[2011]

Albert Capellani: Un Cinema di Grandeur

Capellani ritrovato

Il suo nome è noto, ma per due soli film, Les Misérables (1912) e Germinal (1913): il resto della sua produzione è rimasto nell’ombra. La retrospettiva in due parti, iniziata lo scorso anno, speriamo contribuisca a riscoprire un grande regista e la sua opera.

Nel programma di quest’anno presentiamo più di venti titoli relativi a tutte e tre le epoche della sua carriera: i cortometraggi Pathé prima del 1910, i capolavori come Germinal (1913) e Quatre-vingt-treize (1914), restaurati dalla Cinémathèque Française, e altri film risalenti agli anni in cui Capellani è stato il direttore artistico della S.C.A.G.L., e poi quelli, ancora poco noti, della sua produzione americana, grazie ai ritrovamenti di Camille (1915) e The Feast of Life (1916) nella collezione del Národní Filmový Archiv di Praga.

Siamo particolarmente felici della qualità di molti dei film che presenteremo: L’Homme aux gants blancs in una versione completa e restaurata, grazie al supporto della Fondation Jérôme Seydoux-Pathé.

Germinal (1913) e Le Signalement (1912) vengono mostrati nel programma “Colori del muto” mentre altri film di Albert Capellani si possono vedere nella sezione “Cento anni fa: settanta film del 1911”.

In occasione della rassegna su Capellani viene pubblicato il dvd Albert Capellani-Un Cinema de grandeur, una coproduzione della Cineteca di Bologna e della Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, che contiene dodici film che vanno dal 1905 al 1911, la musica di John Sweeney, e numerosi extra.

Capellani, regista di due secoli

In quanto regista del ‘900 Capellani lavora a storie radicate nel presente del loro tempo: raggiunge uno straordinario effetto di realtà con delle scene di strada di Parigi (Les Deux sœurs, L’Homme aux gants blancs), intreccia personaggi e storie in narrazioni continue, in un fluido susseguirsi dell’azione. Crea immagini cinematografiche dall’effetto immediato e capaci di catturare l’attenzione del pubblico. Un cinema di empatia e sentimenti, il cinema del ‘900 appena trascorso.

Capellani è un regista del XIXº secolo, e con i suoi film ci rende partecipi della vita culturale del XIX secolo, facendoci entrare nei suoi mondi immaginari, mostrandocene i divertimenti e le fantasie. È il caso delle féeries, dotate di effetti speciali e apoteosi (La Légende de Polichinelle). Ritroviamo il fascino per un’antichità decadente fatta di danze coi veli, colori scintillanti e calici di cicuta (Amour d’esclave, 1907); rimaniamo sedotti dal “colore locale” (Cuba o Parigi), assistiamo a una dettagliata ricostruzione degli avvenimenti del 1796 (Le Courrier de Lyon, 1911) e affreschi di guerra e di lotta sociale in dimensioni monumentali (Germinal, Quatre-vingt treize).

(Mariann Lewinsky)

Capellani in Francia 1905-1914

Venuto dal teatro, Albert Capellani debutta al cinema nel 1905 legandosi alla prestigiosa Pathé Frères. Uomo di lettere e grande personalità, è un lavoratore instancabile. In questo periodo, gli studi della casa Pathé vivono una nuova fase della loro storia: tra il 1906 e il 1908 l’équipe dei registi cambia considerevolmente con le partenze di Lépine et Heuzé e gli arrivi di Denola, Burguet, Gasnier e Leprince.

Nel 1908, agli albori della primi crisi del cinema, ma soprattutto nel pieno della mutazione del sistema di produzione, Capellani s’impone con L’Arlésienne. Arriva la nomina di direttore artistico della Société Cinématographique des Auteurs et Gens de Lettres (S.C.AG.L.) da parte di Charles Pathé.

In questo periodo Capellani lavora con l’operatore René Guichard. Dirige e supervisiona con ritmo intenso i set della rue du Petit a Vincennes: in un anno, marzo 1910-marzo 1911, gira almeno venticinque film! I cortometraggi dell’epoca vengono girati in un tempo che va dai quattro agli otto giorni.

Il suo talento nell’arte della narrazione, la fluidità del montaggio, l’impronta naturalista, la capacità nella costruzione dei personaggi e della loro psicologia, ne fanno una personalità stimata nella professione. Adattando le opere che leggeva da studente al grande schermo, Capellani contribuisce a fare del cinema “un’arte”; in linea, anche se su un piano differente, con le intenzioni innovative di Charles Pathé e dei suoi collaboratori, che fondavano allo stesso tempo la S.C.AG.L. e la strategia del noleggio dei film che permette di proporre più film e al contempo più generi.

Negli anni dieci l’influenza di Capellani cresce considerevolmente. Nella parole di Henri Etiévant si ritrova tutto il consenso e la stima che il regista suscita presso la sua équipe: “Era un ragazzone rosso di capelli, con una personalità molto forte; un uomo molto intelligente, gaudente, coinvolto incredibilmente dal suo lavoro.”

(Stéphanie Salmon)

Capellani negli Stati Uniti 1915-1922

Il 24 aprile 1915 “Moving Picture World” annunciò che la World Film Corporation si era assicurata le prestazioni di Albert Capellani, salutato come “colui che ha fatto Les Misérables”, un film uscito in America due anni prima ma ancora considerato una pietra miliare. “Molta della complessiva eccellenza dei film può essere attribuita direttamente al signor Capellani e alle sue idee anticipatrici sulle possibilità del cinema”, scrisse il “World”, che lo poneva “tra i primi ad avvalersi del lavoro di famosi artisti drammatici” nei film. La World, controllata dalla società teatrale Shubert, affidò a Capellani una serie di adattamenti di opere teatrali, spesso d’ambientazione parigina, girati al Peerless Studio di Fort Lee, New Jersey. Terminate le riprese di Camille, Clara Kimball Young, Capellani seguì Maurice Tourneur ed Emile Chautard al Paragon, un nuovo studio costruito da Jules Brulatour nelle vicinanze del Peerless. Qui realizzò La Vie de Bohème, con Alice Brady, e avviò con Clara Kimball Young un sodalizio che proseguì anche quando la Young se ne andò per fondare la propria società di produzione. Anche quei film, compresi The Common Law e The Foolish Virgin, furono girati a Fort Lee, stavolta allo studio Solax in disuso di Alice Guy Blaché.

Capellani si circondò di molti altri émigré francesi, tra i quali i direttori della fotografia Lucien Andriot, Lucien Tainguy e Jacques Monteran e gli scenografi Henri Menessier e Ben Carré (in molti dei suoi film apparve anche suo fratello, Paul Capellani). Nell’autunno del 1917 Capellani lavorava per la Metro nello studio newyorkese della società, per la quale realizzò anche tre film interpretati da Alla Nazimova, in particolare The Red Lantern (girato in California quando l’epidemia influenzale del 1918 costrinse alla chiusura temporanea la maggior parte degli studios della costa orientale). Tornato nel New Jersey, l’anno successivo fondò nel vecchio studio della Solax le Albert Capellani Productions, dove lavorò come regista e produttore. Capellani produsse vari titoli di George Fitzmaurice e diresse personalmente film come Oh, Boy!, ambizioso adattamento di un popolare musical di Jerome Kern, e The Virtuous Model, una delle sue ricostruzioni “parigine” più suggestive. Il 20 dicembre 1919, mentre Capellani stava girando The Fortune Teller, un incendio distrusse il laboratorio della Solax, di recente ampliato e sottoposto a migliorie dai Blaché. In seguito Capellani entrò nella nuova società di produzione di William Randolph Hearst, la Cosmopolitan, per la quale girò i suoi ultimi quattro film americani. Ritornò in Francia dopo aver diretto Marion Davies in The Young Diana (1922), adattamento del melodramma fantastico di Marie Corelli.

(Richard Koszarski)

Sezione a cura di Mariann Lewinsky

 

 

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Storico delle edizioni

Grazie al sostegno di molti archivi e della Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, il nostro programma presenta una prima panoramica di 24 film del regista francese Albert Capellani (1874-1931), abbracciando gli otto anni della sua carriera in Francia: dal debutto registico Le Chemineau che vide la sua prima nel gennaio del 1906 fino a Le Chevalier de Maison-Rouge con il suo esordio nel gennaio del 1914, ultima opera di Capellani distribuita in Francia prima della guerra. La conclusione è rappresentata da The Red Lantern con Alla Nazimova nel ruolo principale, film girato da Capellani negli USA (1919): questo in vista della prosecuzione l’anno prossimo, dove – accanto a un’ulteriore serie di pellicole francesi di Capellani, in parte oggetto di nuovi restauri – esploreremo anche la sua produzione americana.

Salvo errori, questa è la prima grande rassegna su Capellani. Michel Marie ha osservato alla fine del suo saggio su Germinal (in: La Persistance des images, 1996, pp. 40-41) che Capellani è probabilmente il più sottovalutato regista degli anni Dieci. E lo è – aggiungo io – anche per gli anni precedenti. Questa retrospettiva è nata grazie a film come Les Deux Soeurs (1907), Amour d’Esclave (1907) o Samson (1908), che mi hanno fatto notare dal 2006 (1906) in poi, durante le sistematiche visioni in preparazione delle rassegne “Cento anni fa” la sorprendente qualità dei film di un certo Albert Capellani, impressione che nella scorsa edizione, con L’Assommoir (1908) et La Mort du Duc d’Enghien, si è consolidata. L’opera di Capellani merita d’essere mostrata per esteso, di essere conosciuta e apprezzata, ben oltre la ricerca storiografica. Nei lavori di Richard Abel, Ben Brewster e Lea Jacobs, Tom Gunning, Michel Marie, Eric Le Roy, Bernard Basset-Capellani e tanti altri ancora, vengono sottolineate la statura e l’importanza di Capellani; sulla S.C.A.G.L. (La Société cinématographiques des auteurs et gents de lettres) sono anche stati pubblicati dei saggi dove compaiono alcuni film del regista, senza che il suo nome venga riportato neppure una volta.

La sezione non è articolata in modo cronologico, bensì suddivisa in diversi capitoli tematici. I programmi sono delle configurazione filmiche per delineare alcuni tratti particolari di questa grande ‘Oeuvre’.

Capellani è un regista di narrazioni importanti, intreccia luoghi e personaggi in maniera così sorprendente da conferire a film brevi un’estensione e un’ampiezza tali che le indicazioni sulla lunghezza in metri o minuti risultano spesso incredibili: come può essere che L’Épouvante sia lungo solo 11 minuti? E Pauvre mère e Mortelle Idylle solo 6 minuti ciascuno? Capellani lavorava nei primi anni con regolarità a quel genere in cui presero vita i film più lunghi e dove erano frequenti le grandi produzioni di 275m fino a 400m (15-20min), le Scènes de féerie et contes. La féerie teatrale, nella Francia del 19° secolo una forma popolarissima e prolifica del teatro musicale, trovò nel cinema antecedente al 1910 il suo ultimo erede (per noi una documentazione preziosa di questo spettacolo estinto). Capellani ha creato, nel 1907, un’affascinante versione cinematografica di Le Pied de mouton, cent’anni dopo la nascita dell’ originale, l’omonimo mélodrame-féerie comique del 1806 di Alphonse Martainville e César Ribié musicata da Taix, la più celebre opéra-féerie dell’800, accanto agli adattamenti di successive féeries come Cendrillon (1810, film del 1907) e Aladin (1822, film del 1906) di Nicolas Isouard.

Capellani proveniva dal teatro e come suo fratello Paul era un attore professionista. Presso la Bibliothèque Nationale sono conservati documenti che testimoniano delle esibizioni di Albert Capellani per delle produzioni teatrali di Antoine che vanno dal 1904 al 1907 – quindi le sue due carriere hanno proceduto in parallelo per almeno due anni. Stando a una sintetica biografia (databile al 1911 e ristampata in Henri Bousquet, Catalogue Pathé 1896-1906, 1996, pp. 970-971) era il Sovrintendente del teatro Alhambra quando la Pathé lo ingaggiò come regista nel 1905 per farlo diventare presto, nell’estate del 1908, direttore artistico della neonata S.C.A.G.L., “où il débuta par un coup de maître: L’Arlésienne” (op.cit).

Come più avanti per Lubitsch o per Ophüls, l’esperienza teatrale di Capellani riemergerà nella sua attività di regista nella sua capacità di gestire gli attori e il loro rapporto con il pubblico: Capellani possedeva un grande senso per la scenografia, gli effetti spettacolari, il valore delle vedettes per il cinema – lavorava con Mistinguett, Napierkowska e Nazimova, le quali, sotto la sua regia, da star del palcoscenico si trasformarono in star dello schermo (o quantomeno, nei film di Capellani offrirono le migliori interpretazioni della loro carriera) – inoltre, Capellani aveva sensibilità per il backstage in quanto setting attrattivo e per il casting; per le sue produzioni cinematografiche chiamò a raccolta le sue colleghe e i suoi colleghi del teatro Antoine come per esempio Alexandre Arquillière al quale affidò il ruolo del Coupeau in L’Assommoir (1908). Arquillière reciterà poi a partire dal 1911 la parte di Zigomar nella serie di Victorin-Hippolyte Jasset.

Anche ai lettori meno attenti non può certo essere sfuggita la concentrazione di titoli letterari nella filmografia di Capellani, dal primo Le Chemineau (fine 1905) della durata di cinque minuti (Les Misérables, 1862, di Victor Hugo) fino al Chevalier de la Maison Rouge del 1914 che invece dura ben due ore (A. Dumas père, 1846), e da L’Arlesienne del 1908 (Alphonse Daudet, 1869) fino a Germinal del 1913 (Emile Zola, 1885).

Ma anche i lettori più accaniti forse non sanno quanto velocemente e sistematicamente nell’Ottocento furono trasformati, spesso dagli stessi autori, in pièces o libretti d’opera – come nel caso di La Glu – romanzi e novelle di successo. Oggi, i libri di successo diventano dei film, e – una fase nuova – film di successo vengono adattati per il palcoscenico Capellani conosceva e consultava i romanzi e le illustrazioni che li accompagnavano (lo si sa per certo per Les Misérables) ma le sue versioni cinematografiche normalmente erano tratte da adattamenti per il teatro.

Non solo sapeva dare a film brevi una dimensione di ‘grandezza’, ma fu anche fra i primi registi in grado di padroneggiare la drammaturgia del lungometraggio. Il suo L’Assommoir (1908) di 740m (40 minuti) è ritenuto di essere la prima lunga Scène dramatique, e negli anni 1911-1914 gira, oltre a numerosi corti, alcuni film lunghi o lunghissimi come La Glu e Le Chevalier de Maison- Rouge.

Capellani era motore, autore, produttore e rappresentante della grandeur, della qualità e creatività della Pathé durante i dieci anni della sua maggiore gloria. Era un uomo di successo e del mainstream culturale e non un martire dell’avanguardia; un uomo di lettere, delle celebrate produzioni teatrali, delle popolari vedette di vaudeville e della messa in scena scrupolosa di materiali storici – e non del burlesque, quello che successivamente sarebbe tanto piaciuto ai surrealisti nel cinema prima della Grande Guerra. Capellani si prestava a essere un “cattivo” oggetto per la storiografia del cinema, oggi molto superata, che respingeva il cosiddetto “teatrale” e che promuoveva ciò che era considerato “filmico”. Forse questo è uno dei motivi per cui lo si è sottovalutavo così a lungo.

Ma la più grande sorpresa che incontriamo fin da principio nell’oeuvre di Capellani è invece proprio la forte presenza del filmico accanto al teatrale, filmico non solo nella fluidità della narrazione e nell’efficiente montaggio drammaturgico, ma anche nel registro delle riprese in esterno che sono di una bellezza pura, qualità che non si riscontra in nessun altro suo collega contemporaneo (se non a volte nelle Scènes d’art et d’industrie o nelle Scénes de plein air). Capellani e i suoi cameraman captarono la fotogenia di una strada bagnata dalla pioggia in Mortelle Idylle (1906), della luce e dell’ombra delle foglie in Femme du Lutteur (1906) e L’Arlesienne (1908) e quella di un ponte come elemento architettonico, rafforzato con una lieve ripresa dall’alto, nella fuga notturna di Cenerentola (Cendrillon,1907).

Nell’elencare i suoi vari talenti, nessuna pubblicazione d’epoca venne meno nel nominare anche la personalità affabile di Capellani. E’ stato molto amato dai suoi collaboratori e attori.

Il già più volte citato testo del catalogo Pathé termina con una frase in cui si dice che la S.C.A.G.L. deve il suo prestigio ad Albert Capellani, è la più bella fioritura della sua corona.

(Mariann Lewinsky)

Sezione a cura di Mariann Lewinsky

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