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Un viaggio lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila. Film, foto, installazioni, cimeli e costumi: la mostra Viva Varda! – a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda, prodotta da Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française – testimonia un’opera personale, creativa, poliedrica che abbraccia la pittura, la Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard.
Artista giramondo, Varda ha sviluppato una carriera che le è valsa la fama internazionale, culminata con l’Oscar alla carriera, il primo consegnato a una regista. L’esposizione è suddivisa in diverse sezioni, dedicate al rapporto tra Agnès e le immagini (l’autoritratto, la fotografia, la pittura, ma anche il gusto per gli accostamenti inaspettati), alla scrittura per il cinema (in particolare alla creazione di personaggi
femminili profondi e sorprendenti), alla dimensione sociale e nomade dei suoi film (il gusto di documentare il mondo, gli sconvolgimenti politici e i suoi mutamenti culturali) e al rapporto tra Agnès Varda e l’Italia.
Gli accreditati al festival hanno diritto a una riduzione sul prezzo del biglietto
La mostra propone una selezione di immagini dalla celebre serie – composta da più di 5500 fotografie, tra negativi e stampe di vario formato – realizzata da Antonio Masotti e confluita nel 1963 nel volume omonimo edito da Nuova Abes con testi di Riccardo Bacchelli e Massimo Dursi, ancora oggi ricordato come uno dei libri fotografici più rilevanti del genere. Abbiamo pensato questo piccolo percorso espositivo come una passeggiata per Bologna, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, ipotizzando un dialogo con la Parigi di quegli stessi anni, che il visitatore può scorgere giusto voltando
l’angolo, esplorando la mostra Viva Varda! Il cinema è donna. Le Bolognesi di Antonio Masotti è un atto d’amore per la sua città.
Le donne sono assolute protagoniste di tutte queste immagini, padrone della città che abitano, e lo sguardo di Antonio Masotti registra volti e corpi con una sincerità poetica ma diretta, sempre aperta e rispettosa, sia negli scatti posati che in quelli rubati.
Gli accreditati al festival hanno diritto a una riduzione sul prezzo del biglietto
Torna nel cuore della città l’esposizione dedicata ai manifesti che hanno fatto la storia del cinema e reso celebri diverse generazioni di grandi maestri cartellonisti. La selezione di quest’anno rende omaggio ad alcuni dei protagonisti del Cinema Ritrovato 2026: Barbara Stanwyck, Luchino Visconti,
Martin Scorsese, Roger Corman, Mel Brooks e Richard Brooks. I manifesti esposti, disegnati, tra gli altri, da da Anselmo Ballester, Rinaldo Geleng, Silvano Campeggi, Renato Casaro, Enzo Nistri, provengono in gran parte dalla Collezione Maurizio Baroni, studioso appassionato dei grandi pittori di
cinema italiani, e da SacWebphoto, con cui la Cineteca di Bologna ha attivato da qualche anno una proficua partnership.
Ingresso libero
La mostra, resa possibile dalla straordinaria collezione privata di Vasco Bruno Tarallo, consente uno sguardo sulla vita e la carriera di Josephine Baker, con una selezione di ritratti, in parte inediti. Dalla nascita negli Stati Uniti, a Saint Louis, alla travolgente affermazione nella Parigi delle avanguardie, di cui divenne icona irripetibile, fino all’impegno nella Resistenza francese e nella lotta per i diritti civili, passando per le numerose tournée teatrali e le frequenti visite in Italia. In occasione della retrospettiva al Cinema Ritrovato 2026, un’occasione per scoprire un’artista rivoluzionaria e una donna coraggiosa, che ha contribuito a ridefinire i confini di genere, razza e identità nazionale.
Ingresso libero
La sua capacità di stabilire un contatto immediato con il pubblico nasce dalla voce. Poteva essere metallica, quasi mascolina e tagliente, oppure soffice come un cuscino di piume. Qualità ideali per un’attrice a suo agio in ogni genere, dal melodramma femminile al western, passando per il noir e la commedia sofisticata. Più iconoclasta che icona, attrice di carattere, non era né una grande bellezza né una diva patinata. Se ai suoi tempi fu talvolta sottovalutata, la sua arte della sottrazione – la fluidità del movimento, l’immobilità nella quiete, l’intensità trattenuta – appare oggi sorprendentemente moderna. Al Caffè Marinetti una selezione di magnifiche fotografie provenienti dai più importanti archivi internazionali.
Ingresso libero