[FILM]
Sc.: Albert Shelby Le Vino. F.: Hal Rosson. In.: Gloria Swanson, H. B. Warner, Ferdinand Gottschalk, Lucille La Verne, Mary Thurman, Yvonne Hughes, Riley Hatch, Roger Lytton, Ivan Linow. P.: Famous Players-Lasky Corp. 35mm. L.: 1813m. D.: 80’ a 20 f/s
Storico delle edizioni
Pur nell’estrema attenzione di Dwan a contenere le spese, Zaza risultò un magnifico film, che ancor oggi ci appare più opulento della versione girata da Cukor nel 1939. Dwan aveva suggerito allo studio che New York sarebbe stata una location più adatta ad evocare un paesaggio urbano europeo, e per accentuare l’atmosfera volle solo comparse francesi, che non parlavano una parola d’inglese… ancor più sofisticata la scelta di mostrare al direttore della fotografia, Hal Rosson, una serie di quadri di Toulouse-Lautrec, per fargli visualizzare lo spirito dei café parigini. […] Zaza era basato su una pièce francese di Pierre Berton e Charles Simon, che David Belasco aveva portato sulle scene di New York con grande successo nel 1899, solo pochi mesi dopo la première parigina. La storia è quella d’una cantante di provincia dalle grandi ambizioni, che cede al fascino di uno dei suoi ammiratori, poi viene a sapere che l’amante è sposato e ha una figlioletta che lo adora, e pone fine alla relazione. Anni dopo, quando ormai Zaza è una stella delle scene parigine, l’amante ritorna: ma lei gli dice che lo ama come si ama qualcuno che è morto, che serberà sempre il suo ricordo e non vuole rivederlo mai più. Il soggetto offriva dunque il coinvolgente ritratto di una donna che soffre per amore, riversa ogni sua passione nell’arte e raggiunge così indipendenza e pace interiore. Ma il personaggio di Zaza riflette l’epoca della sua creazione; è una donna che, per quanto grande sia l’affermazione personale che ha raggiunto, deve comunque lasciare l’uomo che ama a una più rispettabile rivale. Se già la versione del 1915, con Pauline Frederick, preferiva sfruttare la natura risquée della storia sfumandone l’aspetto drammatico, Dwan, che aveva a disposizione Gloria Swanson, poté dar vita a un’immagine in maggior sintonia con i liberati anni Venti: e per prima cosa l’ambientazione venne spostata da fine Ottocento all’epoca della Prima guerra mondiale […] Dwan lavora padroneggiando l’economia narrativa, e il film ricco d’atmosfera riesce a esprimere un’ampia gamma di sentimenti. La sua scena finale, un momento sospeso ai bordi della felicità, scivola dritto verso l’eternità.
Frederic Lombardi, Allan Dwan and the Rise and Decline of Hollywood Studios, McFarland, Jefferson NC 2013
Gloria Swanson nacque a Chicago, il 27 marzo 1898: il padre era capitano dell’esercito. Nel 1915, alla fine degli studi, ottenne di lavorare per la Essannay in parti di poco rilievo. Continuò a fare la comparsa finché nel 1916 Mack Sennett le fece ottenere un contratto con la Keystone. La Swanson partecipò a numerose comiche, e si fece subito notare per l’espressiva bellezza del viso, gli splendidi occhi chiari e uno spiccato temperamento artistico. Fu quindi chiamata a lavorare da De Mille in varie commedie drammatiche, fra le quali Beyond the Rocks (1922) dove, scintillante di collane e vibrando di piume e di frange respinge languidamente Rodolfo Valentino. Scritturata dalla Paramount, lavorò sotto Sam Wood e Allan Dwan, riuscendo ad arricchire di una maggiore varietà di toni le proprie interpretazioni. Passò quindi alla United Artists e produsse da sola i propri film. Con Sadie Thomson, di Raoul Walsh, rinnovò completamente la tecnica di recitazione, annullando o quasi la stilizzazione sofisticata per creare un personaggio non più artificiale ma il più possibile autentico. All’avvento del sonoro si iscrisse a un corso di dizione e di recitazione, ma i suoi nuovi film non furono accolti con entusiasmo dal pubblico, e la Swanson si mise a fare la figurinista e la giornalista. Dal 1945 tentò la strada di Broadway prima di ritrovare il grande successo cinematografico, nel 1950 con Sunset Boulevard. Quello stesso anno trionfò sul palcoscenico in Twentieth Century. In seguito la sua carriera proseguì, in tono minore, fra la radio e la televisione.
A un tratto i flash scattarono, un mormorio corse la folla e sotto i riflettori della tv apparve Gloria Swanson. Sfolgorò il bianco dei quadrati denti aggressivi e dei tondi bulbi degli occhi attorno alle iridi d’acciaio, piena di forza e allegria in quella bruna e pesante carne di veterana. Ecco, il cinema, questa infinita potenza e vitalità che la gente confusamente cercava in quest’atrio, era lei, Gloria Swanson, la progenitrice, venuta dalla favolosa età dell’oro di Hollywood fin qui, e la sua disinvoltura, il suo muoversi e parlare facendo convergere tutto il movimento della folla su di lei, aveva un fondo di polemica, era il rimprovero del veterano alle generazioni non altrettanto piene di vigore. Entrò in sala e quando fu scomparsa tutti si sentirono più pallidi e insicuri.
Italo Calvino, “Venezia primo tempo. L’inaugurazione”, Cinema Nuovo, n. 42, 1 settembre 1954
Crediti di restauro
Preservato negli anni ’70 da un nitrato della collezione AFI/Paramount