[FILM]

WOMAN OF THE YEAR

Cast and Credits

Scen.: Ring Lardner Jr., Michael Kanin. F.: Joseph Ruttenberg. M.: Frank Sullivan. Scgf.: Cedric Gibbons. Mus.: Franz Waxman. Int.: Katharine Hepburn (Tess Harding), Spencer Tracy (Sam Craig), Fay Bainter (Ellen Whitcomb), Reginald Owen (Clayton), Minor Watson (William J. Harding), William Bendix (‘Pinkie’ Peters), Gladys Blake (Flo Peters), Dan Tobin (Gerald Howe), Roscoe Karns (Phil Whittaker), William Tannen (Ellis). Prod.: Joseph L. Mankiewicz per Metro-Goldwyn-Mayer. DCP. D.: 114’. Bn.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Il primo film di Hepburn con Tracy e, grazie alla regia di George Stevens, il più erotico. Basato su una sceneggia­tura di Ring Lardner e Michael Kanin, il film punta l’attenzione sulla condi­zione di donna nubile e indipendente della protagonista: giornalista cosmo­polita (ispirata a Dorothy Thompson), Tess Harding è una donna determina­ta che ammira le donne in carriera e sa che “non si può avere tutto”.

Lei però ha già un bel po’ – condi­zione sociale (è figlia di un ex ambascia­tore), istruzione (parla diverse lingue) – mentre Tracy interpreta il personaggio più pacato, un giornalista sportivo che alla fine avrà la soddisfazione di veder­la fare i conti con la realtà. Dopo aver vinto il premio per la ‘donna dell’anno’, Tess è costretta a preparargli la colazione, impresa in cui si rivela disperatamente inetta. Questo finale da Bisbetica domata fu aggiunto quando il pubblico, durante i test di proiezione, giudicò minaccio­sa la perfezione di Tess. Le femministe della mia generazione ne furono inorri­dite, ma purtroppo questo epilogo non sembra più così arcaico in un momento segnato dal ritorno del conservatorismo.

Molly Haskell

 

L’idea di raccontare la relazione tra una commentatrice politica femmi­nista e un giornalista sportivo che la­vorano per lo stesso giornale venne a Ring Lardner, Jr., che pensava a una specie di Bisbetica domata in chiave intellettuale (ispirandosi a suo padre, giornalista sportivo, e a sua madre, l’e­ditorialista politica Dorothy Thomp­son). La sceneggiatura scritta in colla­borazione con Michael Kanin avrebbe valso ai due autori un Oscar.

Abile e spigliato, George Stevens interpreta la maggior parte delle scene come se fosse un film muto, concen­trandosi sull’orchestrazione di corpi e sguardi, con un ritmo costante e irre­sistibile, come nella splendida sequen­za in cucina (la cosa più alla Laurel & Hardy mai vista in un film di Stevens) che era il finale alternativo pensato dal regista quando il finale originale – che prevedeva per Tess una punizione più blanda – non convinse il pubblico. La scena, una delle massime espressioni di tempismo comico della storia del cine­ma, è sia un invito alla vita domestica che una sua parodia. Sebbene il messag­gio sia datato, perfino per il 1941, l’in­terpretazione intramontabile di Tracy e Hepburn trasforma la sequenza in un gioco a due. I due attori trasmettono amore e ammirazione reciproca per tutta la durata del film, anche quando Tracy sfoggia i suoi sorrisi trattenuti e gli sguardi taglienti tipicamente steven­siani. Ne fanno quindi un film sul loro primo incontro e su un amore nato sul set che durerà fino alla morte di Tracy. I due si rispecchiano l’uno nell’altra, an­che nella famigerata cucina.

Ehsan Khoshbakht

Copia proveniente da
Edizione2025
Versione del filmVersione inglese
SezioneKATHARINE HEPBURN: FEMMINISTA, ACROBATA E AMANTE
Proiezioni
19 GIUGNO 2025[21:45]
Piazza Maggiore
25 GIUGNO 2025[09:00]
Cinema Arlecchino

Scheda Film

L’unico film di George Stevens alla MGM, e uno dei suoi più irresistibili, è un Alice Adams al contrario: la storia di un uomo snobbato dal mondo cui appartiene la donna che ama. L’idea della relazione tra un’opinionista politica femminista e il collega cronista sportivo era di Ring Lardner Jr. (destinato a diventare di lì a poco uno dei Dieci di Hollywood), che pensando al proprio padre giornalista sportivo e all’opinionista politica Dorothy Thompson aveva in mente una versione intellettuale della Bisbetica domata. La sceneggiatura scritta con Michael Kanin valse ai due un Oscar. È un film sugli echi della Seconda guerra mondiale che si fanno sentire in America ancor prima dell’inizio dei combattimenti. La politica internazionale si insinua perfino nel talamo nuziale: in casa un bambino rifugiato, in camera da letto un antifascista in fuga. Se in Woman of the Year l’immagine della guerra è apolitica è senz’altro perché le riprese si conclusero prima dell’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, anche se il film esordì sugli schermi due mesi dopo, nel febbraio del 1942. Sagace e disinvolto, Stevens interpreta la maggior parte delle scene come un film muto, concentrandosi sull’orchestrazione dei corpi e degli sguardi con un senso del ritmo implacabile, come nella splendida sequenza della cucina (la cosa più alla Stanlio e Ollio in un film di Stevens), finale alternativo escogitato dal regista quando il finale originale – che prevedeva per Tess una punizione più blanda – non fu accolto troppo bene dal pubblico. La scena, uno dei massimi esempi di ritmo e coordinazione degli attori, è sia un invito alla vita domestica, sia una parodia della stessa. Se il messaggio è spaventosamente datato, perfino per il 1941, la performance sempre attuale di Tracy e Hepburn lo fa sembrare un gioco tra loro due, trasformandolo in un film sul loro primo incontro e su un amore destinato a durare fino alla morte di Tracy. Per tutto il film i due attori irradiano amore e reciproca ammirazione: anche quando lui dispensa sorrisi a labbra strette e occhiatacce stevensiane, anche nella famigerata cucina.

Ehsan Khoshbakht

 

Leggi la recensione su Cinefilia Ritrovata

 

Copia proveniente da
Edizione2021
Versione del filmVersione inglese
SezioneQualcosa per cui vivere: il cinema di George Stevens
Proiezioni
22 LUGLIO 2021[16:45]
Cinema Arlecchino
25 LUGLIO 2021[21:15]
Cinema Odeon