[FILM]
R.: Fred Niblo. S. e Sc.: Bess Meredyth, dal romanzo Krieg im Dunkel del Dr. Ludwig Wolff. F.: William Daniels. M.: Margaret Booth. In.: Greta Garbo (Tania Fedorova), Conrad Nagel (Karl von Heinersdorv), Gustav von Seyffertitz (Generale Alexandrov), Albert Pollet (Max), Edward Connelly (Colonnello von Heinersdorv), Richard Alexander (l’aiutante del Generale). P.: Metro-Goldwyn-Mayer. L.: 2750 m., D.: 83’ a 24 f/s.
“Ci sono ancora, in The Misterious Lady, immagini folgoranti che sanno sospendere l’ordinario intreccio, costruito sui passi che la spia russa Garbo deve percorrere per rinunciare alla propria missione e consegnarsi all’amore dell’ufficiale austriaco Nagel. All’incontro con il capo, che naturalmente nutre per lei anche una repressa, oscena ossessione, il corpo di Garbo letteralmente si trasforma: un corpo che la felicità amorosa aveva reso tenero ed elastico si indurisce, si fa rigido e altero, riassume una posizione di difesa e di sfida (e sarà sempre drammaticamente vestito di nero, dove, con evidenza persino stucchevole, le scene d’amore tra lei e Nagel erano state un trionfo di veli e divise bianche). E c’è una dignità contratta e commovente nella scena in cui Garbo, di cui Nagel ha scoperto la vera identità, lo raggiunge sul treno (The Misterious Lady dipana i suoi momenti cruciali in piccoli spazi chiusi, dal décor nitido ed elegante: un palco d’opera, un vagone letto, una piccola biblioteca), gli giura amore vero e pretende il suo, con occhi ancora pieni di stanchezza e di pensieri segreti, senza rinunciare al velo impenetrabile dell’ambiguità, perché l’amore comunque deve essere un rischio doloroso. È l’unico film muto di Garbo che le permetta un’uscita di scena felice, insieme all’amante, superato ogni pericolo e ogni frontiera, un finale comunque attraente perché ancora misterioso e notturno, pieno di incognite e di neve. Prima, però, la signora dei misteri ha avuto modo di concedersi la sua avventura perversa: uccide il capo dello spionaggio russo e subito dopo, per ingannare le sue guardie, deve fingersi impegnata in un abbraccio amoroso con lui, seduta sulle sue ginocchia, le braccia del cadavere appoggiate sul suo ventre. E in questa immagine che chiude i conti e attribuisce senso retroattivo alla scena d’apertura, in questa scena madre dove Garbo come Tosca uccide il suo Scarpia, resta a lungo nell’aria l’eco muta della sua risata isterica e necrofila”.
Paola Cristalli, Cinegrafie, n. 10, 1997