[FILM]
R.: Alfred Hitchcock. S.: dal romanzo omonimo di Marie Adelaide Belloc-Lowndes. Sc.: Alfred Hitchcock e Eliot Stannard. F.: Gaetano Ventimiglia e Hal Young. Scgf.: Wilfred Arnold e Bertram Evans. M.: Ivor Montagu. In.: Ivor Novello (Jonathan Drew), June (Daisy Bunting), Marie Ault (Mrs. Bunting), Arthur Chesney (Mr. Bunting), Malcom Keen (fidanzato di Daisy). P.: Michael Balcom per Gainsborough.
L.: 98’ a 18 f/s.
Storico delle edizioni
“The Lodger è stato il primo vero ‘Hitchcock’”.
Alfred Hitchcock
The Lodger: A Story of the London Fog è il primo film di suspense di Hitchcock e anche il suo primo successo di critica e di pubblico. Girato poco dopo il ritorno del regista dalla Germania, il film dimostra fino a che punto Hitchcock traesse ispirazione dagli ultimi sviluppi del cinema tedesco per quello che riguardava l’uso delle luci.
The Lodger era un romanzo di successo di Marie Belloc Lowndes pubblicato nel 1913 e liberamente ispirato al caso di Jack lo Squartatore. Da grande appassionato di polizieschi, Hitchcock conosceva il libro e ne approfittò per sviluppare una tematica che diventò poi una costante della sua produzione: la caccia all’uomo. La scelta del divo Ivor Novello per la parte del misterioso pensionante sospettato di essere un assassino preannunciava un altro espediente prediletto: l’uso degli attori in ruoli che disattendono le aspettative del pubblico.
June Tripp interpreta Daisy, la figlia dell’affittacamere. È la seconda di una lunga serie di attrici bionde o diventate bionde per Hitchcock: la prima era stata Virginia Valli in The Pleasure Garden. Joe, il fidanzato poliziotto di Daisy, dice scherzando: “Anch’io ho un debole per i capelli biondi, proprio come il Vendicatore”. Presto si capì che Hitchcock aveva gli stessi gusti. Il film si caratterizza anche per l’uso audace di espedienti visivi come il soffitto trasparente che permette di spiare dal piano di sotto l’andirivieni ossessivo del pensionante. Forse perché a corto di comparse, Hitchcock apparve qui nel suo primo cameo: lo si intravede nella redazione del giornale e tra una folla di curiosi.
The Lodger fu un grande successo e consacrò Hitchcock. Eppure il film rischiò di non uscire. La proiezione per i responsabili della pubblicità e della distribuzione suscitò reazioni negative. C.M. Woolf, che diffidava delle pretese ‘artistiche’ di Hitchcock e ne era un po’ geloso, disse al regista: “Il suo film è così tremendo che abbiamo deciso di metterlo in un cassetto e dimenticarlo lì”. Alla fine il film uscì, grazie alle pressioni del produttore Michael Balcon e di Ivor Montagu. Alcune scene poco chiare furono rifatte, ma soprattutto Montagu ridusse di tre quarti il numero di didascalie e vi aggiunse i disegni di E. McKnight Kauffer. Questa versione fu proiettata alla stampa nel settembre del 1926 e la rivista “Bioscope” commentò entusiasta: “Forse questo film è la migliore produzione britannica di tutti i tempi”.
Essendo andato perduto il negativo, il restauro si è basato su alcune copie nitrato conservate al BFI National Archive fin dagli anni Quaranta. Visionando la lista delle didascalie corrette a mano da Ivor Montagu si è scoperto che la continuità del film si era conservata molto bene. La copia originale di The Lodger era imbibita e virata, e diverse tonalità di colore furono usate per sottolineare gli effetti drammatici, con particolare attenzione alle sequenze notturne avvolte in una fitta nebbia, ottenute con viraggio al blu e imbibizione ambra.
Bryony Dixon
Crediti di restauro
Restaurato da BFI National Archive in associazione con ITV Studios Global Entertainment, Network Releasing e Park Circus Films. Restauro finanziato da The Hollywood Foreign Press Association, The Film Foundation, Simon W. Hessel con British Board of Film Classification, Deluxe 142, Shivendra Singh Dungarpur, Ian & Beth Mill
Finalmente è possibile vedere i colori dell’Hitchcock muto! Il National Film&Television Archive in collaborazione con Soho Images ha ricostruito i cromatismi originali utilizzando le tecniche d’epoca d’imbibizione e viraggio. I risultati che abbiamo potuto ammirare alcuni mesi fa a Londra su un test di trecento metri erano splendidi, la proiezione di questa sera ce li farà ritrovare completamente
“Partendo da una trama semplice sono stato costantemente animato dalla volontà di presentare per la prima volta le mie idee in forma puramente visiva. Ho girato quindici minuti di un tardo pomeriggio d’inverno a Londra. Sono le cinque e venti e la prima inquadratura del film è il volto di una ragazza bionda che urla. Ecco come l’ho fotografata. Ho preso una lastra di vetro. Ho messo la testa della ragazza sul vetro, ho sparso i suoi capelli in modo che coprissero il quadro, poi l’ho illuminato dal basso in modo da far risaltare i suoi capelli biondi. A questo punto c’è uno stacco, si passa a un’insegna luminosa che fa la pubblicità a una rivista musicale ‘Questa sera: Riccioli d’Oro’. L’insegna si riflette sull’acqua. La ragazza di prima è morta annegata; viene tirata fuori e adagiata sulla strada…[…]. Nei club la gente ne prende conoscenza… Quest’uomo uccide soltanto le donne. Invariabilmente le bionde… La notizia è diffusa da tutti i mezzi possibili, poi il giornale della sera è stampato e venduto nelle strade… Cosa accade nella città? Le bionde sono terrificate… Le brune ci scherzano… Le donne ne parlano coi parrucchieri… Alcune bionde vogliono dei riccioli neri da mettere sotto il loro cappello… Penso che psicologicamente l’idea delle manette porti lontano… Essere legati a qualcosa… Siamo nel regno del feticismo”.
Alfred Hitchcock