[FILM]
S.: basato su I Tre moschettieri, Vent’anni dopo, e L’uomo dalla maschera di ferro di Alexandre Dumas padre, e dalle memorie di D’Artagnan, Richelieu, e Rochefort. Sc.: Lotta Woods (didasc.: Elton Thomas). F.: Henry Sharp. Scgf.: William Cameron Menzies. In.: Douglas Fairbanks (D’Artagnan), Marguerite de la Motte (Constance Bonacieux), Leon Bary (Athos), Belle Bennett (Anna d’Austria), Dorothy Revier (Lady de Winter), Rolfe Sedan (Luigi XIII), William Bakewell (Luigi XIV), Gordon Thorpe (Luigi XIV bambino), Nigel de Brulier (Richelieu). P.: Douglas Fairbanks per la United Artists. 35mm. L.: 2644m. D.: 95’ a 24 f/s.
Storico delle edizioni
Questo fu l’ultimo film muto di Douglas Fairbanks, che vi mise l’anima e anche una bella somma di denaro. Il suo Three Musketeers del 1921 era stato bandito in Francia perché i francesi avevano girato una loro versione e ritenevano che quella di Doug contenesse errori storici. Fairbanks decise così di rendere questo film irresistibile per i francesi. Assunse l’illustratore di Dumas, Maurice Leloir, che scrisse poi un’incantevole biografia intitolata Five Months with Douglas Fairbanks. Leloir fu consultato su tutti i dettagli della produzione e diede perfino lezioni di portamento. Laurence Irving, nipote del grande attore inglese Sir Henry Irving, cominciò la sua carriera di scenografo con The Iron Mask e lavorò anche al successivo film di Fairbanks, The Taming of the Shrew. In entrambi i casi ebbe la fortuna di collaborare con William Cameron Menzies, creatore del mondo fiabesco di Il ladro di Bagdad. Allan Dwan era amico di Doug dagli anni Dieci, quando entrambi lavoravano per D.W. Griffith, e lo diresse in alcuni dei suoi film più belli, A Modern Musketeer, Robin Hood e questo The Iron Mask. “Il teatro stava stretto a Doug”, disse Dwan. “Era molto attivo, amava il movimento e lo spazio, si godeva ogni istante della lavorazione di un film”. Fairbanks era nato per interpretare D’Artagnan: in A Modern Musketeer (1917), scritto e diretto da Dwan, la madre del protagonista legge I tre moschettieri durante la gravidanza. Voleva che i suoi film fossero una prosecuzione di quello spirito avventuroso che aveva ormai abbandonato il mondo. Si innamorò del cinema perché gli permetteva di raccontare storie con la mimica, l’allusione, l’azione e il movimento. David Gill e io intervistammo Dwan alla fine degli anni Settanta, quando stavamo lavorando alla serie televisiva Hollywood. Ci disse che dopo aver girato il prologo parlato Fairbanks era rimasto scosso perché la sua voce aveva i toni alti che gli attori dell’epoca temevano. Dwan gli disse di non preoccuparsi e chiamò un doppiatore. Ma quando parlammo con il doppiatore, Ed Bernds, lui disse che non era assolutamente vero: la voce era quella di Fairbanks, effettivamente riconoscibile grazie ai suoi film sonori. Be’, dicono che ascoltando due testimoni di un incidente stradale si finisce per dubitare della storia. Riuscimmo anche a rintracciare Laurence Irving, nel Kent, e lui ci raccontò che Fairbanks aveva spiccato l’incredibile salto dall’albero alla finestra del convento senza controfigura e senz’altra misura di sicurezza oltre alla siepe d’alloro posta sotto l’albero. Ci riferì anche un episodio che usammo per concludere la nostra serie. Fairbanks stava per girare i prologhi parlati e portò Irving sul set insonorizzato. “Nello studio erano appese pesanti coperte, ma la presenza più minacciosa era il microfono montato su una lunga asta. Douglas si fermò, gli occhi spalancati sul buio della sala, si volse verso di me e disse ‘Laurence, il romanticismo del cinema finisce qui’ “. Sappiamo che non sarebbe stato così. Ma Fairbanks non aveva alcun entusiasmo per il sonoro, e questo splendido film è un addio all’arte che tanto amava.
Kevin Brownlow
Crediti di restauro
Restaurato da Photoplay Productions
“Nel marzo del 1929, la prima di The Iron Mask mostrò al pubblico un prodotto ibrido di immagini e suono. Il sonoro consisteva in monologhi declamatori di Fairbanks Sr., un accompagnamento musicale realizzato in Movietone e vari effetti. Nel 1954 una seconda versione fu distribuita con un accompagnamento sonoro più accurato composto da musica e commento. La voce fu questa volta prestata da Douglas Fairbanks Jr. Questa versione era di circa venti minuti più corta di quella del 1929; l’ordine e la lunghezza delle scene erano stati in parte alterati ed erano state aggiunte sequenze provenienti da un altro film con Douglas Fairbanks, The Three Musketeers (1921).
Negli anni Sessanta, il Museum of Modern Art ha dato in deposito al Nederlands Filmmuseum circa duecento scatole di pellicola nitrato. Questo materiale comprende probabilmente tutte le inquadrature girate per il film, riprese da diverse angolazioni e, in alcuni casi, da più macchine da presa. Più dell’ ottanta per cento di questo materiale è composto da duplicato negativo, la qualità è di conseguenza mediocre. Il contenuto delle immagini è invece estremamente interessante. Una cosa che colpisce particolarmente in queste riprese è che Fairbanks faceva ancora di persona molti degli stunt. In alcune delle molte riprese, appare evidente che l’ attore, ormai quarantacinquenne, faticasse non poco ad eseguire uno stunt. In queste circostanze il lato umano del grande divo si fa di colpo evidente ai nostri occhi. D’ altra parte egli riesce a suscitare in noi grande ammirazione quando, con uno sforzo quasi sovrumano, riesce finalmente a portare a termine con successo lo stunt.
Durante Il Cinema Ritrovato sarà mostrata una selezione tratta dall’enorme quantità di riprese conservate presso il Nederlands Filmmuseum. Da qui risulterà un’ immagine di Fairbanks diversa da quella a cui siamo abituati. Diversa ma certamente non di minor impatto”.
(Daan Hertogs)
“Nel 1929, in pieno avvento del cinema sonoro, Fairbanks interpreta un altro film muto, The Iron Mask (con prologo ed epilogo parlati, doppiati da Douglas Fairbanks Junior nella riedizione del 1952). La storia del santo erede di Francia imprigionato in un diabolico congegno di ferro dal malvagio gemello possiede un singolare pathos – nella trattazione dei personaggi dei due fratelli – del tutto privo di precedenti nell’opera di Fairbanks. La vera sorpresa è proprio D’Artagnan. Ancora capace di compiere meraviglie, ma con i capelli ormai grigi, alla fine del film muore – ed è la prima volta che un personaggio di Fairbanks ammette la propria mortalità. La sua anima risorge dal corpo e a grandi passi si incammina nei cieli in compagnia dei suoi tre valorosi amici, già passati a miglior vita. Sembra quasi una sorta di elegia al cinema muto di Fairbanks”.
(David Robinson, L’eroe, cit.)