[FILM]
R.: Clarence Brown. S.: dal racconto Dubrovsky di Aleksandr Pushkin. Sc.: Hans Kraly. F.: George Barnes, Dev Jenning. Scgf.: William Cameron Menzies. In.: Rudolph Valentino (Vladimir Dubrovsky), Wilma Banky (Mascha), Louise Dresser (la zarina), Albert Conti (Kuschka), James Marcus (Kyrilla Troekouroff), George Nichols (giudice), Carrie Clark Ward (zia Aurelia), Michael Pleschkoff (Capitano della guardia cosacca), Spottiswoode Aitken (padre di Vladimiro), Gustav von Seyffertitz, Mario Carillo, Otto Hoffman, Eric Mayne, Jean Briac. P.: Art Finance Corp. D.: United Artists. L.: 1995m D.: 76’
Storico delle edizioni
A Valentino restava un anno da vivere quando interpretò The Eagle. Aveva fatto ritorno al grande schermo solo di recente, dopo un’assenza durata quasi due anni. Un contrasto con la Famous Players-Lasky lo aveva spinto ad abbandonare l’attività per intraprendere un tour di esibizioni personali con la moglie, Nataša Rambova. Alla fine firmò un contratto con Joseph Shenck per una sua partecipazione a questo soggetto russo per la United Artists. Intitolato originariamente “Untamed” e poi “The Lone Eagle”, al film venne successivamente attribuito il titolo “The Black Eagle”. Ma anche questo titolo dovette essere nuovamente cambiato, quando Douglas Fairbanks cominciò The Black Pirate (1926). Le somiglianze con l’opera di Fairbanks erano notevoli, sebbene The Eagle fosse apparentemente basato su un soggetto incompiuto di Puškin, “Dubrovski”. L’autore del soggetto, Hans Kräly, aveva già rielaborato The Mark of Zorro (1920), il più grande successo di Fairbanks. Solitamente Kräly scriveva per Ernst Lubitsch, e The Eagle era stato concepito proprio per lui, che però non era disponibile. Ex-ingegnere, Brown fu contento di riscontrare lo stesso suo entusiasmo per gli aspetti tecnici in Valentino, che aveva anch’egli la sua macchina da presa professionale. Brown impreziosì il film con svariate dimostrazioni della sua abilità tecnica, come una spettacolare ripresa in movimento su un tavolo imbandito. Lo scenografo William Cameron Menzies, che aveva già curato per Fairbanks The Thief of Baghdad (1924), conferì al film un aspetto stilizzato che si rifletteva anche nei costumi di Adrian. Non si cercò in nessun modo di ricostruire l’ambiente dell’epoca, né di rispettare i riferimenti storici, ma ci si preoccupò piuttosto di non deludere i fan di Valentino. Brown considerava Valentino e la Garbo le due più grandi personalità del cinema, e The Eagle gli valse un contratto con la MGM. Il suo primo film per la nuova casa cinematografica fu Flesh and the Devil (1926) con Greta Garbo. Jean-Louis Barrault scelse The Eagle tra i suoi film preferiti.
Kevin Brownlow
Crediti di restauro
Musica sincronizzata di Carl Davies
Copia stampata dal National Film and Television Archive dal negativo originale
“Rodolfo Valentino ha veramente trasfuso tutta la sua forte anima passionale italiana nel personaggio; e ne ha condotto l’azione con tutto l’aristocratico portamento della nostra razza. Ci son momenti della sua interpretazione nei quali egli raggiunge una spontaneità così viva e palesa una così compiuta penetrazione della persona cui dà vita, che c’è da domandarsi veramente come sia capace il mondo di contenere nei suoi angusti confini la incommensurabile idiozia o mala fede di coloro che hanno negato e negano allo scomparso qualsiasi dote artistica. Riaffermiamo ancora una volta, e non certo per l’ultima, che il bel mimo, artista nel profondo dell’animo, artista riconosciuto tale più che dalla moltitudine delle simpatie, dalla moltitudine delle invidie onde fu, è e sarà circondato, deve essere per la nostra razza, ragione di orgoglio e di gloria. Ed aspettiamo dai denigratori e dagli accusatori della sua memoria la dichiarazione di quel che essi hanno fatto per l’Italia e per l’Arte onde sentirsi autorizzati a giudicare e condannare chi l’arte e la stirpe italiana ha rappresentato con infinito fervore di consensi in tutto il mondo. […]
Alessandro Blasetti, Lo Schermo, Roma, n. 6, 25 settembre 1926