[FILM]
Sog.: ispirato al racconto La Grande Bretèche di Honoré de Balzac. Scen.: Arrigo Frusta. F.: Giovanni Vitrotti. Scgf.: Decoroso Bonifanti. Int.: Mary Cléo Tarlarini (Bianca Maria), Alberto A. Capozzi (l’ufficiale dei dragoni), Luigi Maggi (marchese di Croixmazeau), Luigi Bonelli, Mirra Principi. Prod.: S.A. Ambrosio 35mm. L.: 220 m (l. orig.: 253 m). D. 11’ a 18 f/s. Imbibito (Desmetcolor).
Storico delle edizioni
Spergiura!, col punto esclamativo. Più che una constatazione oggettiva, un’accusa lanciata in un moto di rabbia. Ma chi scocca l’infame strale? E siamo tenuti a condividere il giudizio morale sotteso? Certezze che vacillano. Vero: Bianca Maria non sarà uno stinco di santo, tradisce il marito col bell’ufficiale e giura sulla croce di essere pura come un giglio. Ma quale aggettivo (con tanto di punto esclamativo) potremmo allora affibbiare al coniuge cornificato? La sua vendetta (tema ricorrente fino all’ossessione nel cinema di Frusta) è crudeltà mefistofelica e ghignante, pianificata al dettaglio: murare vivo l’amante della moglie. Altrettanto crudele: vedere il poveretto che apre la porta fiducioso in una via di fuga, e trova davanti a sé una parete di mattoni che lo condanna a morte. Vagamente ispirato alla Grande Bretèche di Balzac, inaugura la ‘Serie d’Oro’ dell’Ambrosio.
Crediti di restauro
Restaurato nel 2009 da Fondazione Cineteca di Bologna, Museo Nazionale del Cinema, Torino e Deutsche Kinemathek – Museum für Film und Fernsehen presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata a partire da una copia positiva nitrato conservata presso Deutsche Kinemathek
Nell’autunno del 1908 la stampa cinematografica specializzata annuncia con enfasi l’arrivo sugli schermi italiani dei pregevoli “film d’arte” provenienti dalla Francia: secondo le previsioni L’Arlesienne, L’Empreinte, L’Assassinat du duc de Guise riscuotono il meritato successo di pubblico e critica; solo qualche mese più tardi anche l’Italia può vantare una casa di produzione che, sull’esempio delle francesi S.C.A.G.L. e Film d’Art, intende realizzare unicamente film a soggetto storico – letterario. Viene infatti costituita a Roma la Film d’Arte Italiana, società statutariamente legata alla Film d’Art e alla Pathé Frères, che nel 1909 avvia una prestigiosa produzione di “films artistiche”, con soggetti tratti da celebri opere letterarie e teatrali. Nel primo anno di attività la F.A.I. porta nelle sale italiane Carmen, Otello e La signora delle camelie dall’omonimo romanzo di Alexandre Dumas figlio. Il tanto agognato sodalizio tra cinema e arte sembra ormai fatto compiuto e se in Francia illustri drammaturghi come Edmond Rostand prestano la loro opera al cinematografo, in Italia la S.A.F.F.I. – Comerio si assicura, proprio nel 1909, la collaborazione di Gabriele D’Annunzio, mentore indiscusso della scena culturale nazionale. La febbre dell’arte contagia ben presto l’intero movimento cinematografico italiano con il lancio delle riduzioni cinematografiche dei capolavori di Schiller (La campana, Cines e L’ostaggio, Ambrosio), di Dumas (La signora di Monserau e I tre moschettieri, Cines), di Defoe (Il naufrago, Ambrosio), di Gautier (Capitan Fracassa, Pasquali & Tempo), di Balzac (Spergiura!, Ambrosio).
Il cinematografo affronta senza timori le vette siderali della letteratura di ogni tempo: le tragedie shakespeariane diventano soggetti privilegiati tanto che l’Itala nel 1909 produce Giulio Cesare, mentre la Cines e la F.A.I. portano rispettivamente sullo schermo Macbeth e Otello; nello stesso anno sempre la Cines si misura con Alessandro Manzoni (L’Innominato) e la S.A.F.F.I. – Comerio addirittura con Dante Alighieri (Saggi dell’Inferno dantesco).
Ma non è solo la letteratura ad accendere gli entusiasmi di produttori e pubblico: il cinema si dimostra una volta di più macchina del tempo in grado di riesumare dal passato vicende storiche e gesta eroiche. Con una sorta di resurrezione archeologica si riportano alla luce (dei proiettori…) i miti dell’antica Grecia e i drammi dell’epoca romana; nel buio delle sale si rianimano le congiure di palazzo del Rinascimento, riprendono vita le glorie e le tragedie della Rivoluzione francese e dell’epopea napoleonica.
La Storia proiettata nel presente: è questo il miracolo del cinematografo, tanto più se il passato è prossimo; in accordo con il motto “dilettare ed istruire” caldeggiato dalla stampa specializzata e dalle istituzioni statali, le imprese degli eroi del Risorgimento italiano diventano soggetti cinematografici e film come Il piccolo garibaldino e Il conte Confalonieri, martire dell’indipendenza italiana contribuiscono non poco a rafforzare tra il pubblico popolare che affolla le sale quel sentimento di identità nazionale che nell’Italia di inizio ’900 si dimostra ancora fragile ed incerto.
Giovanni Lasi