[FILM]
Sog: Marcel Lévesque, Alfred Machin. Int.: Marcel Lévesque (Serpentin), Louis Monfils. Prod.: Les Films Louis Nalpas. 35mm. L.: 649 m. 18 f/s. Bn
Storico delle edizioni
Georges Méliès e Gaston Velle smisero di fare film nel 1913, Victorin Jasset morì quello stesso anno e la Grande guerra pose fine a molte vite e carriere. Tendiamo a dare per scontato il fatto che il cinema delle origini e la produzione degli anni Venti siano due mondi distinti, separati, e solo raramente ci chiediamo cosa fecero più in là nella vita i protagonisti del cinema d’anteguerra.
Nel corso delle ricerche per la sezione Cento anni fa, quando in un database spunta il nome di uno dei nostri amati registi attivi intorno agli anni Dieci come Mario Caserini, Albert Capellani o Alfred Machin è un po’ come ritrovare un vecchio amico. Serpentin fait de la peinture di Alfred Machin è una splendida commedia condita da molto erotismo nella quale un professore evade dalla realtà dipingendo nudi. Anche se la sua modella è solo una statua di bronzo, la moglie del professore si ingelosisce e gli impedisce di portare avanti il suo ‘sconcio’ passatempo. Così l’uomo decide di cambiare soggetto. Le sue nuove modelle sono mucche. Ma il ripiego ha vita breve e innesca una serie stravagante di situazioni ambigue e divertenti.
Karl Wratschko
Crediti di restauro
Restaurato da CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée a partire da un elemento della Cinémathèque française
In questa produzione degli anni Venti abbiamo un film assai curioso: il mediometraggio Serpentin fait de la peinture (1922), da un soggetto di Machin e di Marcel Lévesque, che vi interpreta la parte principale, come anche in un altro Serpentin (Serpentin a engagé Bouboule, 1920), purtroppo perduto. (Bouboule, naturalmente, è un cane!). Curioso perché si tratta di uno dei rari film in cui traspare l’erotismo. A cominciare dal soggetto, poiché si tratta di un professore di disegno che, contestato dagli allievi e tiranneggiato dalla moglie, decide di ritirarsi a dipingere la natura e si trova coinvolto in una stravagante serie di situazioni piccanti. La durata del film (si tratta di un mediometraggio) non è irrilevante, credo, ai fini della sua riuscita, consentendo l’introduzione di scenette che potrebbero a loro volta costituire altrettanti cortometraggi (come quelli degli anni Dieci, vorrei aggiungere!). Serpentin si compone in effetti di tre o quattro quadri agresti che si potrebbero intitolare: Serpentin et les nymphes sylvestres; Serpentin fait un portrait aux champs; Serpentin et les belles naïades. Il tono è leggermente salace, le situazioni maliziose, e la natura immersa in una luce meravigliosa, ulteriormente arricchita dalle numerose sovrimpressioni (l’equivalente delle “immagini-apparizioni” di un tempo?). Abbiamo la più completa libertà non soltanto negli intenti, ma pure nella loro realizzazione[…]”. (Eric de Kuyper)