[FILM]
Sog.: dal racconto Il fanatico (1954) di Alberto Moravia. Scen.: Suso Cecchi d’Amico, Alessandro Continenza, Ennio Flaiano. F.: Aldo Giordani. M.: Mario Serandrei. Scgf.: Mario Chiari. Mus.: Alessandro Cicognini. Int.: Marcello Mastroianni (Paolo), Sophia Loren (Lina), Vittorio De Sica (il padre di Lina), Umberto Melnati (Michele), Margherita Bagni (Elsa), Michael Simone (Totò), Giorgio Sanna (Peppino), Mario Scaccia (Carletto), Wanda Benedetti (Valeria). Prod.: Documento Film. DCP. Bn.
Storico delle edizioni
Alessandro Blasetti, grande regista la cui eclettica carriera copre mezzo secolo di cinema, offre a Loren il suo primo grande ruolo in un lungometraggio, subito dopo l’episodio dell’Oro di Na poli. Ed è ancora una volta un ruolo brillante, di donna volitiva e seducente capace di tener testa ai maschi. Ispirato a un racconto di Alberto Moravia, il film è una scorribanda sentimentale tipica del cosiddetto ‘neorealismo rosa’, in un’Italia popolare già avviata verso nuovi consumi. Sophia è una donna che con dei complici tenta di rubare l’auto di un ingenuo tassista. Lui la porta al commissariato, sedotto dal suo fascino, se la lascia sfuggire, ma poi si mette alla ricerca della ‘banda’. “La bellezza non è davvero una condanna, è un dono del cielo, di cui occorre fare uso sagace; la protagonista di Peccato che sia una canaglia, erede popolaresca delle avventuriere d’alto bordo di un tempo, sa benissimo amministrarsi e destreggiarsi fra gli uomini – anche se, intendiamoci, nessuno dei suoi trucchi imbrogli canagliate giunge mai a compromettere sul serio la purità del suo cuore” (Vittorio Spinazzola, Cinema e pubblico, Bompiani, Milano 1974). È anche il primo incontro di una coppia destinata a una grande fortuna nei decenni, quella con Marcello Mastroianni (che dal canto suo è qui alle prime armi come attore brillante). Ma non va dimenticato, come in molti titoli dell’epoca, uno straordinario Vittorio De Sica nei panni del padre della ragazza, ladro d’altri tempi.
Emiliano Morreale
Estate 1954
Caro Blasetti,
per studiare a fondo l’ambiente dei ladri tipo Stroppiani siamo finiti a Livorno, dove si comprano plaid rubati a poco prezzo. Ne abbiamo acquistato uno per te, quotandoci poche lire a testa, sicuri che nei mesi invernali, nel tuo castello di Fregene, un plaid può salvarti la vita.
Abbiamo quasi finito il lavoro. Tutto bene.
Suso Cecchi d’Amico
Sandro Continenza
Ennio Flaiano
Biglietto autografo dattiloscritto, Archivio Alessandro Blasetti, Cineteca di Bologna
Studio Cine
Crediti di restauro
per concessione di Compass Film
per concessione di Faso Film
L’anno di uscita di questo film, il 1954, è lo stesso di Pane amore e gelosia, che era stato preceduto nel 1953 da Pane amore e fantasia. La coppia De Sica-Lollobrigida, lanciata da Blasetti in Il processo di Frine, miete incassi record, ma la critica cinematografica non è tenera né verso Blasetti, accusato di dedicarsi a film commerciali, né verso De Sica. Nel giugno del 1955 Nino Ghelli scrive sulle pagine di “Bianco e Nero”: “E come ormai sono riconoscibili quali zavattiniani i vecchietti estasiati dal tic-tac dell’orologio […], o gli angeli di seconda e terza classe, sono ormai inconfondibilmente desichiane quelle strizzatine d’occhi, quelle tonalità vocali stridule, quelle acconciature inconsuete di costume…”. Messo da parte l’intento sarcastico, se ne deduce che alle interpretazioni di De Sica si riconoscono una potenza e una personalità tali da influenzare l’andamento stesso del film, come inconfondibile è la mano di Zavattini. È noto che De Sica porta con sé sui set in cui recita anche la sua esperienza di regista, ma è altrettanto vero che in Peccato che sia una canaglia impersona il ruolo di un ladro gentiluomo con una grazia e una misura impeccabili. Lui stesso, nel supplemento al periodico “Tutto” del gennaio 1955, dichiara: “Con Blasetti poi sono particolarmente affiatato. È lui che più di ogni altro ha grattato sotto la scorza del regista e ha rispolverato in me l’attore”. E i meriti di Blasetti non si fermano qui. Lo spunto del film nasce da una novella di Moravia, Il fanatico, che inizialmente era stata scartata dalla selezione dei racconti dello ‘Zibaldone numero due’, Tempi nostri (1954), in cui per la prima volta il regista aveva lavorato con Sophia Loren, che rivuole accanto a sé nel ruolo di Lina, ladra, bellissima e canaglia. Affiancato nella stesura della sceneggiatura da Suso Cecchi D’Amico, Alessandro Continenza e Ennio Flaiano, Blasetti riafferma con forza la centralità della scrittura cinematografica e costruisce una storia semplice e piena d’umorismo intorno alle “ribalderie innocenti di una famiglia di mariuoli” come scrive Mino Doletti sulle pagine di “Il Tempo”, recensendo con parole entusiastiche la commedia andata in onda in televisione nel 1968. Dando vita al sodalizio De Sica-Loren-Mastroianni, ancora una volta Blasetti sa anticipare il futuro, interpretando i segnali del suo tempo e scoprendo nuove strade per il cinema italiano.
Si ringraziano Anna Fiaccarini e Alice Carraro. Un particolare ringraziamento a Mara Blasetti