[FILM]
P.: Belge-Cinéma Film L.: 860m. (l.o.: 1050 m.), D.: 47’, col. e bn, 35mm
Storico delle edizioni
Tra i molti tesori custoditi dal cinema degli anni Dieci, uno dei più straordinari è certamente Maudite soitlaguerre. Riscoperto negli anni Novanta da Eric de Kuyper al Filmmuseum di Amsterdam, questo melodramma pacifista, realizzato da Alfred Machin nel suo studio e nei dintorni di Bruxelles subito prima dello scoppio della guerra mondiale, rivelò il talento di uno dei maggiori registi dell’epoca, pressoché insuperato nell’uso della tecnica cinematografica – dal montaggio alle riprese aeree a un uso mozzafiato del colore – e risultò uno dei migliori film antimilitaristi mai realizzati.
Come ha acutamente scritto Eric de Kuyper in un importante saggio, testo e sottotesti del film sono sostenuti da un uso della colorazione a pochoir di meravigliosa precisione e di estensione inedita per l’epoca, e dalla sua perfetta interazione con i procedimenti di imbibizione e viraggio. Capitolo imprescindibile nella storia del colore al cinema, la composizione cromatica di Mauditesoit laguerre è costruita intorno al leit-motiv di due desaturate tinte pastello, il rosa dei gerani nella casa della ragazza e le variazioni di marrone (dal terra di siena all’ocra) delle uniformi e del campo di battaglia, con il rosso delle esplosioni a fornire il contrappunto.
Nicola Mazzanti
“Negli ultimi mesi, anzi, negli ultimi anni, il termine ‘Machin’ è passato ad indicare, in diversi archivi cinematografici, non più un comune termine francese (un machin: un arnese, un aggeggio: un coso), ma il nome di un eminente pioniere del cinema. Il contributo che Alfred Machin ha apportato allo sviluppo della produzione cinematografica francese dei primi anni è notevole, ma non si limita a questo: Machin è stato difatti all’origine dello sviluppo dell’industria cinematografica olandese e belga. Ciò non ha tuttavia impedito che il suo nome cadesse nell’oblio, ed è per questo motivo che alcuni paesi, e i loro rispettivi archivi cinematografici, hanno unito le proprie forze per far riemergere questo personaggio dal suo oscuro passato.
Gli archivisti hanno cominciato a frugare sotto il nome ‘Machin’; sono state aperte scatole arrugginite con la speranza di ritrovare qualche suo film. I ricercatori si sono dedicati all’analisi minuziosa di vecchi ritagli di giornale, riviste e cataloghi, preoccupandosi di custodire gelosamente l’unica biografia disponibile (Francis Lacassin lavora ora ad una riedizione del suo libro). Fra una fitta corrispondenza, lunghe conversazioni telefoniche, appuntamenti, decisioni e discussioni, gli archivi hanno assiduamente lavorato al restauro dei film ancora disponibili di Machin. Si è creata una rete di collaborazione fra decine di ricercatori uniti da un obbiettivo comune, e a poco a poco la polvere dei vecchi contenitori e i giornali ingialliti si sono trasformati nel racconto di una vita.
È un mosaico ancora incompleto, ma le tessere di cui disponiamo forniscono comunque, per il momento, un interessante quadro della vita di questo singolare personaggio e della ricchissima eredità da lui lasciataci – scintilla da cui nascerà gran parte del cinema europeo”. (Marianne Thys)