[FILM]
R.e Sc.: Enrico Guazzoni. S.: dall’omonimo dramma di Victorien Sardou. In.: Lyda Borelli (Madame Tallien), Amleto Novelli (tallien), Renzo Fabiani (Robespierre), Ruggero Barni (Guery), Ettore Baccani (Fontenay), Roberto Spiombi (un abatino), Orlando Ricci. P.: Cines. l.o.: 1855m. 16mm.
Storico delle edizioni
Molta celluloide si è srotolata nei sette anni che sono trascorsi da quando questo film, con il titolo di Robespierre, venne acclamato come la più grande realizzazione della Cines; eppure, anche se in questo lasso di tempo, la produzione di questa casa ha raggiunto livelli artistici ormai riconosciuti in tutto il mondo, bisogna anche dire che qualcosa del suo passato è rimasto insuperato.
Madame Guillotine – per chiamare questo film con il suo nuovo titolo – resta ancora oggi il più vivido ed artistico film sulla rivoluzione francese. Certo il vigore drammatico delle prime scene si è un po’ indebolito, la vicenda d’amore tra Teresa e Guery ha indubbiamente perso l’originario fervore, ma la scena finale, in cui Robespierre diviene il centro dell’interesse, la festa della Dea Ragione e soprattutto la sequenza della Camera dei Deputati conservano intatte la loro carica emozionale, con il punto più alto e insuperabile nel momento in cui il corpo cadaverico del moribondo Robespierre viene trascinato alla ghigliottina.
Costumi e scenografie sono semplicemente superbi, e bisogna proprio dire che nessuno può indossare costumi d’epoca con miglior grazia e spontanea disinvoltura come gli attori italiani. Forse alcune scene della Convenzione risultano un po’ sfocate, però, poiché lo stesso difetto si rileva nelle didascalie, la colpa è probabilmente da attribuirsi al proiettore. La qualità degli effetti di luce raggiunge l’eccellenza caratteristica delle produzioni italiane. Le ottime interpretazioni di Lyda Borelli (Teresa), Amleto Novelli (Tallien) e particolarmente del Fabiani (Robespierre) rendono questa riedizione uno spettacolo di insolito interesse.
Anon., “The Bioscope”, 7 agosto 1924, in Lyda Borelli, Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo, Roma 1993
Crediti di restauro
Restaurato nel 1995 da Cineteca di Bologna, Cineteca Italiana e Cinémathèque française, con il contributo del Proyecto Lumière, a partire da un negativo camera nitrato, senza didascalie, recuperato dalla Cineteca Italiana presso l’archivio Pittaluga e da una copia positiva nitrato imbibita e virata con didascalie francesi, conservata da Cinémathèque française. I colori della copia sono stati riprodotti con il metodo Desmet
Il settimo film di Lyda Borelli, l’unico diretto da Enrico Guazzoni, è stato presentato già l’anno passato a Il Cinema Ritrovato. Dunque perché ripresentarlo? Semplice, dagli archivi inesauribili della Cinémathèque Française è risorta una copia della versione francese del film, a colori e soprattutto con le didascalie.
La copia presentata l’anno scorso era in 16mm e senza didascalie. Collazionando il negativo originale messo in salvo dalla Cineteca Italiana con la versione francese è stato possibile ricostruire una versione dalla qualità fotografica splendente e dai colori sfavillanti (imbibizioni rosa, arancio, blu, gialle, viola, viraggi verdi, blu e seppia, combinazioni di viraggi ed imbibizioni rosa e blu, rosa e seppia). Ulteriore elemento d’interesse: il corredo pubblicitario del film sottolinea il finale tragico della storia, in cui Teresia Cabarrus diviene Madame Tallien per salvare il suo amore Jean Guéry che però, nonostante questo sacrificio, perde la vita.
Nelle due versioni in nostro possesso (e una è il negativo originale), Guéry si salva e dunque il film si chiude con un happy end appena velato da una leggera tristezza. Evidentemente al momento dell’uscita del film, quando il materiale pubblicitario era già stato stampato, i responsabili del film trovarono il primo finale troppo negativo per l’ampio pubblico a cui si volevano rivolgere.
Una critica del 1917
“Il Cav. Guazzoni, inscenando questo lavoro sensazionale, deve avere incontrato non poche difficoltà, che però ha superate tutte brillantemente, presentandoci con un mirabile senso di realtà, gli episodi e le vicissitudini che caratterizzano la vita di Robespierre, di Tallien, di Teresa e degli altri, attorno ai quali è intessuta la trama della film.
Particolarmente belle e riuscite le scene della Convenzione, e veramente ammirevoli tutti i quadri in cui le masse – lodevolmente e magistralmente disciplinate e istruite, tenuto conto anche delle innumerevoli difficoltà che presentavano – hanno dato una idea più esatta che approssimativa delle memorabili lotte, delle famose sommosse di quei tempi di rivoluzione.
Altro particolare che conferisce poi a Madame Tallien un valore singolare è l’interpretazione. I protagonisti si sono manifestati perfettamente intonati all’azione, e direi quasi perfettamente edotti della vita dei personaggi che rappresentano.
Lyda Borelli, in una parte che non è certamente adatta per misurare tutto il suo valore, è naturale, bella, incantevole, e non preoccupata -come invece ho notato altre volte- di ottenere l’effetto plastico che spesso risulta a detrimento dell’espressione. Benissimo il Fabiani, che è un Robespierre perfetto, torvo nello sguardo, duro nei lineamenti e nell’espressione. Ottimi pure il Novelli, attore di bella prestanza fisica e d’ingegno, ed il Barni, che ha composta la figura del Guéry con rara nobiltà d’atteggiamenti”. (Nino Maggi, La vita cinematografica, Torino, 7/15 gennaio 1917)