[FILM]

LE BRASIER ARDENT

Cast and Credits

R.: Ivan Mosjoukine, Alexandre Volkov. Sc.: Ivan Mosjoukine. F.: Jean-Louis Mundwiller, Nicolas Toporkov. Scgf.: Alexandre Lochakov, Edouard Gosch. In.: Ivan Mosjoukine (il detective Zed), Nathalie Lissenko (la donna), Nicolas Koline (il marito), Huguette Delacroix, Camille Bardou, François Zellas, Paul Franceschi, Jules de Spoly. P.: Film Albatros. D.: Pathé-Consortium- Cinéma. L.: 2200 m. D.: 119’ a 16 f/s.

Scheda Film

Le Brasier ardent sarebbe forse più ardente se non rivelasse intenzioni di originalità un po’ appassite. C’è già abbastanza talento, là dentro, per non dover aggiungere fiori artificiali, e Ivan Mosjoukine si è rivelato animatore completo, sulla via dei grandi registi”.

Louis Delluc, Ecrits, II/1

“A parte l’espressionismo tedesco e la commedia americana, un’influenza importante nella formazione dello stile russo venne dall’avanguardia francese. Fino al 1925 (Coeur fidèle), l’avanguardia francese non era mai comparsa sugli schermi russi. Questo è uno dei motivi per cui Le Brasier ardent di Ivan Mosjoukine, molto influenzato dall’avanguardia francese (in primo luogo da Abel Gance) fece un’enorme impressione ai registi russi. Interessante, al proposito, la testimonianza del regista sovietico Leonid Trauberg sull’incontro di un gruppo di cineasti sovietici con Mosjoukine a Berlino, cinque anni dopo l’uscita di Le Brasier ardent: ‘E noi abbiamo detto che adesso noi, in Russia, stiamo seguendo la sua via. Perché in Brasier ardent ci sono inserti di montaggio’. Ma subito dopo Trauberg aggiunge: ‘Però Mosjoukine era in carne ed ossa un rappresentante di questa generazione arrivata al cinema senza avere nessuna idea di che cosa sia quest’arte’. […]

Che cos’ha attirato, nel film di Mosjoukine, i futuri innovatori del cinema sovietico? Per prima cosa il montaggio rapido nella scena del sogno all’inizio del film. Inoltre, l’eccentrismo, inaspettato, di Mosjoukine. Egli, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi della ditta Ermoliev in esilio, non era uno strenuo difensore dello stile russo. Al contrario, considerò il suo trasferimento in Europa come una possibilità per cambiare immagine. Nel 1926, al corrispondente della rivista francese Cinéa-ciné pour tous dichiarò: ‘Quando sono sbarcato a Parigi, nel 1919 (sic), avevo già alle spalle otto anni di pratica cinematografica […]. Mi ritenevo un grande cineasta. Accidenti! Le mie illusioni si sono dissolte il giorno stesso del mio arrivo in Francia […]. In Francia ho compiuto il mio apprendistato tecnico e anche il mio ri-apprendistato artistico. Il metodo russo di recitare davanti all’obiettivo non mi soddisfaceva più’”.

Natalia Nussinova-Yuri Tsivian, Cinegrafie, n. 10, 1997

 

Copia proveniente da
Restauro realizzato da

Crediti di restauro

Il restauro è stato realizzato dal laboratorio della Cinémathèque Belgique a partire dal negativo originale e da una copia d’epoca, riportante le colorazioni originali, particolarmente splendenti nella bobina iniziale, proveniente dal Sodre.

Edizione 1997
Versione del film Didascalie francesi
Sezione Ombres qui passent: i cineasti russi in Europa