[FILM]
T. it.: La sirena dei tropici. Ass. regia: Luis Buñuel. Scen.: Maurice Dekobra. F.: Albert Duverger, Paul Cotteret, Maurice Hennebains. Scgf.: Jacques Natanson. Int.: Joséphine Baker (Papitou), Pierre Batcheff (André Berval), Georges Melchior (il conte Severo), Régina Dalthy (la marchesa Severo), Kiranine (Alvarez), Adolphe Candé (il direttore), Régina Thomas (Denise). Prod.: La Centrale Cinématographique. 35mm. L.: 2225 m. D.: 97’ a 20 f/s. Col. (imbibito / tinted).
Storico delle edizioni
Insomma, ho girato La Sirène des Tropiques senza aver letto la sceneggiatura. Nessuno ha avuto né la cura, né l’attenzione di farmela tradurre in inglese. E perché mai, giusto? D’altronde quella sceneggiatura scadente sarebbe stata aggiustata mentre si facevano le riprese […]. Insomma, ero Papitou ne La Sirène, negli studi Nathan, a rue Francoeur, al Teatro Mogador a Épinay, in un villaggio negro a Fontainebleau e a Le Havre. […] In questo film ne ho viste di tutti i colori e sono stata vista di tutti i colori. […] A Épinay lo studio Éclair era trasformato in un villaggio negro. […] Accanto a noi stavano girando Madame Récamier. L’accostamento era per lo meno curioso. Negri e sanculotti bevevano come fratelli in un angolo dello studio. Cosa che faceva dire a monsieur Barre, amministratore degli stabilimenti Aubert: “Lo vedete che il fiume Niger, checché se ne dica, non è poi così lontano dalla Senna?”. E ballavo il charleston mentre si ghigliottinava… […] Non avevo alcuna nozione cinematografica. Sono caduta nel cinema, ci sono caduta dentro come si dice: ‘come una pera’, giusto? O piuttosto, plin, ci sono stata spinta dentro con gentilezza. E adesso sbrogliatela da sola, mademoiselle. C’è da dire che il mio era, diciamolo, ‘un nome di richiamo’. È sempre un’ottima ciambella di salvataggio. Nessun regista si è mai sognato di fornirmi le basi necessarie, nessuno si è sognato di aiutarmi, di insegnarmi ciò che ignoravo, ciò che bisogna sapere prima di cominciare a girare. Allora ho nuotato… cioè non ho saputo farlo, non sono stata in grado di nuotare. Se dovessi comparire oggi davanti a un tribunale cinematografico per ciò che ho girato, sarei senza dubbio riconosciuta colpevole, ma anche e prima di tutto assolutamente irresponsabile. […] Ma insomma, l’esperienza si paga e pure tanto. Adesso lo so. Non voglio più danzare, cantare, recitare, girare, solo perché il mio è un ‘nome di richiamo’.
Joséphine Baker (con Marcel Sauvage), La mia vita, EDT, Torino 2023
“Già due volte la Baker era stata filmata: si tratta dei suoi spettacoli del 1926 e 1927 alle Folies-Bergère. Queste esperienze erano state assai spiacevoli. Lei non conosceva nulla né dell’illuminazione né del trucco del cinema. Senza prodotti con cui proteggersi, i riflettori le bruciavano gli occhi e l’accecavano. Ma intanto, era stata scelta come vedette di un film per il quale il celebre romanziere Maurice Dekobra aveva scritto la sceneggiatura, con i suggerimenti di Pepito (Abatino). Produttore e regista, Mario Nalpas doveva dirigere La Sirène des tropiques insieme ad un assistente spagnolo, molto giovane, di nome Luis Buñuel. Il film, muto, fu girato nel corso dell’estate 1927 nella foresta di Fontainebleau, che peraltro non si vede granché, essendo la maggior parte della storia pensata per un’ambientazione alle Antille.
Grosso modo, il film riprende la storia di Cenerentola, personaggio che, nella sua carriera cinematografica, Joséphine sembrava destinata a incarnare”.
(Phyllis Rose, Jazz Cleopatra. Joséphine Baker in her Time, Doubleday, New York, 1989)