[FILM]
R.: Germaine Dulac. S.: Antonin Artaud. In.: Alex Allin, Genica Athanasiou, Lucien Bataille.
35mm. L.: 750m. D.: 28’ a 18 f/s. bn.
Storico delle edizioni
Alla prima proiezione pubblica del 9 febbraio 1928, questo film, basato su una sceneggiatura del poeta surrealista Antonin Artaud, fu oggetto di un’aspra e vivace polemica, che a lungo venne ripresa per screditare la Dulac. Mentre alcuni lo consideravano un travisamento del testo di Artaud, il film può anche essere riletto alla luce della concezione che la Dulac aveva del cinema come studio sul ritmo; infatti, per descrivere il film, scrive: “tutti i miei sforzi sono stati dedicati a ricercare i punti armonici dell’azione descritta nel testo di Artaud, e a collegarli con i ritmi più adatti. (…) Esistono due tipi di ritmo: il ritmo dell’immagine e il ritmo delle immagini. Ciò significa che un gesto dovrebbe avere una durata corrispondente al valore armonico della sua espressione, e al ritmo che lo precede e lo segue: il ritmo nell’immagine. Poi c’è il ritmo delle immagini: un accordo di diverse armonie. Posso dire che nessuna delle immagini del film è casuale (…) gli effetti per me erano meno importanti del tempo, del ritmo e dell’orchestrazione visiva, di cui erano solo uno degli elementi”. La versione qui presentata è stata recentemente restaurata dal Nederlands Filmmuseum a partire da quattro diverse copie 35mm.
Tami Williams
Questo soggetto non è la riproduzione di un sogno e non deve affatto essere considerato come tale. Non cercherò di scusarne l’apparente incoerenza con la facile scappatoia dei sogni. I sogni hanno più che una loro logica. Hanno una loro vita, di cui non appare più che un’intelligente e oscura verità. Questo soggetto ricerca la verità oscura dello spirito in immagini fatte unicamente da se stesse, e che non traggono il loro senso dalla situazione in cui si sviluppano ma da una sorta di necessità interiore e potente che le proietta nella luce di un’evidenza inoppugnabile. La pelle umana delle cose, il derma della realtà, ecco con cosa il cinema gioca innanzi tutto. Esso esalta la materia e ce la fa apparire nella sua spiritualità profonda, nelle sue relazioni con lo spirito da cui essa stessa discende. Le immagini nascono, si deducono le une dalle altre in quanto immagini, impongono una sintesi obiettiva più penetrante di qualsiasi astrazione, creano mondi che non domandano niente a nessuno.
Antonin Artaud, Oeuvres complètes, Gallimard, 1978
Crediti di restauro
Copia restaurata nel 2004 in collaborazione con Lightcone, ZDF e Arte