[FILM]

LA CATASTROPHE DE COURRIÈRES: 1200 VICTIMES

Cast and Credits

Prod.: Warwick Trading Company. 35mm. L.: 130 m. D.: 7’ a 16 f/s. Bn

Storico delle edizioni

Scheda Film

CAPITOLO 2: EMPATIA E DISASTRO

Il cinema descrive il mondo così com’è o ne teatralizza una scheggia. Entrambe le pratiche possono condurre a un’esperienza immediata della realtà – indipendentemente da come le immagini siano state prodotte. L’empatia del pubblico può dunque essere suscitata da immagini tanto ‘reali’ quanto ‘messe in scena’. Il programma che presentiamo riflette su questa intrinseca qualità del cinema. Gli spettatori di oggi devono però considerare che una delle caratteristiche del cinema delle origini è il fatto di non essere ancora standardizzato e quindi, spesso, di non censurare le immagini quando queste risultano, secondo le nostre abitudini, troppo crude. Proviamo un empatico disagio quando vediamo Max Linder penzolare da un albero con un cappio al collo, decisamente troppo a lungo per i tempi d’una comica su un amante infelice, o quando, in un documentario sull’India, guardiamo le secchiate d’acqua rovesciate sul corpo nudo d’un bebè. Molti saranno turbati dalle riprese documentarie del terremoto di San Francisco o dell’incidente minerario di Courrières, in Francia; si sentiranno coinvolti dalle sofferenze della maternità al centro di un film drammatico; e (così si spera) resteranno scioccati davanti all’esplicito razzismo su cui si basa l’ultimo film in programma, una comica. Quel che sentiamo, e con quale intensità, dipende sempre dallo spettatore – non importa se il film è fatto bene o male, né se gli eventi colti dalla cinepresa sono veri o fittizi.

Karl Wratschko

Copia proveniente da

Edizione2026
SezioneIl secolo del cinema: 1906
Proiezioni
24 GIUGNO 2026[14:30]
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni

Scheda Film

Un genere: le attualità

Quando oggi usiamo la definizione “attualità ricostruita”, lasciamo spesso intendere che questo genere di rappresentazione, che riferisce un avvenimento attraverso la sua messa in scena, potesse essere falsa e ingannevole per lo spettatore. È vero che alcuni testi, a metà tra il serio e il faceto, o alcuni disegni che trattavano l’argomento da un punto di vista astutamente commerciale, giocavano con l’ingenuità del pubblico.

Ma noi siamo convinti che si tratti di un topos, poiché ben si inserisce nell’idea di una ricezione primitiva dell’immagine cinematografica. Che si tratti insomma di una variante della famosa leggenda secondo cui il pubblico si spostava veramente quando sullo schermo arrivava il treno alla stazione de La Ciotat. Useremo esclusivamente l’espressione presente nei cataloghi: “vedute di attualità”, che può benissimo definire sia immagini riprese en plein air sia scene ricostruite in studio, purché rappresentino un fatto di cronaca più o meno recente, più o meno sensazionale, più o meno correlato con altre immagini e altri racconti. E mostreremo le une e le altre, talvolta anche le une nelle altre.

Quando, partendo dai titoli presenti in un catalogo di vendita, ricerchiamo nella stampa coeva gli avvenimenti e le date, è sorprendente constatare a che punto le “vedute di attualità” riguardassero soggetti familiari agli spettatori che leggevano “L’Illustration” o “Le Petit Journal”, per citare esempi francesi.

Il nostro programma si propone di far conoscere alcune delle modalità di informazione visiva in uso prima dell’era del cinegiornale. Tre o quattro anni dopo, l’arrivo di questo nuovo genere sarà la probabile causa della scomparsa di ciò che caratterizzava gli anni dal 1900 al 1905: l’attualità rappresentata o messa in scena; una forma, sia detto en passant, che i quadri del Museo Grévin usavano già da parecchio tempo.

Roland Cosandey

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Copia stampata nel 2005

Edizione2005
SezioneCento anni fa: 1926