[FILM]

FOUR SONS

Cast and Credits

F.: George Schneiderman, Charles G. Clarke. Sc.: Philip Klein dal romanzo omonimo di Wylie. Titoli: Katherine Hilliker, H. H. Caldwell. M: Margaret V. Clancey. Canzone: Little Mother, Erno Rapee, Lew Pollack. Arr. Mus: S. L. Rothafel. In.: James Hall (Joseph Bernle), Margaret Mann (nonna Bernle), Earle Foxe (Von Stomm), Charles Morton (Johann Bernle), Francis X. Bushman, Jr. (Franz Bernle), George Meeker (Andres Bernle), Albert Gran (il portalettere), Frank Reicher (insegnante), Hughie Mack (albergatore), Michael Mark (inserviente di Von Stomm), August Tollaire (borgomastro), June Collyer (Ann), Wendell Phillips Franklin (James Henry), Ruth Mix (la ragazza di Johann), Jack Pennick (l’amico di Joseph), Leopoldo Arciduca d’Austria (il capitano tedesco), Robert Parrish (il bambino), L. J. O’Connor (la locandiera). P.: Fox Film Corp. 35 mm. D.: 99’ a 24 f/s.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Il capolavoro del 1927 di F.W. Murnau Sunrise: A Song of Two Humans fece un’impressione enorme a Hollywood. In partenza per la Germania, dove avrebbe incontrato Murnau, Ford concesse un’intervista al “Moving Picture World” che riferiva: “Dopo aver visto dei giornalieri di Sunrise, Ford ha affermato di ritenere che si tratti del più grande film mai prodotto. Ford ha detto di dubitare che nei prossimi dieci anni possa essere realizzata una pellicola migliore”. L’esplicita e finanche eccessiva imitazione di Murnau, girata da Ford nel 1927 e distribuita all’inizio dell’anno successivo con una colonna sonora musicale ed effetti sonori sincronizzati, si intitolava Four Sons. Fotografato sontuosamente da George Schneiderman e Charles G. Clarke, con l’impiego di frequenti movimenti di macchina, il film rende ancora più esplicito l’omaggio stilistico a Murnau evocando le sofferenze di una famiglia tedesca decimata dagli orrori della Grande guerra. Ford considerava Four Sons la “prima storia veramente buona” che avesse mai girato (era l’adattamento di un racconto, apparso sul “Saturday Evening Post”, di A.R. [Ida Alexa Ross] Wylie, che gli fornì anche il materiale di partenza per Pilgrimage, del 1933).
Il film narra di una madre bavarese (Margaret Mann) che giunge in America dopo la morte in battaglia di tre dei suoi figli. Ford passa da una descrizione comica e quasi da operetta della vita provinciale d’anteguerra a scene da incubo, stilizzate all’estremo, di massacri su un campo di battaglia avvolto nella nebbia. Il regista comunica efficacemente dramma di una donna normale travolta da eventi epocali che sfuggono al suo controllo, ma la stravaganza visiva del film soffoca a volte la semplicità emotiva della storia, la situazione tipicamente fordiana di una famiglia del Vecchio Continente distrutta e ricostituita in un nuovo paese.
(da Searching for John Ford)

Copia proveniente da
Edizione2010
Versione del filmDidascalie inglesi
SezioneIl Primo John Ford

Scheda Film

Lessi il romanzo di Wylie in qualche rivista, e convinsi la produzione a comprarlo. È abbastanza curioso, ma fu uno dei film che fece più soldi in assoluto. Detiene ancora il record delle presenze al Roxy, che era uno dei più grandi cinema del mondo. Naturalmente altri film l’hanno superato negli incassi, perché all’epoca i prezzi dei biglietti d’ingresso erano molto più bassi – un quarto invece di due dollari. Mi piace molto questo film”.

John Ford, in P. Bogdanovich, Il cinema secondo John Ford, Parma, Pratiche, 1990

Aldilà del patetismo, ci sono sentimenti genuini: la forza dell’affetto familiare e la tragedia della separazione sono molto sentiti, e così pure la venerazione di Ford per l’indistruttibile amore materno di una donna semplice. (…) Non ci sorprende che fosse uno dei film ai quali era particolarmente affezionato. Il suo cuore irlandese si commuoveva al pensiero della casa, della famiglia e dell’amore materno: temi che non sono meno veri per il fatto di essere stati affrontati in modo molto spesso banale. È il necessario rovescio del mondo dell’azione, dell’avventura e dell’amicizia virile di film come Iron Horse e Donovan’s Reef. E inoltre Ford – cui sembrava tanto difficile costruire una famiglia felice in grado di sostituire quella che aveva perso, o che immaginava di aver perso – fu sempre sensibile ai temi della separazione, della perdita, dell’addio. Che infatti affiorano in Straight Shooting, sono alla base di Four sons e daranno profondità e risonanza a tanti altri capolavori. Nel 1927 Ford era andato in Baviera per girare gli esterni di Four sons. Qui si era incontrato con Murnau che aveva appena firmato un contratto con la Fox, e a Berlino aveva conosciuto molti altri registi dei quali aveva visto i film. In Four sons si possono notare alcune conseguenze di questi incontri: si dice infatti che le scene di guerra siano state girate nei set costruiti dalla Fox per Aurora, che Murnau diresse ad Hollywood l’anno dopo. La consapevolezza del ruolo della macchina da presa, la sensibilità per le inquadrature e l’illuminazione facevano parte delle doti naturali di Ford; ma indubbiamente Murnau e colleghi gli rivelarono uno stile più ricercato.

Lindsay Anderson, John Ford, Milano, Ubulibri, 1985

Molte sue pellicole raccontano storie di uomini, qualcuna parla di uomini e di donne, Four Sons narra la storia di una donna, una madre, la vicenda di un amore assoluto, profondo, viscerale, incorrotto, incondizionato e solare ovvero l’apoteosi di quella virtù che molti bollano come “retorica”, mentre è lo scrigno che racchiude tutta l’opera di John Ford: la purezza. Ho dunque aperto il mio cuore alla purezza e alla poesia, scrivendo di petto tutto ciò che queste immagini mi hanno gridato, sussurrato, consolato, carezzato, sorriso, lacrimato, preoccupandomi solamente di tagliare le note con l’accetta, così come – senza fronzoli – John Ford tagliava i suoi personaggi. È stata una grande fatica, senza dubbio la più faticosa partitura che abbia finora scritto, ulteriore prova che, nella finzione come nella realtà, essere puri è un’impresa disperata dove la soddisfazione e la gioia profonde provate al termine, sono pari ai biblici sforzi sostenuti; soddisfazione e gioia che, per quel che compete alla musica, spero riuscirò a trasmettere al pubblico di Piazza Maggiore.

Antonio Coppola

 

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Partitura scritta e diretta da Antonio Coppola
Eseguita da Crunch Orchestra con Olivia Amici (Pianoforte solista), Valentino Corvino (Violino solista) e Fabio Battistelli (Clarinetto solista). Coordinatore dell’orchestra: Paolo Zampini.

Edizione2000
Versione del filmDidascalie inglesi
SezioneRitrovati e Restaurati