[FILM]
Sog.: Washington Borg. F.: Emilio Guatari. Int.: Berta Nelson, Ugo Gracci, Rina Maggi, Luigi Maggi, Raimondo van Riel. Prod.: Film d’Arte Italiana. 35mm. L.: 1123 m. D.: 58’ a 19 f/s. Col. (da un positivo nitrato imbibito).
Storico delle edizioni
Berta Nelson (1890-?), soprano, attrice, produttrice, nasce a Odessa in una famiglia ebraica. Il suo vero nome è Berta Isaakovna Kacenel’son (Katzenelson). Non si hanno notizie della sua attività in Russia. Nel 1912 debutta al Teatro Mercadante di Napoli come cantante lirica; fino al 1922 appare in diciotto film, di cui cinque prodotti tra il 1921 e il 1922 dalla sua casa cinematografica, la Nelson Film.
Nelson appartiene a quella ristrettissima aristocrazia di attrici cinematografiche, per le quali i successi dello schermo non sono che un riflesso dei trionfi della scena. […] Di lei restano per fortuna sei o sette film, due dei quali della Itala, Come una sorella (1912) e Vittoria o morte! (1913). In quest’ultimo, la Nelson interpretò un’audace fanciulla che guida spericolatamente automobili, pilota personalmente un aereo da cui si getta in mare per raggiungere una nave e recuperare dei documenti sottratti da una spia: il suo è un personaggio femminile assolutamente insolito nel panorama cinematografico italiano del 1913, che peraltro la Nelson rende con assoluta padronanza. […] Nel 1917 recita in Fiamma simbolica di Eugenio Perego, un film psicologico-poliziesco, in cui si cimenta nella parte della moglie che cerca l’assassino dell’amato marito, ma che finirà per spegnere la fiamma che illuminava il suo amore – suo marito non è la vittima, ma il carnefice, colpevole di avere usato violenza a una giovane.
Sarà Berta Nelson ad accogliere il gruppo di connazionali esuli dopo la rivoluzione e a presentarli ad Ambrosio, dando così modo al regista Aleksandr Ural’ski e agli attori Tat’iana Pavlova e Osip Runič di creare per la casa torinese una serie russa, che comprende tre o quattro film, oggi tutti andati disgraziatamente perduti che la critica del tempo – un po’ malevolmente – consigliava registe e attori di andare a vedere per prendere nota e imparare.
Vittorio Martinelli, in Cabiria e il suo tempo, a cura di a cura di Paolo Bertetto e Gianni Rondolino, Museo Nazionale del Cinema/Il Castoro, Torino-Milano 1998
Accompagnamento al piano di Donald Sosin
In Vittoria o morte! (Segundo de Chomon, 1913), presentato lo scorso anno all‘interno della rassegna sulle donne avventurose del cinema muto, Berta Nelson è l‘impavida eroina che si getta dall‘aeroplano su una nave in fiamme nel film; poi, nel 1921, diventa produttrice. In Fiamma simbolica, film ‘psico-poliziesco’ recita invece la parte della moglie che cerca l‘assassino dell‘amato marito, ma che finirà per spegnere la fiamma che illuminava il suo amore – suo marito non è la vittima, ma il carnefice, colpevole di avere usato violenza ad una giovane.
(Mariann Lewinsky)
Il film, infatti, realizzato nel 1917, ottenne il visto di censura solo due anni dopo, uscì in poche città e scomparve quasi subito dalla circolazione. Fiamma simbolica, opera non priva di una sua malinconica grazia, è anche una conferma dell’indubbio talento di Eugenio Perego (1876-1944), a stento ricordato come esecutore di qualche film dambriano (Papà mio, mi piaccion tutti!, La chiamavano Cosetta). In realtà, Perego, che agli inizi della sua carriera aveva fatto l’attore, l’operatore e lo sceneggiatore prima di diventare regista, può vantare nella sua filmografia titoli non certo minori, a cominciare da I due sergenti (1913) a tutta una serie di film realizzati a Milano con la spigliata Una Millefleurs. Nel 1917 dirige Musidora nel suo unico film italiano, La vagabonda, da un racconto di Colette; divenne poi il regista di fiducia di Pina Menichelli, dal Padrone delle ferriere al Giardino delle voluttà, a La disfatta dell’Erinni e La storia di una donna (…) Dopo due allegri film con Galaor (Galaor contro Galaor) e Saetta (Caporal Saetta), si trasferì a Napoli, dove la sua riduzione della pochade Mam’zelle Nitouche (Santarellina), con Leda Gys, ebbe un larghissimo consenso di pubblico e di critica. Gustavo Lombardo non se lo fece sfuggire e finché la Casa napoletana fu attiva, gli affidò altri otto film a gloria della Gys, una serie di indiavolate commedie a sfondo partenopeo, che furono i maggiori successi del cinema italiano nei peggiori anni della crisi; con l’ultimo di questi, La signorina Chicchiricchi, Perego e la Gys si ritirarono dal cinema.
Buon narratore, dotato di un istinto sempre controllato e di uno straordinario senso dello spettacolo, i film che ci restano di lui testimoniano una direzione ragionata ed elaborata, una “cultura” cinematografica perfettamente assimilata.
(Vittorio Martinelli, Catalogo Il Cinema Ritrovato 1991, Cineteca di Bologna, Bologna 1991)