[FILM]
Scen.: Charles Vanel. F.: Georges Asselin. Scgf.: Armand Bonamy. Int.: Charles Vanel (il cavatore), Sandra Milowanoff (la moglie). Prod.: Les Films Fernand Weill. DCP. D.: 90’. Bn.
Storico delle edizioni
Dopo nozze riuscite con la donna amata (Sandra Milowanoff) e l’inizio di una felice vita coniugale, un cavatore (Charles Vanel) è vittima di un incidente provocato da un’esplosione nella cava in cui lavora. Rimasto sfigurato, è costretto a portare una maschera. Charles Vanel, attore in un centinaio di film (tra cui, per citarne solo due, lo straordinario Le Diable souffle di Edmond T. Gréville e l’acclamato Vite vendute di Henri-Georges Clouzot), passò dietro la macchina da presa quando era all’apice della sua popolarità di attore del muto. Era il 1929. Regista di un solo lungometraggio, con Dans la nuit firmò un film sconvolgente, sorprendente, in cui diede prova di un incredibile senso dell’inquadratura e del montaggio e di una folle modernità, e ricompose con Sandra Milowanoff la coppia già formata sullo schermo in LaFlambéedesrêves, Pêcheurd’Islande(entrambi di Jacques de Baroncelli, 1924) e LaProieduvent (René Clair, 1927). “Un dramma di atmosfera operaia”: così amava definire questa storia che rendeva omaggio a suo padre. All’uscita del film la critica lo elogiò: “Vanel ottiene di colpo l’intensità del grande dramma. Una folle sincerità si impadronisce delle immagini. Una convincente e dolorosa crudeltà. Finalmente qualcosa di potente. Il regista Vanel dice alla vita il fatto suo” (Michel Gorel, “La Revue du cinéma”, 1930). Ma l’epoca del muto era finita. Quando Dans la nuitarrivò sugli schermi, nel maggio 1930, regnava ormai il sonoro e il film fu ritirato dalle sale. Per questo è forse l’ultimo muto francese. Caduto nell’oblio, Dans la nuit ritrova oggi il suo splendore grazie al sublime restauro di Éclair Classics, su iniziativa dell’Institut Lumière, al quale Charles e Arlette Vanel lasciarono il film in eredità nel 1998.
Crediti di restauro
Restaurato in 4K nel 2022 da Institut Lumière con il sostegno di CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, Hollywood Foreign Press Association, Laurent Gerra e Michel Merkt presso il laboratorio Éclair Classics, a partire dal nitrato negativo originale conservato presso La Cinémathèque française
Dans la nuit di Charles Vanel è un film eccezionale per più di un motivo. Diretto da un attore in un periodo in cui il va e vieni davanti e dietro la macchina da presa era meno frequente d’oggi, fu girato in piena irruzione del sonoro: è quindi uno degli ultimi film muti francesi. Dal momento che la vicenda si svolge a Jujurieux en Bugey, vicino a Lione, trentacinque anni dopo il lancio del Cinematografo, possiamo dire che la storia del cinema muto francese comincia con Lumière e finisce con Vanel. La coincidenza non è solo geografica e il confronto non è immeritato: Dans la nuit è un film formidabile, ingiustamente dimenticato e straordinariamente contemporaneo. Quando Arte ha chiesto all’Institut Lumière di riflettere su un’idea del cinema muto, io, Thierry Frémaux e Jacques Deray (per il quale Vanel recitò in Symphonie pour un massacre) abbiamo immediatamente pensato a Dans la Nuit. […] Dalle prime inquadrature, il film mostra un’incredibile inventiva visiva nella descrizione della miniera, libertà di tono per trattare sia il terrore sia la felicità, ricchezza di propositi, cura dell’immagine, attitudine esigente, ritmo: in breve, poesia cinematografica. Vanel è un autentico cineasta moderno e Dans la nuit un film d’autore. Opera sfortunatamente unica, o quasi. Nel 1930, il sonoro comincia a far piazza pulita e il pubblico non andò incontro a Dans la Nuit. Charles Vanel, malgrado un secondo tentativo, non si riprenderà mai da questo insuccesso. È impossibile non pensare allo scacco di The Night of the Hunter, che costrinse Charles Laughton a rinunciare a una promettente carriera di regista.
Bertrand Tavernier
Avevo davanti a me il puro e rude Pêcheur d’Islande, l’eroico ufficiale di Feu, l’avventuroso aviatore di La Proie du vent, nonché il ragazzo cattivo di Paname; ma questo non mi bastava. Attraverso tutte queste personalità così diverse, ne cercavo un’altra, ben nascosta. Quella del creatore di un’opera che sgorga dal cuore, un’opera in cui, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare da un attore con una lunga carriera alle spalle, il mestiere lasciava costantemente posto alla sincerità. Quella dell’autore di queste immagini dure, semplici e belle, al servizio di una storia terribile, dolorosa, anche brutale, di una potenza raramente sorpassata in tutto il cinema francese”
Marcel Carné, Cinémagazine, 7, 1930
Crediti di restauro
Copia restaurata nel 1983, con didascalie rifatte.