[FILM]
Trasl. ing.: Bronenosets Potyomkin] Scen.: Nina Agadžanova-Šutko, Sergej Ėjzenštejn. F.: Ėduard Tissė. Scgf.: Vasilij Rachal’s. Mus.: Edmund Meisel. Int.: Aleksandr Antonov (marinaio Vakulinčuk), Vladimir Barskij (comandante Golikov), Grigorij Aleksandrov (ufficiale Giljarovskij), Aleksandr Levšin, Andrej Fajt, Marusov (ufficiali), Zavitok (medico di bordo Smirnov), Michail Gomorov (marinaio nel comizio), Ivan Bobrov (marinaio recluta). Prod.: Goskino. 35mm. L.: 1401 m. D.: 68’ a 18 f/s. Bn
Storico delle edizioni
Nel 1925 l’Unione Sovietica festeggiava il ventennale della sua prima rivoluzione. Era la prima celebrazione del nobile prologo alla Rivoluzione d’ottobre. In marzo venne avviato un ambizioso progetto cinematografico chiamato 1905, e il ventisettenne Sergej Ėjzenštejn fu chiamato a dirigerlo. Si pensava a un racconto articolato e d’ampio respiro, che contenesse vari episodi dedicati agli avvenimenti del 1905; il tempo a disposizione era pero davvero troppo esiguo, solo nove mesi complessivi di lavorazione: l’uscita del film era programmata per l’ultimo giorno dell’anno. […] Hans Richter conservava un ricordo interessante su come Ėjzenštejn avesse creato il suo film, condensando l’anno 1905 in pochi elementi freschi e drammatici: “Il mare, la città di Odessa, la corazzata, la scalinata monumentale, la gente della città, i cosacchi. ‘Ho scatenato il conflitto fra questi elementi’ mi racconto Ėjzenštejn. ‘E cosi, partendo da questi luoghi e da questi oggetti, ho costruito la storia, stando soltanto in piedi in cima alla scalinata”. I film non sono soltanto quello che sembrano: ci sono cose nascoste, il cinema e intrinsecamente anche l’arte dell’invisibile. Ėjzenštejn aveva visto con i suoi occhi, all’età di sette anni, le violenze del 1905: voleva trasmettere quella sensazione fisica. La prospettiva del bambino e una delle chiavi per entrare nello scenario profondo dell’anima del Potëmkin, uno scenario governato dalla minaccia, dal terrore irrazionale, e dalla curiosità immensa sull’essere umano. Vent’anni dopo, dalla cima della scalinata, Ėjzenštejn poteva sperimentare una folgorante immedesimazione con quello che i cittadini di Odessa avrebbero provato nei momenti decisivi dell’anno 1905, sulla stessa scalinata, se davvero fossero stati la. […] Come nelle pagine dei migliori scrittori che hanno descritto Odessa – Babel’ e Paustovskij – nella Bronenosec Potëmkin risplende la magica capacita di farci sentire l’aria, il calore, il mondo filtrato attraverso i sensi umani. Forse in questo c’è una reale contraddizione fra le successive riflessioni teoriche di Ėjzenštejn e la forte calda vitalità che il film trasmette.
Peter von Bagh, In cima alla scalinata, in La corazzata Potëmkin, Edizioni Cineteca di Bologna, Bologna 2017
Nella primavera del 1925 il giovane Sergej Ejzenštejn, che aveva appena esordito alla regia con Sciopero!, si vide affidare la direzione di un film che doveva celebrare il ventesimo anniversario della Rivoluzione russa del 1905. Il film, intitolato Bronenosec Potëmkin, fu girato e montato in quattro mesi. Pur limitandosi formalmente all’episodio del 1905 – la rivolta dei marinai di una nave militare alla fonda nel Mar Nero – il film rifletteva i temi fondamentali della Rivoluzione: la crudeltà del regime autocratico e la tensione sociale verso la libertà.
La prima si tenne il 21 dicembre al teatro Bol’šoj, in occasione delle celebrazioni per il giubileo. Nonostante l’accoglienza trionfale, la commissione per la cinematografia decise inizialmente di proiettare il Potëmkin solo nei circoli dei lavoratori, a conclusione di conferenze e riunioni: non si pensava infatti che il pubblico cinematografico sarebbe stato attratto da un film senza star e privo del consueto intreccio amoroso o avventuroso. La leggenda narra che il poeta futurista Vladimir Majakovskij minacciò di picchiare i responsabili con il suo pesante bastone se il film non avesse avuto una distribuzione di massa. I primi giorni di proiezione nelle sale dimostrarono che ‘senza eroi individuali’ e ‘senza una storia di intrighi’ il film sapeva competere efficacemente con il maggiore successo commerciale di Hollywood di quell’anno, Robin Hood con Douglas Fairbanks.
Nella primavera del 1925 la censura tedesca tentò di impedire l’uscita in sala del Potëmkin temendo che un film sulla Rivoluzione del 1905 in Russia potesse suscitare sentimenti rivoluzionari in Germania con la sua forza emotiva. I deputati socialdemocratici del Reichstag vinsero la causa contro la censura dimostrando che il film non risultava in alcun modo ‘sovversivo’. Anzi, esso si fondava non solo sullo slogan democratico “lotta al dispotismo e all’ineguaglianza sociale”, ma anche sull’appello umanistico a “cessare la violenza reciproca”. Ciò nonostante il film dovette subire i tagli della censura, e in alcune zone della Germania fu proibita la magnifica colonna sonora appositamente composta da Edmund Meisel.
In gran parte dell’Europa, dell’Asia e dell’America meridionale i censori non si mostrarono meno miopi e timorosi dei colleghi tedeschi, tanto che Bronenosec Potëmkin fu a lungo interdetto. Solo dopo la Seconda guerra mondiale tornò a circolare: con colonna sonora nei cinema, muto nelle cineteche e ai festival. All’esposizione di Bruxelles del 1958 figurava in testa alla classifica dei dodici migliori film di tutti i tempi, e da allora è considerato un capolavoro indiscusso d’importanza mondiale.
Negli ultimi anni, grazie all’impegno profuso dagli archivi di Russia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti e al lavoro di storici del cinema, compositori e registi è stato possibile ripristinare le versioni originali del film di Ejzenštejn e della colonna sonora di Meisel. Oggi Bronenosec Potëmkin ci appare non meno vivo e coinvolgente di novant’anni fa. E la tematica principale del film conserva tutta la sua attualità: accanto alla Libertà e all’Uguaglianza dell’umanità è necessaria la Fratellanza, la rinuncia alla violenza, il riconoscimento del legame che lega tutti noi sulla Terra.
Naum Klejman
La recensione su Cinefilia Ritrovata
Die Freunde der Deutschen Kinemathek, Berlin
Crediti di restauro
Restaurato in 35mm nel 2005 da Deutsche Kinemathek con il sostegno di Bundesarchiv-Filmarchiv, BFI – National Archive e Russian State Archive of Literature and Arts (RGALI). Per la versione restaurata la musica originale composta da Edmund Meisel per la prima tedesca del 1926 è stata restaurata da Helmut Imig con l’aiuto di Lothar Prox. Musiche originali di Edmund Meisel eseguite dalla Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna diretta da Helmut Imig