[FILM]
S.: dalla commedia di Philip Dunning, George Abbott. Sc.: Edward T.Lowe Jr. F.: Hal Mohr. In.: Glenn Tryon (Roy Lane), Evelyn Brent (Pearl), Merna Kennedy (Billie Moore), Thomas E.Jackson (Dan MacCorn), Robert Ellis, Paul Porcasi, Otis Harlan, Marion Lord, Fritz Feld, Gus Arnheim and his Orchestra. P.: Universal. 35mm.
Storico delle edizioni
Con le sue 603 repliche a Broadway nel 1926, il musical di George Abbott e Philip Dunning era stato un clamoroso successo teatrale, lodato per il suo gergo urbano contemporaneo e l’ambientazione realistica nel mondo della malavita. Intuendo che sarebbe stato un perfetto trampolino di lancio per il sonoro, il capo della Universal Carl Laemmle se ne aggiudicò i diritti per 225.000 dollari. Dopo il trionfo critico e artistico di Primo amore (1928), il produttore Carl Laemmle Jr. e il regista Paul Fejos furono incaricati di trasformare il celebre materiale teatrale nel secondo film interamente parlato della Universal. Fejos però capì che quella storia infarcita di dialoghi sui sogni di gloria di un cantante e ballerino non aveva il respiro e la portata che servivano a una produzione Universal di grande richiamo, e decise di dilatare il film con l’aggiunta di numeri musicali e sequenze ambientate nel locale notturno.
Per il Paradise Night Club, costruito nel più grande teatro di posa adattato per il sonoro della Universal, lo scenografo Charles D. ‘Danny’ Hall progettò un suggestivo set d’ispirazione cubista, e il finale del film fu valorizzato da una sequenza in Technicolor a due colori. Per vivacizzare ulteriormente le scene nel cabaret, Fejos e il direttore della fotografia Hal Mohr fecero fabbricare una sofisticata piattaforma mobile chiamata gru Broadway. La meraviglia ingegneristica costò 50.000 dollari, era lunga sette metri e mezzo, pesava ventotto tonnellate e poteva muoversi in maniera fluida e rapida in tutte le direzioni, permettendo all’operatore di filmare da qualsiasi altezza e angolazione. Per ammortizzare l’investimento, la gru fu riutilizzata più volte dalla Universal, soprattutto in All’Ovest niente di nuovo e King of Jazz. Broadway ebbe lo strabiliante costo di produzione di un milione e mezzo di dollari, e malgrado alcune buone recensioni non incontrò il favore del pubblico, per il quale le storie ambientate nel mondo dello spettacolo non erano più una novità.
James Layton e David Pierce
Crediti di restauro
Questa nuova copia di Broadway è stata stampata dal negativo camera originale bianco e nero. I due minuti del finale in Technicolor – finora disponibili solo in copie sbiadite e opache – sono stati sottoposti a restauro digitale dalla Universal utilizzando i migliori elementi a colori disponibili conservati dal Magyar Nemzeti Digitális Archívum és Filmintézet (MaNDA)
Acclamato dalla critica e di grande successo commerciale, Broadway è il primo film a grosso budget diretto da Paul (Pal) Fejos a Hollywood. The Last Moment, il primo film americano di Fejos, lo aveva imposto all’attenzione dei produttori, che gli affidarono Lonesome e poi la versione cinematografica di Broadway, un musical che aveva fatto epoca sui palcoscenici newyorkesi. Il cast fu preso quasi interamente dalla versione teatrale, furono costruiti set giganteschi e il finale fu girato in Technicolor bicromo, come si addiceva ai grandi musical.
Nato nel 1898 in Ungheria, dove diresse alcuni film prima di partire per Hollywood, Fejos è un regista che attraversa l’Europa e gli Stati Uniti proprio nel momento della transizione al sonoro. Dopo Lonesome e Broadway, Fejos dirige la versione tedesca di The Big House (la cui versione americana, di Hill, presentammo al Cinema Ritrovato 1990); poi torna in Europa dove, fra gli altri, realizza Marie, legende Hongroise, altro film del passaggio al sonoro.
Broadway – che qui presentiamo nella copia francese, priva di colonna sonora e con didascalie, cioè nella forma in cui arrivò in molti paesi europei, non ancora attrezzati per il sonoro – è ancora una volta un film che mescola le carte dei generi: film sulla metropoli, sul gangsterismo, sul musical. Ma è soprattutto un film di “meraviglie”, di grandi effetti spettacolari: movimenti di macchina, colori, musica, effetti sonori, scenografie. In fondo, si può dire, anche un film sul cinema, un gigante sintetico capace di produrre meraviglie inaspettate.
“Il padre di tutti i film su night-club e gangster – e ancora il migliore. Potrete disapprovare i set eccessivamente elaborati dati alla commedia di Dunning e Abbott, ma non avrete nulla da dire su Paul Fejos, che ha trattato la storia in modo diretto e preciso. Non troverete un talkie arruffato, che cerca di cavarsela grazie all’interesse della novità, ma un dramma esperto, dialoghi concisi, tensione drammatica, e – perlopiù – buona recitazione. (…) Broadway è intessuto di theme songs, con speciali numeri di ballo, e una gigantesca scena in un cabaret tre volte più grande di qualsiasi night-club di New York. (…) Non sarete delusi dalla versione della Universal di una delle più divertenti commedie presentate nelle ultime stagioni. All Talkie”. (Photoplay, 8/1929)