[FILM]
Scen.: John Abraham F.: Venu. M.: Beena Paul. Mus.: Sunitha. Int.: Joy Mathew (Purushan), Kunhulakshmi Amma (la madre di Purushan), Harinarayan (Hari), Maji Venkitesh (Paru), Nilambur Balan, Itingal Narayani, Nazim, Ramachandran Mokeri, Kallai Balan, Thomas, Venu C. Menon. Prod.: Odessa Movies. Bn.
Storico delle edizioni
Amma Ariyan è l’ultimo lavoro di John Abraham prima di scomparire prematuramente, nel 1987. Il film racconta la storia delle mobilitazioni politiche di matrice rivoluzionaria in Kerala attraverso il prisma del road movie, adottando una struttura iconoclasta in cui flashback, ellissi e inserti scandiscono la narrazione con resoconti personali e storici sulla resistenza sociale e il disincanto politico, tra cui i violenti scioperi operai di Cochin del 1953. Il movimento del Parallel Cinema indiano fu, sotto molti aspetti, la prima vera pratica cinematografica decoloniale emersa in India dopo l’indipendenza, e un’opera politica come Amma Ariyan faceva pienamente parte di un più ampio revisionismo collettivo in atto in quel periodo. John Abraham cattura un momento di crisi e sconvolgimento in cui la resistenza sembra essere ovunque e nasce soprattutto da una gioventù del Kerala galvanizzata dall’impatto del Movimento Naxalita alla fine degli anni Sessanta, un’insurrezione contadina che ebbe vaste implicazioni politiche per l’establishment e per il pensiero politico della sinistra in India. La critica di Abraham alle strutture ortodosse della società indiana – inclusi casta, religione e arti — fu influenzata dal cinema di Ritwik Ghatak, suo insegnante e forse la sua maggiore fonte di ispirazione. Sebbene molti registi del Parallel Cinema siano stati accostati a Ghatak, e autori come Mani Kaul e Kumar Shahani abbiano attinto al suo stile frammentato e melodrammatico, sono i film di John a distillare con maggiore chiarezza un senso di rivolta politica e di critica a un sistema corrotto che è perdurato anche dopo l’indipendenza. Un altro modo di interpretare il film è attraverso la persistenza del trauma, che John Abraham presenta come un fenomeno multilaterale piuttosto che singolare. Egli colloca le storie politiche marxiste del Kerala all’interno di un trauma storico continuo che ha plasmato la vita della classe lavoratrice in modi violenti e debilitanti, riflettendo al contempo sulle conseguenze della rivoluzione e della repressione statale. Ciò che emerge dai resoconti della narrazione è una ferita aperta — una frattura irreparabile che resta oggetto di contesa.
Omar Ahmed
Restaurato da Film Heritage Foundation presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, in collaborazione con Odessa Collective. Il restauro in 4K è stato realizzato a partire da una delle sole due copie sopravvissute, una copia positiva 35mm di prima generazione conservata presso NFDC – National Film Archive of India. Con il sostegno di Film Heritage Foundation.
Nel cinema malayalam lo sviluppo di cooperative cinematografiche, in particolare la Chitralekha in Kerala, condusse alla nascita di una nuova generazione di registi che realizzava film a basso costo spesso girati in esterni. Amma Ariyan appartiene alla seconda ondata del cinema malayalam ed è indubbiamente uno dei film politici più compiuti e complessi del Parallel Cinema. La vicenda si snoda sullo sfondo di un Kerala dominato dal retaggio naxalita, in un’epoca in cui le nuove generazioni guardavano con spirito critico alle conseguenze dell’estremismo politico.
Uno di questi giovani è Purushan (Joy Mathew), un signor nessuno barbuto e introverso. Purushan si sta recando a Delhi quando vede il corpo senza vita di Hari, suonatore di tabla e attivista naxalita. Inizia così il suo viaggio per comunicare alla madre di Hari la morte del figlio. La trama, libera da una vera struttura, si articola attorno a una serie di storie narrate dal punto di vista dei personaggi che Purushan incontra strada facendo.
John Abraham girò solo quattro film prima della morte avvenuta nel 1987. Proveniente da una famiglia tradizionale del ceto medio, iniziò a guardare film a quindici anni. Entrato al Pune Film Institute nel 1965, divenne poi assistente di Mani Kaul sul set di Uski Roti (1969), esperienza per lui determinante. Forse il segno più profondo lasciato da Abraham non furono i suoi film ma il collettivo Odessa Movies, che contribuì a fondare nel 1984 e che proponeva un cinema alternativo a quello commerciale. Amma Ariyan fu finanziato grazie ai titoli 16mm distribuiti dal collettivo, che faceva pagare agli spettatori dieci rupie per ogni proiezione. Evidente nel film l’influenza di esperienze internazionali, in particolare del Terzo Cinema latino-americano, soprattutto nelle sorprendenti riprese a mano e in stile documentaristico che richiamano Soy Cuba (1964) di Kalatozov. In sostanza, Amma Ariyan costituisce una testimonianza storica non ufficiale sulla resistenza, l’ingiustizia e il dissenso, mentre il potente simbolismo junghiano della madre rimanda all’opera iconoclasta di Ritwik Ghatak.
Omar Ahmed
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