[FILM]
Sog.: dal romanzo omonimo (1929) di Erich Maria Remarque. Scen.: George Abbott. F.: Arthur Edeson, Karl Freund. M.: Edgar Adams, Milton Carruth. Scgf.: Charles D. Hall, W. R. Schmitt. Mus.: David Broekman. Int.: Louis Wolheim (caporale Stanislaus ‘Kat’ Katczinsky), Lew Ayres (Paul Bäumer), John Wray (Himmelstoss), Arnold Lucy (professor Kantorek), Ben Alexander (Franz Kemmerich), Scott Kolk (Leer), Owen Davis, Jr. (Peter), Walter Browne Rogers (Behn), William Bakewell (Albert Kropp). Prod.: Carl Laemmle per Universal Studios.
Versione muta, 35mm. D.: 133’. Bn.
Storico delle edizioni
Come Orson Welles un decennio dopo, Milestone si trovò presto in una posizione estremamente precaria: realizzò un film immediatamente definito “fondamentale”, “un classico”, insomma il film che avrebbe posto fine, se non a tutte le guerre, a tutti i film. Come spesso accade nella visione retrospettiva di queste opere, si tende a cercare difetti per confutare quelle affermazioni storiche. Tuttavia, novantacinque anni dopo, i punti deboli di All Quiet on the Western Front sono pochissimi. Il film, sia ben chiaro, è davvero un “capolavoro”, ma soprattutto è una guida alla messa in scena di Milestone.
Tratto dal bestseller dell’autore tedesco Erich Maria Remarque su un gruppo di ingenui ragazzi tedeschi convinti ad arruolarsi durante la Prima guerra mondiale, il film è una discesa in un inferno di fango e filo spinato in cui le mitragliatrici falciano ragazzini in lacrime, i detriti sfiorano l’obiettivo della macchina da presa e i silenzi si rivelano più letali del frastuono del fuoco di sbarramento. Fotografate da Arthur Edeson e Karl Freund, le scene di battaglia sembrano riprese documentaristiche. In effetti ho perso il conto dei documentari e dei film di finzione che le hanno usate come materiale d’archivio. Milestone taglia lo schermo con file di soldati in marcia e carrellate sulle trincee. Le sue inquadrature-finestra sono come dipinti di Bruegel reinterpretati dai registi formalisti sovietici degli anni Venti.
Elementi visivi condensano il romanzo in oggetti, inquadrature e scene illuminate con cura. Il finale con la farfalla e la mano (dello stesso Milestone) che tenta di catturarla è improvvisato e non fa parte del romanzo. La farfalla, che simboleggia il momento di tranquillità al fronte (il “niente di nuovo” del romanzo), è diventata un simbolo del film.
Il film fu un enorme successo in molti paesi, con l’eccezione della Germania, dove la proiezione berlinese di una versione già censurata e doppiata in tedesco fu interrotta dagli sgherri di un ancora poco noto Joseph Goebbels. Questi liberarono topi nella sala e fecero esplodere bombe puzzolenti, convincendo involontariamente i presenti che gli orrori delle trincee erano fin troppo reali. Le violenze dilagarono in altre parti della Germania e il film fu messo al bando fino al 1952. Nel frattempo vi fu la Seconda guerra mondiale.
Ehsan Khoshbakht
Crediti di restauro
Per concessione di Universal Pictures e Park Circus.
Restaurato da Library of Congress.
Andrew Kelly, nel suo articolo All Quiet on the Western Front: “brutal cutting, stupid censors and bigoted politicos”(1930-1984) (Historical Journal of Film, Radio and Television, n. 2, 1999), ripercorre una buona parte della travagliata storia del film di Milestone. Martoriato dalle censure di diversi paesi, in alcuni casi messo al bando per molti anni, rieditato con durate sempre diverse nel 1939 e nel 1950, finalmente ricomposto nel 1984 per la ZDF Television, All Quiet rimane uno dei più celebri film sulla Prima guerra mondiale. Poco si dice invece della versione muta che Milestone aveva girato contemporaneamente a quella sonora. La versione che Milestone aveva consegnato alla Universal constava di 17 bobine. La Universal le aveva ridotte a 14 per la versione sonora. A Milton Carruth, assistente di Milestone, era toccato il compito di montare quella muta. Questa versione era più fedele all’idea originale di Milestone, con dei movimenti di macchina più fluidi e con l’inclusione di diverse inquadrature scartate dalla versione sonora. Scrive ancora Andrew Kelly: “Questa versione, nota anche come versione europea, venne distribuita in Spagna e Francia prima dell’arrivo di quella sonora. Sembra che delle copie di questa siano ancora rintracciabili. La Universal dovrebbe averne una in California e un’altra dovrebbe essere in possesso di un collezionista olandese, ma è molto improbabile che possano essere mai mostrate al pubblico”.
Fortunatamente la profezia di Kelly non si è avverata.
Crediti di restauro
Copia restaurata nel 2003 a partire da un controtipo positivo nitrato. Versione muta con musica sincronizzata