[FILM]

ALICE ADAMS

Cast and Credits

Sog.: dal romanzo omonimo (1921) di Booth Tarkington. Scen.: Dorothy Yost, Mortimer Offner, Jane Murfin. F.: Robert De Grasse. M.: Jane Loring. Scgf.: Van Nest Polglase. Mus.: Max Steiner, Roy Webb. Int.: Katharine Hepburn (Alice Adams), Fred MacMurray (Arthur Russell), Fred Stone (Virgil Adams), Evelyn Venable (Mildred Palmer), Frank Albertson (Walter Adams), Ann Shoemaker (signora Adams), Charles Grapewin (signor Lamb), Grady Sutton (Frank Dowling). Prod.: Pandro S. Berman per RKO Radio Pictures. 35mm. D.: 99’. Bn.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Il film che rese Hepburn una star la presenta come una giovane di provin­cia che dietro una facciata allegra cela una profonda tristezza e coltiva ambi­zioni superiori alla sua condizione so­ciale e familiare. George Stevens dirige questo adattamento di un romanzo di Booth Tarkington (l’autore di I magni­fici Amberson), e riesce, grazie alla sua alchimia con Hepburn, a rendere non solo affascinante ma commovente la figura potenzialmente odiosa di un’ar­rampicatrice sociale.

Il capofamiglia Adams (Fred Stone) è una sorta di infermo cronico che vive della benevolenza del suo capo. La mo­glie megera lo rimprovera continua­mente di non essersi dato da fare per migliorare la sua condizione (e quella della famiglia). Il punto di svolta arriva quando Hepburn è invitata al ballo del­le debuttanti e non può nemmeno per­mettersi un bel vestito o un bouquet. Coglie così dei fiori in un giardino pubblico per farne un mazzolino. Alla festa fa tappezzeria, seduta in disparte, quando Fred MacMurray raccoglie da terra il suo mazzolino e glielo porge. Lei è mortificata dai fiori avvizziti, ma lui, impassibile, inizia a corteggiare l’im­pacciata ragazza lasciando tutti – lei per prima – a bocca aperta. (È interessante notare che i due si incontrano nuova­mente mentre lei sale i gradini di una scuola per dattilografe e segretarie; l’a­more avrà l’ultima parola).

Troppo imbarazzata per farlo entra­re in casa e mostrare quanto sia mode­sta, fa in modo che il corteggiamento avvenga sulla veranda, sera dopo sera, ed è qui che vediamo nella sua forma più drammatica la crisi d’identità fem­minile: il bisogno non solo dell’ap­provazione maschile ma anche della definizione di sé. Nella sua disperata allegria lei lo guarda negli occhi, cer­cando di vedere e capire se stessa nel suo sguardo.

All’inizio il suo accento affettato sembra fuori luogo, ma gradualmen­te lo percepiamo come una sorta di artificio teatrale, uno degli strumenti di recitazione di una donna che vuo­le essere disperatamente qualcos’altro. Ma cosa? Sotto la direzione empatica di George Stevens, Hepburn risplende di fascino, e la sua scalata sociale di­venta simbolo della ricerca d’identità femminile.

Molly Haskell

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Per concessione di Blackhawk Films

Edizione2025
Versione del filmVersione inglese
SezioneKATHARINE HEPBURN: FEMMINISTA, ACROBATA E AMANTE
Proiezioni
22 JUNE 2025[11:15]
Cinema Arlecchino

Scheda Film

Forse niente è più straziante che fingere di essere ciò che non si è, e niente è più umiliante che farsi smascherare. Ma l’umiliazione può tradursi in un sentimento nobile quando, spogliati di ogni finzione, si giunge a un istante di dolorosa illuminazione. È questa l’essenza di Alice Adams, un serrato connubio di umorismo e pathos che viene generalmente visto come l’ingresso di Stevens tra i grandi. Questo primo adattamento sonoro del romanzo del 1921 di Booth Tarkington (una versione era stata diretta da Rowland V. Lee nel 1922) parla di snobismo in una città di provincia e di una ragazza di umili origini che tenta di farsi strada nella società, di essere riconosciuta e amata. Katharine Hepburn, i cui due film precedenti erano stati accolti sfavorevolmente, voleva William Wyler come regista ed ebbe invece Stevens, che inizialmente la sorprese e la sconcertò con la sua imperturbabilità e i suoi silenzi. Stevens rielaborò la sceneggiatura pensando alla Hepburn – anche lei fuori posto a Hollywood, dove fingeva di essere ciò che non era. Stevens alleggerì il ‘crescendo di sofferenza’ con scene comiche notevolmente efficaci. L’idea di guidare un trabiccolo viene da Two Tars e l’imbarazzante cena in famiglia è una rivisitazione di Pass the Gravy (Fred Guiol, 1928), altro film che vide Stevens nel ruolo di operatore. Anche la tematica dell’arrivista che cerca di migliorare la propria condizione sociale con esiti disastrosi non era estranea a Stevens, che continuò a rivisitarla da Annie Oakley (La dominatrice) a A Place in the Sun. Il finale originale del film, nel quale Alice cercava un lavoro, fu sostituito con qualcosa di più ottimistico. Come scherzo macabro, per irritare i dirigenti degli studios Stevens girò addirittura un finale che suggeriva il suicidio. La giornalista di gossip Hedda Hopper interpreta la signora Palmer, Hattie McDaniel ruba la scena nei panni della cameriera maldestra, e la performance di Fred Stone nel ruolo del padre debole e malandato è estremamente toccante. Alla fine delle riprese Hepburn e Stevens erano amanti. Barbara Leaming, biografa della Hepburn, sostiene che grazie a questa collaborazione l’attrice acquisì una fiducia in se stessa simile a quella del personaggio di Alice Adams e imparò a prendersi sul serio come artista. Il resto è storia.

Ehsan Khoshbakht

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Per concessione di Lobster Films

Edizione2021
Versione del filmVersione inglese
SezioneQualcosa per cui vivere: il cinema di George Stevens
Proiezioni
22 JULY 2021[11:00]
Cinema Arlecchino
25 JULY 2021[16:30]
Cinema Arlecchino