Scheda Film
Comincia con un fiammifero acceso la furiosa distruzione e reinvenzione del road movie da parte di David Lynch. Cioè con il cinema stesso nella sua forma più elementare e più pericolosa: una luce che divampa nel buio – che è poi una minaccia d’incendio, come sappiamo se amiamo quest’arte. Sailor, giacca di pelle di serpente (“simbolo della mia individualità e della mia fede nella libertà personale”) è appena uscito di prigione e torna da Lula, che lo aspetta come si aspetta un’apparizione rock’n’roll: non un uomo, ma una canzone di Elvis incarnata. Wild at Heart è questo fin dall’inizio: un melodramma rivoluzionario disegnato dentro l’America dei motel, delle stazioni di servizio e dei locali notturni. E anche dentro un immaginario infantile e spaventoso, dove l’amore assoluto può ancora esistere solamente perché tutto intorno è grottesco, corrotto e mostruoso. Palma d’oro a Cannes nel 1990, fischiato da molti sulla Croisette, accolto come oggetto scandaloso e sregolato, il film resta uno dei punti più visibili della poetica lynchiana: viene dopo Velluto blu e dopo la prima stagione di Twin Peaks, e sembra portarne allo scoperto la dimensione più carnale, persino più pop. Se in Lynch l’orrore nasce spesso dalla superficie del sogno americano, qui quella superficie è già esplosa: restano frammenti di fiaba, di pornografia, di comicità deforme, di musical con heavy metal, di horror e splatter. Eppure, in tutto questo – anche grazie all’innocenza sanguinaria di Nicolas Cage e Laura Dern – Sailor e Lula sono come due bambini perduti che hanno imparato troppo presto la lingua degli adulti. E c’è Isabella Rossellini, nel ruolo di Perdita Durango, apparizione breve e magnetica: dopo Dorothy Vallens di Velluto blu, un’altra creatura ferita e seducente, che qui unisce il noir a una strana malinconia di sapore tropicale. Per tutto questo il riferimento continuo al Mago di Oz non è certo solo una citazione ornamentale, tanto più che Lynch ha sempre rifuggito l’allusione postmoderna e cinefila. Sebbene violentissimo, Cuore selvaggio è forse il più fiducioso tra i film di Lynch. Quando Sailor canta Love Me Tender a Lula, il kitsch non cancella affatto l’emozione. Anzi. Ed è un vero miracolo.
Roy Menarini