PROIEZIONE

WILD AT HEART

WILD AT HEART

In questa proiezione

WILD AT HEART

Cast and Credits

Sog.: dal romanzo omonimo (1989) di Barry Gifford. Scen.: David Lynch. F.: Frederick Elmes. M.: Duwayne Dunham. Scgf.: Patricia Norris. Mus.: Angelo Badalamenti. Int.: Nicolas Cage (Sailor), Laura Dern (Lula), Willem Dafoe (Bobby Peru), Diane Ladd (Marietta Fortune), J.E. Freeman (Santos), Crispin Glover (Dell), Isabella Rossellini (Perdita Durango), Harry Dean Stanton (Johnnie Farragut), Calvin Lockhart (Reggie), Sheryl Lee (Glinda la strega buona). Prod.: Steve Golin, Monty Montgomery, Sigurjon Sighvatsson per Polygram, Propaganda Films DCP. D.: 124’. Col.

Scheda Film

Comincia con un fiammifero acceso la furiosa distruzione e reinvenzione del road movie da parte di David Lynch. Cioè con il cinema stesso nella sua forma più elementare e più pericolosa: una luce che divampa nel buio – che è poi una minaccia d’incendio, come sappiamo se amiamo quest’arte. Sailor, giacca di pelle di serpente (“simbolo della mia individualità e della mia fede nella libertà personale”) è appena uscito di prigione e torna da Lula, che lo aspetta come si aspetta un’apparizione rock’n’roll: non un uomo, ma una canzone di Elvis incarnata. Wild at Heart è questo fin dall’inizio: un melodramma rivoluzionario disegnato dentro l’America dei motel, delle stazioni di servizio e dei locali notturni. E anche dentro un immaginario infantile e spaventoso, dove l’amore assoluto può ancora esistere solamente perché tutto intorno è grottesco, corrotto e mostruoso. Palma d’oro a Cannes nel 1990, fischiato da molti sulla Croisette, accolto come oggetto scandaloso e sregolato, il film resta uno dei punti più visibili della poetica lynchiana: viene dopo Velluto blu e dopo la prima stagione di Twin Peaks, e sembra portarne allo scoperto la dimensione più carnale, persino più pop. Se in Lynch l’orrore nasce spesso dalla superficie del sogno americano, qui quella superficie è già esplosa: restano frammenti di fiaba, di pornografia, di comicità deforme, di musical con heavy metal, di horror e splatter. Eppure, in tutto questo – anche grazie all’innocenza sanguinaria di Nicolas Cage e Laura Dern – Sailor e Lula sono come due bambini perduti che hanno imparato troppo presto la lingua degli adulti. E c’è Isabella Rossellini, nel ruolo di Perdita Durango, apparizione breve e magnetica: dopo Dorothy Vallens di Velluto blu, un’altra creatura ferita e seducente, che qui unisce il noir a una strana malinconia di sapore tropicale. Per tutto questo il riferimento continuo al Mago di Oz non è certo solo una citazione ornamentale, tanto più che Lynch ha sempre rifuggito l’allusione postmoderna e cinefila. Sebbene violentissimo, Cuore selvaggio è forse il più fiducioso tra i film di Lynch. Quando Sailor canta Love Me Tender a Lula, il kitsch non cancella affatto l’emozione. Anzi. Ed è un vero miracolo.

Roy Menarini

Restauro in 4K realizzato da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2026 da Universal Pictures e The Criterion Collection presso il laboratorio Resillion, a partire dal negativo camera originale 35mm. Restauro sonoro effettuato a partire dalle tracce audio magnetiche originali 35mm per la creazione di un nuovo mix 5.1 in collaborazione con Dean Hurley. Restauro supervisionato dal direttore della fotografia Frederick Elmes e approvato da David Lynch Family Trust

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