Scheda Film
Nel 1941 Grigorij Kozincev e Leonid Trauberg furono insigniti del prestigioso Premio Stalin per la loro celebre trilogia di Maxim. Otto anni dopo, accusato di essere “un cosmopolita borghese che aveva solo arrecato danno al cinema sovietico”, Trauberg fu espulso dagli studi di Leningrado che aveva contribuito a fondare. Il film ripercorre la sua storia: dalle origini nel ghetto ebraico di Odessa alla fondazione della Fabbrica dell’Attore Eccentrico nella Pietrogrado rivoluzionaria, insieme al connazionale ucraino Kozincev; dalla passione condivisa con Sergej Ėjzenštejn per i serial ricchi di suspense e i polizieschi, fino alla sopravvivenza di entrambi i registi al terrore staliniano. Ian Christie conobbe Trauberg negli anni Ottanta, dopo aver risincronizzato La nuova Babilonia con la partitura originale di Šostakovič, ricca di inflessioni ironiche e satiriche, e averlo riproposto a Londra e a New York. Ebbe inoltre l’occasione di filmarlo durante una visita nella capitale britannica. Solo in seguito apprese ciò che Trauberg aveva subito e come fosse riuscito a ricostruire la propria vita dopo il trauma del 1949. Questo film-saggio rivela il retroterra inatteso dell’avanguardia sovietica, certo ispirata a Gogol’, ma anche allo slapstick hollywoodiano e ai melodrammi di Griffith, ai goffi aristocratici di P.G. Wodehouse e al padre Brown di Chesterton. Anche Stalin, per una curiosa coincidenza, conosceva Chesterton…
La Russia e i suoi artisti hanno attraversato molti periodi bui, ma la cultura russa appartiene al mondo, chiunque occupi il Cremlino. Il titolo del film riecheggia una poesia di Alexandr Blok, Una voce dal coro, citata da Trauberg nel suo ultimo testo autobiografico: “Siate contenti della vostra vita […] se solo sapeste, figli miei, il freddo e il buio dei giorni a venire”.