Scheda Film
Orson Welles è uno dei grandi maghi della settima arte: attore, regista, produttore, uomo di radio e di teatro, non ha mai smesso di reinventare il linguaggio del cinema. Già celebre dopo Quarto potere e L’orgoglio degli Amberson, a trent’anni accetta di dirigere un film noir su commissione per riconciliarsi con Hollywood. A partire dal soggetto di Victor Trivas, e dalla sceneggiatura di Anthony Veiller, Welles trasforma tuttavia il progetto che gli è stato imposto in un’opera personale e ambiziosa. Il ritmo, i movimenti di macchina, l’illuminazione contrastata e gli ingegnosi piani sequenza conferiscono al film una forza singolare che lo distingue dalle produzioni hollywoodiane del dopoguerra. Nonostante il successo ottenuto e il rispetto del budget, Welles rimase insoddisfatto dell’esperienza, che giudicava troppo limitata sul piano artistico. Il film si fonda sulla complessa relazione tra Edward G. Robinson, Loretta Young e lo stesso Welles. Attraverso una trama che intreccia false identità, manipolazione e violenza, il regista sviluppa ulteriormente i suoi temi ricorrenti. La storia segue l’ispettore Wilson, incaricato di rintracciare Franz Kindler, ex criminale nazista che vive sotto falsa identità in una piccola città americana. Mary, la moglie di Kindler, si rifiuta di accettare la verità nonostante il pericolo. Girato subito dopo la Seconda guerra mondiale, The Stranger affronta il tema della caccia ai criminali nazisti e incorpora, fatto inedito per un film di finzione, immagini documentarie della Shoah. Con il direttore della fotografia Russell Metty, Welles trasforma così un classico noir in un’opera complessa e rigorosa. La Cinematheque francaise ha intrapreso un restauro in 4K del film per restituire pieno splendore a un’opera a lungo mal conservata. Il restauro ha prestato particolare attenzione all’immagine in bianco e nero, al lavoro fotografico di Russell Metty e alla qualita sonora del film, in particolare alle voci emblematiche di Welles e Robinson, cosi come alla musica di Bronisław Kaper.
Herve Pichard