Scheda Film
Eisenhower lo definì “il miglior film di guerra mai realizzato”, e lo è. Tratto dalle celebri cronache di Ernie Pyle sui soldati semplici nei teatri di guerra nord-africani e italiani, The Story of G.I. Joe segue con andamento episodico il destino della Compagnia Charlie sui vari fronti. Uno dopo l’altro gli uomini perdono la vita o il senno (memorabile l’interpretazione dell’ex pugile Freddie Steele, soprannominato ‘assassino di Tacoma’, nei panni del sergente Warnicki). G.I. Joe si tiene alla larga dalla melassa melodrammatica che caratterizzava i film hollywoodiani sulla Seconda guerra mondiale limitandosi a un’unica lunga scena di commovente intensità affidata al tenente Bill Walker. Il regista e il produttore indipendente Lester Cowan non volevano un cast di celebrità. Il ‘piccolo’ Burgess Meredith si aggiudicò il ruolo di Pyle, ma la parte di Walker fu più difficile da assegnare. Nel provino Mitchum doveva interpretare la scena in cui il tenente si sforza di scrivere ai familiari dei soldati morti. Era il dialogo più lungo della sceneggiatura. Wellman non si illudeva che un principiante riuscisse a sostenerlo, e tanto meno pensava di rimanerne colpito. Mitchum non era mai stato nell’esercito e non sapeva niente di guerra (aveva già due figli); ma sua sorella, che faceva la cantante, gli aveva descritto i soldati che frequentavano i locali in cui si esibiva. I reduci non erano certo chiassosi e spavaldi come quelli dei film: tormentati ed esausti, di guerra non parlavano mai. Fu così che Mitchum interpretò il suo ruolo, con accorata compostezza. Wellman ne fu entusiasta. E lo sarete anche voi.
Philippe Garnier (basato sul libro di Lee Server, Robert Mitchum: Baby I Don’t Care, St. Martin’s Press, New York 2001)