Scheda Film
The Pit and the Pendulum è generalmente considerato uno dei capitoli più riusciti del ciclo Edgar Allan Poe di Corman. Ancora una volta affiancato dal direttore della fotografia Floyd Crosby, dallo sceneggiatore Richard Matheson e dallo scenografo Daniel Haller, Corman realizza un film visivamente suggestivo incentrato sul tema ricorrente dell’inevitabile ritorno degli orrori del passato. La storia ha per protagonista Francis Barnard (John Kerr), che indaga sulla misteriosa morte della sorella Elizabeth (Barbara Steele) nel castello di Nicholas Medina (Vincent Price). Ossessionato dai legami della sua famiglia con l’Inquisizione spagnola, Nicholas sprofonda nella follia man mano che riaffiorano segreti sepolti, fino a una violenta esplosione di pazzia e al tentativo di uccidere Francis sotto un gigantesco pendolo oscillante. Ambientato quasi interamente negli spazi opprimenti di un castello spagnolo, il film riflette la lettura psicologica che Corman dà di Poe: lo spazio diventa una proiezione della mente. Ispirandosi alla psicoanalisi, Corman mette in scena il crollo di Nicholas attraverso inquietanti flashback. In risposta a teorie allora diffuse secondo cui i sogni erano in bianco e nero, queste sequenze sono girate in monocromia e trattate con imbibizione blu e viraggio al rosso, in netto contrasto con le sequenze a colori. Le lenti grandangolari di Crosby e i movimenti di macchina fluidi e disorientanti intensificano la sensazione di disfacimento mentale. Corman era celebre per la capacità di sfruttare al massimo risorse limitate grazie a un notevole ingegno produttivo. Ricorreva spesso a composizioni stratificate, angolazioni espressive e a un impiego strategico della nebbia, facendo leva sulla profondità dell’immagine per potenziare la resa visiva. In The Pit and the Pendulum, il set su più livelli progettato da Haller consente lunghi piani sequenza attraverso ambienti comunicanti, con i personaggi sovrastati da un’architettura imponente. Costruito in parte con set recuperati dagli studi Universal, riesce a trasmettere un effetto di grandezza ben superiore al budget. La scenografia del pendolo occupava da sola un intero teatro di posa, estendendosi dal pavimento fino alle travi del soffitto. Spesso citato come un punto di riferimento del cinema horror, il film influenzò thriller italiani successivi come La frusta e il corpo di Mario Bava e Profondo rosso di Dario Argento. Stephen King ha definito la sequenza finale di The Pit and the Pendulum uno dei momenti più significativi del cinema horror anni Sessanta.
Mary Corman