Scheda Film
Arrivato alla soglia della settantina Huston si cimenta finalmente con Rudyard Kipling, con The Man Who Would Be King che adocchiava da più di vent’anni. […] Huston ha sempre ammirato l’autore di Kim e di Il libro della giungla, mistico dell’Autorità e della Legge che credeva appassionatamente nella Libertà. Non c’è da scervellarsi, comunque, per scoprire le ragioni dell’inclinazione verso questo stupendo racconto che ebbe gli elogi di James Barrie e Somerset Maugham: Daniel Dravot e Peachy Carnehan, i due ribaldi amiconi, ex-sergenti dell’esercito britannico, che concepiscono e attuano il folle piano di conquistare, e depredare, il remoto staterello del Kafiristan, di là dal Kyber e dalle montagne dell’Afghanistan, hanno la stoffa del tipico eroe hustoniano, “condannato a non avere altra legge al di fuori della propria”, cioè la dote della libertà ontologica, della totale disponibilità: né Dio né padrone. Sarebbe altrettanto facile trovare nel racconto quel tema della sconfitta e dell’irrisione crudele, che defrauda gli eroi del frutto delle loro fatiche, anche troppo teorizzato come motivo centrale del cinema hustoniano. […] Ancor più importanti sono, però, il tema dell’amicizia leale che lega i due avventurieri e quello della loro proterva fede nella riuscita dell’impresa temeraria. Come dice Huston, in The Man Who Would Be King c’è tutto quel che un buon racconto deve avere: eccitazione, colore, spettacolo e umorismo; avventura, dramma, tragedia e un buon dialogo; verità, onestà e ironia. Pur rimanendo fedele per linee esterne a Kipling e ai suoi personaggi, Huston cambia impercettibilmente di segno al racconto, e non soltanto nei dialoghi, con la leva dell’ironia: la fede nel “pesante fardello dell’uomo bianco” e nella missione dell’impero britannico che il giovane Kipling piega spregiudicatamente al grottesco, è corrosa, all’interno del film, dagli acidi di un sarcasmo critico che non contraddice la dimensione epico-avventurosa della narrazione. Huston rilegge criticamente Kipling senza stravolgerlo né contraffarlo: fa emergere quel che in Kliping è sotterraneo, rende palese quel che nel racconto è latente.
Morando Morandini, John Huston, Il Castoro, Milano 1995