PROIEZIONE

THE MAN WHO WOULD BE KING

THE MAN WHO WOULD BE KING

In questa proiezione

THE MAN WHO WOULD BE KING

Cast and Credits

Sog.: dal racconto omonimo (1888) di Rudyard Kipling. Scen.: John Huston, Gladys Hill. F.: Oswald Morris. M.: Russell Lloyd. Scgf.: Alexandre Trauner, Tony Inglis. Mus.: Maurice Jarre. Int.: Sean Connery (Daniel Dravot), Michael Caine (Peachy Carnehan), Christopher Plummer (Rudyard Kipling), Saeed Jaffrey (Billy Fish), Larbi Doghmi (Ootah), Jack May (commissario distrettuale), Karroom Ben Bouih (Kafu Selim), Mohammad Shamsi (Babu), Albert Moses (Ghulam), Shakira Caine (Rossana). Prod.: John Foreman per Allied Artists, Columbia Pictures, Persky-Bright Associates, Devon Company. DCP. Col.

Scheda Film

Arrivato alla soglia della settantina Huston si cimenta finalmente con Rudyard Kipling, con The Man Who Would Be King che adocchiava da più di vent’anni. […] Huston ha sempre ammirato l’autore di Kim e di Il libro della giungla, mistico dell’Autorità e della Legge che credeva appassionatamente nella Libertà. Non c’è da scervellarsi, comunque, per scoprire le ragioni dell’inclinazione verso questo stupendo racconto che ebbe gli elogi di James Barrie e Somerset Maugham: Daniel Dravot e Peachy Carnehan, i due ribaldi amiconi, ex-sergenti dell’esercito britannico, che concepiscono e attuano il folle piano di conquistare, e depredare, il remoto staterello del Kafiristan, di là dal Kyber e dalle montagne dell’Afghanistan, hanno la stoffa del tipico eroe hustoniano, “condannato a non avere altra legge al di fuori della propria”, cioè la dote della libertà ontologica, della totale disponibilità: né Dio né padrone. Sarebbe altrettanto facile trovare nel racconto quel tema della sconfitta e dell’irrisione crudele, che defrauda gli eroi del frutto delle loro fatiche, anche troppo teorizzato come motivo centrale del cinema hustoniano. […] Ancor più importanti sono, però, il tema dell’amicizia leale che lega i due avventurieri e quello della loro proterva fede nella riuscita dell’impresa temeraria. Come dice Huston, in The Man Who Would Be King c’è tutto quel che un buon racconto deve avere: eccitazione, colore, spettacolo e umorismo; avventura, dramma, tragedia e un buon dialogo; verità, onestà e ironia. Pur rimanendo fedele per linee esterne a Kipling e ai suoi personaggi, Huston cambia impercettibilmente di segno al racconto, e non soltanto nei dialoghi, con la leva dell’ironia: la fede nel “pesante fardello dell’uomo bianco” e nella missione dell’impero britannico che il giovane Kipling piega spregiudicatamente al grottesco, è corrosa, all’interno del film, dagli acidi di un sarcasmo critico che non contraddice la dimensione epico-avventurosa della narrazione. Huston rilegge criticamente Kipling senza stravolgerlo né contraffarlo: fa emergere quel che in Kliping è sotterraneo, rende palese quel che nel racconto è latente.

Morando Morandini, John Huston, Il Castoro, Milano 1995

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Restauro in 4K realizzato da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2025 da Sony Pictures Entertainment e Warner Bros. Discovery presso i laboratori Motion Picture Imaging e Ajax Media Tech, a partire dal negativo immagine originale 35mm. Restauro sonoro effettuato presso il laboratorio Deluxe Audio Services, a partire dal master mono magnetico 3-tracce 35mm. Grading supervisionato da Sheri Eisenberg. Restauro supervisionato da Grover Crisp e Cynthia Vrbancic.

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