Scheda Film
Composto in egual misura da fatalismo noir, malinconia poetica e crudo realismo sociale, The Long Memory si colloca tra le opere più suggestive del cinema britannico degli anni Cinquanta. Il film racconta la vicenda di Philip Davidson (John Mills), uscito dal carcere dopo aver scontato dodici anni per un crimine non commesso. Riemerso in un mondo postbellico profondamente trasformato, Davidson si aggira tra i paesaggi desolati dell’estuario del Tamigi alla ricerca dei criminali che l’hanno incastrato. Il film, tuttavia, non e tanto il racconto di una vendetta quanto uno studio sullo spaesamento e un ritratto lucido e disincantato della Gran Bretagna del dopoguerra. Sebbene Robert Hamer sia spesso annoverato tra i grandi registi britannici, la sua reputazione e stata a lungo messa in ombra dal capolavoro realizzato nel 1949 per la Ealing, Sangue blu, e dalla narrazione che lo ha descritto come una promessa mancata, poi vittima dell’alcolismo. Eppure The Long Memory dimostra come il suo talento sapesse ancora imporsi. Il film costituisce un ideale controcanto a It Always Rains on Sunday (1947), ritratto di una Gran Bretagna del dopoguerra soffocata da vite compromesse e da un diffuso logoramento emotivo. Entrambi i film delineano un territorio noir distintamente britannico, trasformando i luoghi quotidiani – la desolazione fangosa dell’estuario del Tamigi, i magazzini industriali vittoriani, le aree sventrate dai bombardamenti, le scialbe sale da te – in paesaggi di disperazione psicologica. Fotografato in toni plumbei da Harry Waxman, il film e inequivocabilmente noir, ma la sua tessitura emotiva rivela anche il debito che il noir britannico ha con il realismo poetico francese, soprattutto con Il porto delle nebbie (1938) di Marcel Carne. Come i moli avvolti nella nebbia nel classico di Carne, le chiatte in rovina dell’estuario di Hamer offrono rifugio ai reietti della società: reduci segnati dalla guerra, rifugiati, trafficanti del mercato nero e individui che la ricostruzione postbellica ha lasciato ai margini. Emerge qui uno dei tratti distintivi del noir britannico: non il glamour legato al desiderio di ascesa della sua controparte americana, ma un mondo soffocante segnato da tensioni di classe, austerità e individui feriti dalla guerra e dalla disillusione.
James Bell