Scheda Film
Il cacciatore di taglie Jim Kipp (Randolph Scott), sulle tracce di tre rapinatori e assassini, sconvolge il quieto decoro di una cittadina intrisa di rispettabilità, i cui abitanti più stimati nascondono sordidi segreti. Andre De Toth realizzò numerosi western presso diversi studi, soprattutto Warner e Columbia. Sei di questi avevano come protagonista Randolph Scott (The Bounty Hunter fu l’ultimo), il quale non riuscì mai davvero a ritrovare la magia austera raggiunta con il regista Budd Boetticher, anche a causa dei mezzi limitati e di sceneggiature che raramente andavano oltre variazioni su trame stereotipate. Il progetto era tenuto in così scarsa considerazione che la sequenza iniziale del film fu riciclata da un altro western di De Toth per la Warner, Nevada Express (1952), riutilizzandone tutte le inquadrature salvo i reaction shot dell’uomo contro cui Scott punta la pistola. Il film fu girato in 3D ma proiettato per lo più – o, secondo alcune fonti, esclusivamente – in formato standard. Tra le produzioni in 3D della Warner, questa è anche una delle meno audaci nell’esplorare le possibilità della dimensione aggiuntiva, fatta eccezione per una scena in cui il cappello di un bandito viene fatto saltare via e vola direttamente verso la macchina da presa. Il fatto che il film sfrutti poco il 3D non è forse sorprendente, se si considera che il regista aveva un occhio solo. Come cacciatore di taglie, Scott resta ancora troppo legato alla figura del pistolero gentiluomo, con il suo contegno asessuato e pio. La vera forza del film, tuttavia, risiede nel fatto che, quasi fino alla fine, Scott non uccide nessuno dei suoi presunti bersagli: sono altri personaggi, mossi dalla paura e desiderosi di occultare l’identità dei veri colpevoli, a eliminarli. È proprio questo meccanismo di auto-eliminazione a fare di The Bounty Hunter un affascinante riflesso delle ansie di Hollywood all’epoca delle liste nere, alludendo alla visione maccartista di una città dominata dalla paura in cui ciascuno ha qualcosa da nascondere.
Ehsan Khoshbakht