Scheda Film
Sovrastimolati da oggetti di scena sgargianti e distratti da eccentriche drag queen che si aggirano per stanze e corridoi, si finisce facilmente per dimenticare la dimora di campagna settecentesca che fa da sfondo a Tadzio. Eppure, questa imponente residenza borghese fu il punto di partenza dell’intero progetto, oltre che l’unico vincolo con cui il duo di registi del cortometraggio dovette misurarsi. Un’importante critica culturale olandese, Els Hoek, aveva sfidato diversi artisti a includere questo luogo specifico in un’opera audiovisiva. Mise loro a disposizione un budget generoso e li lasciò fare il resto. Dalla sua idea nacquero tre film, tra cui Tadzio. Hoek si rivolse a Erwin Olaf, allora giovane fotografo ambizioso ma ancora poco conosciuto. Consapevole di aver bisogno di un interlocutore creativo, Olaf invitò il suo amico e compagno di studio, l’artista Frans Franciscus, a collaborare al progetto. Nel corso di due settimane in loco, i due si confrontarono con idee e soluzioni, dando forma su carta a quella che sarebbe diventata una meravigliosa casa di bambola queer. L’estetica fotografica di Olaf, lussuosa, patinata e leggermente perturbante, si accorda perfettamente con la pratica artistica di Franciscus, malinconica, colorata e legata alla natura. La trama abbozzata, incentrata su una misteriosa produzione cinematografica in corso e sul figlio della diva che vaga per la casa, fa da semplice pretesto per l’audace lavoro di ripresa di Reinier van Brummelen. Ogni stanza si apre come un cassetto, rivelando un mondo a sé stante. A ogni porta che si socchiude scricchiolando, ci si sente come intrusi nel giardino segreto di un bambino, irresistibilmente attirati a spingersi oltre.
Lou Burkart