PROIEZIONE

SUNRISE: A SONG OF TWO HUMANS

SUNRISE: A SONG OF TWO HUMANS

In questa proiezione

SUNRISE: A SONG OF TWO HUMANS

Cast and Credits

Sog.: dal racconto Die Reise nach Tilsit (1917) di Hermann Sudermann. Scen.: Carl Mayer. F.: Charles Rosher, Karl Struss. M.: Harold Schuster. Scgf.: Rochus Gliese. Int.: George O’Brien (l’uomo), Janet Gaynor (la donna), Bodil Rosing (la ragazza), Margaret Livingston (la donna di citta), J. Farrell MacDonald (il fotografo), Ralph Sipperly (il barbiere), Jane Winton (l’estetista), Arthur Housman (l’insidiatore alla barberia), Gino Corrado (il direttore dell’istituto di bellezza), Eddie Boland (il gentiluomo). Prod.: Fox Film Corporation. DCP. D.: 98’. Bn.

Scheda Film

Vi fu un tempo in cui il primo film americano di F.W. Murnau veniva celebrato come “il film più bello del mondo”. È difficile stabilire quanti film avessero già detenuto quel titolo, ma Sunrise resta ancora oggi tra i principali candidati. “Sunrise: A Song of Two Humans, un canto di due esseri umani. Questo canto dell’uomo e della sua donna non è di nessun luogo ed e in tutti i luoghi; lo potete udire ovunque, in ogni tempo. Perché ovunque sorga e tramonti il sole, nella confusione della citta o sotto il cielo aperto della fattoria, la vita e quasi sempre la stessa, a volte amara, a volte dolce”. Così si apre l’opera più poetica di Murnau, che nel suo tendere all’universalità trasmette in ogni sua parte lo stesso inquieto impulso visionario dei film tedeschi precedenti, più esplicitamente legati a specifiche condizioni sociali. Il punto di partenza e un semplice triangolo amoroso: una vamp di citta seduce un contadino, il quale tenta di annegare la moglie durante il viaggio verso la citta, ma all’ultimo momento ci ripensa. Il resto e la storia di una faticosa riconciliazione e della rinascita del rapporto coniugale. Tutto ciò Murnau lo illumina attraverso una tecnica che costituisce una brillante sintesi tra la maestria del lavoro in studio (l’esperienza di Babelsberg trova il suo compimento a Hollywood!) e le potenzialità della rappresentazione della natura. È stato osservato che la struttura di Sunrise e ciclica e corrisponde alla forma-sonata tripartita del classicismo viennese. Le parti rimandano al giorno, alla sera e alla notte, da cui nasce un nuovo giorno. C’è chi ha visto in Sunrise un trittico sul ciclo del sole, sulle emozioni umane e sul simbolismo che le connette. Le tensioni interne dei temi, cosi come i ritmi, le durate e le tonalità emotive dominanti delle diverse parti testimoniano la musicalità implicita dell’estetica di Murnau. Su tutto si stagliano due scenari imponenti e contrapposti: da un lato il mondo illusorio della citta, le cui apparenze esercitano il loro dominio sull’uomo; dall’altro – in una creazione altrettanto ‘irreale’ – la campagna, puramente cinematografica e ‘artificiale’. Il film e stato definito un poema visivo, che si svolge, secondo la sua stessa definizione, “in nessun luogo e in ogni luogo”.

Peter von Bagh, Elokuvan historia [History of the Cinema], 1975 (seconda edizione), Otava, Helsinki 1998. Tradotto in inglese da Antti Alanen

Una nuova partitura per Sunrise Sunrise:

A Song of Two Humans è un film miracoloso, e probabilmente quello con cui ho avuto il rapporto più lungo. Avevo venticinque anni quando l’Olympia Film Society mi commissionò la seconda partitura per un film muto e, pur avendo già esperienza come compositore e direttore d’orchestra, stavo ancora imparando tutto su quest’arte. All’epoca non sapevo che Sunrise fosse un’opera cruciale di transizione tra muto e sonoro, né che, a differenza di molti film muti, avesse una partitura sincronizzata, registrata direttamente sulla pellicola con il sistema Fox Movietone; né che alla prima newyorkese, nel settembre 1927, fosse stato preceduto dai primi cinegiornali sonori, in uno dei quali appariva Mussolini. E naturalmente non avevo mai ascoltato la compilation score di Hugo Riesenfeld, per decenni parte integrante del film e oggetto di numerose ricostruzioni. Trentotto anni dopo, ho avuto l’imperdibile occasione di immergermi nuovamente nell’universo emotivo di Murnau, di cui oggi ho una comprensione più profonda. Musicalmente, l’oscurità della prima metà del film si contrappone alla luminosità della seconda, finché le due dimensioni tornano a scontrarsi, visivamente e musicalmente, nel finale. Il sottotitolo del film – A Song of Two Humans – mi ha naturalmente suggerito un tema principale in tempo binario, con melodia e armonia in costante risposta reciproca. Se l’inizio e il finale richiedevano una scrittura sinfonica drammatica, il piccolo ensemble visibile nella sezione centrale necessitava di un approccio diverso, quasi come se nell’orchestra convivessero due formazioni strumentali. Pur avendo deciso di non utilizzare nessun brano classico selezionato da Riesenfeld, mi ha incuriosito lo spartito per cornetta che appare sullo schermo come Midsummer Peasant Dance: l’ho trascritto, scoprendo che non corrispondeva a ciò che si sente, e l’ho quindi trascritto di nuovo a orecchio. È per me un onore presentare questa nuova partitura in occasione della prima mondiale del restauro di Sunrise e della sua prima proiezione assoluta nella storia del Cinema Ritrovato.

Timothy Brock

Copia proveniente da
Restauro in 4K realizzato da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2026 da San Francisco Film Preserve presso i laboratori BFI National Archive, Cinémathèque royale de Belgique, Cineric, Haghefilm e L’Immagine Ritrovata, a partire da elementi 35mm messi a disposizione da BFI National Archive e MoMA – The Museum of Modern Art. Con il sostegno di Sunrise Foundation for Education and the Arts e San Francisco Film Preserve Preservation Partners.

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