Scheda Film
Non ricordo quanti anni avessi esattamente quando, insieme ad alcune amiche, vidi per la prima volta Sans toit ni loi. So per certo che era l’età fragile in cui tutto è polarizzato perché così fu la nostra visione del film: da un lato disdegnavamo l’idea di lamentarci sedute in una cucina come la ragazza che invidia Mona, dall’altro temevamo di finire in un fosso. La seconda visione, solitaria, da grande, non è stata meno intensa: negli anni ho organizzato la mia vita cercando di essere libera senza cascare nel fosso, ma la pancia, rivedendo il film, ha fatto male uguale. Perché Mona è specchio fugace dei desideri e delle paure altrui, è “un colpo di vento” che attraversa e interroga: si può essere liberi senza essere soli? Quanto di noi sacrifichiamo nel ‘disagio della civiltà’? Mona è un’antieroina che ha la capacità di mettere in discussione tutti, i personaggi che incontra sul suo cammino, gli spettatori che la seguono. Lo dobbiamo allo sguardo magistrale di Agnès Varda che sa solo essere orizzontale, antiretorico, umano come la provincia con la sua bellezza e le sue catene. In Sans toit ni loi tutti si muovono senza pace tra il bisogno di libertà e quello d’amore, chi incatenandosi e gettando il lucchetto, chi cercando dolcezza negli occhi di una statua, chi rendendosi conto che si è soli anche in due. Mona non si interroga, attraversa, vive, e paga l’incapacità del mondo di accogliere la libertà di una donna. Quel prezzo Agnès lo racconta già nei primi minuti, ma è così brava ad affezionarci alla sua protagonista, da farcelo dimenticare, illudendoci per un momento che il suo destino sarà diverso.
Maura Delpero