Scheda Film
Una pagina bianca, una falsa principessa e una vera regina. Joséphine Baker irrompe di continuo nell’inquadratura: la vediamo impossessarsi di un agnello e poi rubare alcune arance. La sua mano, sottile e animalesca, si muove come un periscopio, suscitando le risate di Max de Mirecourt (Albert Préjean), scrittore a corto di ispirazione che finisce per prenderla in simpatia. Affezionarsi? Aouïna (Baker) lo diverte, al massimo lo commuove, prima di diventare per lui uno strumento nella sua personale commedia di riconquista coniugale. Partito per la Tunisia nel tentativo di sfuggire alle intemperanze della moglie, lo scrittore viaggia sempre accompagnato dal suo ghostwriter, a sua volta tormentato da quella pagina bianca che sembrerebbe incarnare il pallore di un’Europa mondana, sterile e vanesia. L’arrivo di Aouïna, con la sua aria sbarazzina e scaltra, gli ispira un romanzo. L’opera che prende forma sotto i nostri occhi coincide con il film stesso: Princesse Tam Tam è una variazione di Pigmalione immaginata da Pepito Abatino, ambiguo compagno – e manager – di Joséphine, all’epoca ancora star delle Folies Bergère. Con questo film musicale il regista Edmond T. Gréville esalta il talento per la commedia sentimentale di Albert Préjean, una delle prime voci riconoscibili del cinema parlato francese, così come il timbro dolce di Baker e il suo volto mobile ed espressivo elevato al rango di totem. L’esotismo a tutto campo consente di trasfigurare l’accento americano della diva in una seducente forma di alterità, ma costituisce soprattutto il pretesto per esaltare il fascino delle coreografie, che prolungano sullo schermo i successi della Revue nègre sullo sfondo delle scenografie monumentali di Lazare Meerson. Il film si configura come un lungo preludio alla rivista jazz filmata alla maniera delle celebri coreografie di Busby Berkeley, guidata da una Joséphine Baker insieme gioiosa e maestosa: uno spettacolo di liberazione del corpo il cui culmine è il famosissimo e scatenato numero di conga associato al nome del compositore cubano Eliseo Grenet. Gréville denuncia infine lo snobismo dei cittadini in cerca di emozioni forti e gli artisti senza talento ai quali Baker preferisce rinunciare per seguire la propria strada.
Gabriela Trujillo