Scheda Film
Se in Francia, Germania e Svizzera, fin dagli anni Sessanta, erano state le televisioni pubbliche a dedicare programmi a Pasolini, negli Stati Uniti fu invece una piccola produzione indipendente, Eye International Pictures di Frederick Hayman-Chaffey e Anthony J. Ciccolini Jr., a realizzare nel 1970, dopo l’uscita di Medea, un documentario sul poeta-regista, che ebbe una diffusione molto limitata. L’autore, Carlo Hayman-Chaffey, non gli risparmia alcune critiche, sottolinea il suo contraddittorio marxismo (data la fascinazione per il Sacro) e si sofferma su Edipo re e Il Vangelo secondo Matteo. Il film è un ‘ritratto in movimento’ in cui le dichiarazioni di Pasolini si alternano o sovrappongono a sequenze in cui percorre le borgate romane, visita una sede popolare del PCI o cammina nei pressi della Basilica di Pietro e Paolo. Come dimostrano gli insistiti primi piani, Pasolini ha già lo statuto di ‘personaggio’. L’attenzione riservata dal documentario alle polemiche suscitate dalla poesia Il PCI ai giovani!! (1968), in cui Pasolini attaccava il movimento studentesco, dimostra quale eco avessero avuto in alcuni milieu americani. Il poeta-regista approfitta dell’occasione per ribadire il suo “rifiuto di condividere ogni tipo di odio razziale. Soprattutto contro i singoli poliziotti” ma in seguito afferma: “credo che i movimenti studenteschi portino una vera esigenza rivoluzionaria”. Parla del tormentato rapporto con il padre e dell’amore assoluto per la madre (“un complesso edipico da laboratorio”), esprime la sua avversione per la famiglia, accenna al progetto di un film su San Paolo (mai realizzato), contro la Chiesa come potere, ribadisce la sua condanna contro la repressione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 e ricorda di avere preso le distanze dall’URSS già nel 1957. Infine legge una delle sue più belle poesie friulane, Il nini muàrt [Il fanciullo morto]. Vengono anche intervistati Alberto Moravia, i fratelli Sergio e Franco Citti, Ninetto Davoli e Cesare Zavattini, che non nasconde le sue riserve sul cinema pasoliniano.
Roberto Chiesi