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OSHO

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OSHO

Cast and Credits

Dalla pièce omonima (1947) di Hideji Hojo. Scen.: Daisuke Ito. F.: Hideo Ishimoto. Scgf.: Heikichi Kakui. Mus.: Goro Nishi. Int.: Tsumasaburo Bando (Sakata Sankichi), Mitsuko Mito (Koharu), Miki Sanjo (Tamae), Teruko Naka (Tamae bambino), Osamu Takizawa (Kinjiro Sekine), Osamu Kosugi (Kikuoka), Tatsuo Saito (Okura), Masao Mishima (Shinzo). Prod.: Masaichi Nagata per Daiei. 35mm.

Scheda Film

Probabilmente il più celebre film di Ito del dopoguerra, Osho è un biopic su un maestro di shogi (gli scacchi giapponesi). Di umili origini, analfabeta e inizialmente autodidatta, Sakata Sankichi (1870-1946) divenne uno dei grandi giocatori della sua generazione. Ito si concentra sulla rivalità con Kinjiro Sekine, il più importante giocatore professionista della sua epoca. Ito, che per ironia della sorte non amava i giochi competitivi, seppe però cogliere l’occasione per ritrarre quello che Kaoru Mizoguchi definì “un’anima nobile in un corpo umile: esattamente il tipo di essere umano che Ito aveva sempre amato rappresentare”. Il film era tratto da una fortunata pièce di Hideji Hojo (1902-1996), messa in scena nel 1947 dalla compagnia Shinkokugeki. Ciononostante, Ito incontrò l’opposizione del capo dello studio, Kan Kikuchi, che riteneva il tema dello shogi poco cinematografico. Deciso a concentrarsi sull’uo-mo più che sulle partite, Ito riscrisse la sceneggiatura nove volte, finché Kan non cedette. Osho si classificò all’ottavo posto nel sondaggio annuale di “Kinema Junpo” ed è stato definito da Noël Burch “un capolavoro del suo genere, magnificamente interpretato dal grande divo del cinema muto Tsumasaburo Bando, il cui stile eccentrico e dinamico prefigura quello di Toshiro Mifune nei film successivi di Kurosawa”. Burch osserva che “il film fu girato interamente in studio e vanta elaborate ricostruzioni urbane, dense di atmosfera, nello spirito del ‘realismo poetico’ francese degli anni Trenta e Quaranta”. Secondo il critico di “Kinema Junpo” Fuyuhiko Kitagawa l’opera segnava la fine di una fase di crisi ed elogiò Ito per aver saputo superare l’“eroismo sentimentale” della sceneggiatura grazie alla sua “regia magistrale”. Tsumasaburo Bando era una star del jidai-geki sin dagli anni Venti. Dopo aver fondato una casa di produzione indipendente nel 1925, contribuì a trasformare il film in costume introducendovi personaggi psicologicamente plausibili e una consapevolezza delle disuguaglianze sociali. Negli ultimi anni della sua vita lavorò più volte con Ito. Il successo di Osho spinse il regista a progettare un seguito, che entrò in produzione poco dopo ma fu rinviato quando le condizioni di salute di Bando peggiorarono. Rimase incompiuto alla sua morte. Nel 1962 Ito realizzò un remake pensato per Rentaro Mikuni.

Alexander Jacoby e Johan Nordström

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