Scheda Film
Ambientato nella gelida Finlandia, Noidan kirot di Teuvo Puro si insinua nello spettatore come un vento del Nord: dapprima quieto, poi via via più penetrante fino a farsi glaciale. Incorniciato da aspri paesaggi ‘lapponi’ (in realtà girato nella regione dei laghi finlandesi e negli studi di Helsinki), il film si sviluppa come un melodramma in cui la natura non è semplice sfondo ma complice: le foreste sussurrano, i torrenti giudicano e la neve ricorda ogni cosa. Al centro della storia c’è Selma, una sposa condotta a nord, a Utuniemi, dall’onesto marito Simo, solo per ereditare un passato che non ha mai chiesto. La storia del villaggio è intrisa di violenza: molto tempo prima, i coloni uccisero lo stregone sámi Jantukka, che, in un ultimo atto di rancore, maledisse la terra. Col passare degli anni, forse più ancora che nel suolo, la maledizione si è insinuata nelle persone. Per Selma si incarna brutalmente in Paksu Sakari, il capo dei boscaioli, la cui presenza grottesca risulta più inquietante di qualsiasi fantasma. Dopo aver diretto Meren kasvojen edessä (Di fronte al volto del mare, 1926) per Komedia-Filmi, Teuvo Puro tornò alla Suomi-Filmi, la compagnia da lui cofondata, per trasporre sullo schermo Noidan kirot. Il film è tratto da un romanzo di Väinö Kataja, la cui opera aveva già dimostrato il proprio potenziale cinematografico: l’adattamento di Koskenlaskijan morsian (La sposa del barcaiolo, 1923), realizzato da Erkki Karu, era stato un grande successo. La regia di Puro – sorprendentemente fluida per un horror finlandese delle origini – costruisce la tensione ‘pietra su pietra’, come osservarono i critici dell’epoca. Ogni scena scivola nella successiva con quieta inevitabilità, come un lento sprofondare in una palude, senza accorgersene. Il film intreccia melodramma, orrore e una sottile vena quasi politica: e se la ‘maledizione’ fosse davvero una colpa ereditata, il fondamento violento della colonizzazione mascherato da folklore per renderlo più sopportabile?
Otto Kylmälä