Scheda Film
Katherine Grant (Claudette Colbert) è una fotografa egocentrica e sicura di sé, le cui immagini astratte mettono in difficoltà i suoi datori di lavoro. Star a tutti gli effetti, è troppo brava per essere licenziata. Inviata a realizzare un servizio sugli operai che scavano un tunnel sotto l’Hudson, durante una rissa scatta una fotografia a torso nudo di Fred MacMurray, cui ha affibbiato il soprannome poco lusinghiero di ‘scimmione’. L’immagine finisce involontariamente sulla copertina della rivista e lui perde il lavoro. Colbert, sentendosi in colpa, lo assume come assistente. No Time for Love è una screwball comedy in cui prevale la componente allusiva e maliziosa: grazie agli eccellenti dialoghi di Claude Binyon i personaggi danno l’impressione di avere in mente il sesso anche quando parlano di sedie, sciroppo e pancake. Il soggetto originale è di Frederic Rinaldo e Robert Lees, due future vittime del maccartismo. La loro presenza getta una luce diversa sulle battute iniziali del film a proposito di “libertà di parola, libertà di stampa e libertà di fotografare”. Entrando in contatto con gli operai, il personaggio di Colbert acquisisce consapevolezza delle differenze di classe, ma Leisen neutralizza questa dimensione. Permane nel film lo snobismo dell’ambiente sociale della protagonista, ma non dà luogo a una critica più tagliente. Il regista sceglie piuttosto di mettere in evidenza ciò che aveva già mostrato in film come Swing High, Swing Low e Arrivederci in Francia (1940): il comico disprezzo di sé provato dall’uomo che mal sopporta di essere ‘salvato’ da una donna. L’azione di affinamento e l’impronta del femminile trovano qui una dimostrazione esemplare quando Colbert chiede all’amico pianista gay di suonare per placare gli operai che si stanno azzuffando. Il film segna anche il primo ricorso di Leisen a una sequenza onirica (come parodia di un film di supereroi) per spiegare la psicologia del personaggio principale, un espediente che raggiungerà il suo culmine l’anno successivo con Lady in the Dark. Nonostante il suo aspetto patinato (con titoli di testa memorabili), il film fu realizzato in piena economia di guerra, riciclando tutto il possibile, compresi i set di Ritrovarsi. Risulta quindi tanto più sorprendente la spettacolare scena del crollo, quando il tunnel è invaso da tonnellate di fango.
Ehsan Khoshbakht